
di ANTONIO BEVACQUA
Una grande Catanzaro, non quella che la politica ha tanto immaginato, sognato, inseguito, promesso, se ci pensate un po', esiste già, ed è a due passi da noi. È vero, è un'urbe che occupa poco territorio ma ha in sé una metropoli (dal greco metròpolis: μήτηρ = madre, πόλις = città, "città madre"). La nostra città madre! Le tante Catanzaro che negli anni, nei secoli, hanno ceduto il proprio passo terreno stanno li, una accanto all'altra, dove trisavoli, bisnonni, nonni, genitori e figli oggi riposano in comune. Mi riferisco a quella città di cui spesso parla accoratamente Mons. Andrea Perrelli negli appelli contro l'incuria e il degrado che purtroppo oggi l'avvolge. È il paradosso della grande Catanzaro ospitata dalla piccola Catanzaro.
È il Cimitero Monumentale di Via Paglia che ospita le tante umane comunità che ci hanno preceduti e che ahimè gli uomini di oggi, cui il tempo ne ha affidato la conservazione e la cura, stanno dimostrando il proprio fallimento. Senza voler scomodare le ragioni religiose né le motivazioni culturali che impongono il rispetto di luoghi come i cimiteri, mi appello anch'io al senso di responsabilità, ma anche agli obblighi, dovuti nella gestione di questo luogo sacro, che non si debba oltretutto dire che i contemporanei non siano stati all'altezza dei propri ascendenti. Mi aspetterei, così, uno scatto di orgoglio finalizzato a rendere quel posto il luogo più bello della Città.
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