
di IACOPO PARISI
La figura di Mimmo Rotella torna al centro del dibattito culturale cittadino attraverso il cinema. La proiezione del film “Rotella fuori posto” (2014), realizzato da Eugenio Attanasio e prodotto dalla Cineteca della Calabria, ha offerto l’occasione per riflettere sull’eredità artistica del maestro del décollage e sul rapporto tra memoria culturale e identità urbana. L’opera non segue una ricostruzione biografica tradizionale: la figura dell’artista emerge attraverso testimonianze, luoghi e rimandi visivi, con la città come presenza costante sullo sfondo. Una scelta narrativa che orienta la serata verso la divulgazione e la comprensione contemporanea della sua ricerca.
Un momento di confronto pubblico ha quindi preso forma attorno al significato contemporaneo della sua opera: dall’educazione delle giovani generazioni al ruolo dell’arte come strumento di lettura del presente. All’incontro, organizzato nelle eleganti sale del Circolo di Catanzaro hanno preso parte l’assessore alla Cultura del Comune di Catanzaro Donatella Monteverdi, la presidente del Circolo di Catanzaro 1871 Paola Gualtieri, la presidente del Club per l’UNESCO Teresa Gualtieri, il regista Eugenio Attanasio e lo storico e architetto Oreste Sergi Pyrrò.


L’apertura della serata ha subito chiarito il senso dell’appuntamento. Paola Gualtieri ha parlato della necessità di riportare Rotella “al centro della scena”, soprattutto per le nuove generazioni: un artista su cui spesso si è sorvolato, ma le cui opere continuano a offrire strumenti per leggere la contemporaneità. Su questa linea si è inserito l’intervento di Teresa Gualtieri, che ha ampliato il discorso collocandolo nella prospettiva educativa dell’UNESCO. In un periodo storico segnato da conflitti e crescente sfiducia verso le istituzioni internazionali, la cultura diventa uno spazio in cui coltivare relazioni, rispetto e senso di comunità: “non possiamo fermare le guerre”, ha osservato, “ma possiamo diffondere una cultura della non-violenza nella quotidianità”.
Il tema del presente è tornato anche nelle parole dell’assessore Monteverdi, che ha individuato proprio nella poetica di Rotella una chiave di lettura dell’epoca contemporanea: "viviamo in un mondo fatto di fluttuazioni, non c’è più quella solidità che credevamo di avere". Da qui il valore attuale della sua opera, capace di offrire "tanta ispirazione" e di sollecitare un nuovo confronto pubblico, anche alla luce della partecipazione di associazioni e gruppi cittadini.

A intervenire è stato anche lo storico e architetto Oreste Sergi Pyrrò, che ha invitato la città a interrogarsi sul proprio rapporto con uno dei suoi figli più illustri: se Rotella ha sempre mantenuto un legame profondo con Catanzaro, la città conserva con altrettanta consapevolezza la sua memoria? Una domanda che non voleva essere polemica, ma stimolo alla riflessione. A dimostrare che quella memoria non è del tutto affievolita sono proprio le nuove generazioni: Pyrrò ha raccontato l’esperienza vissuta poche settimane fa al liceo di Squillace, dove i suoi alunni di di tredici e quattordici anni conoscevano già l’artista, identificandolo come «l’autore del décollage», riconoscendone colori, gesti e spirito anticonformista. Un segnale incoraggiante, che però non esime la città da una responsabilità più ampia. Perché se tra i giovani la figura di Rotella è ancora viva, il rischio è che a livello collettivo la sua memoria riaffiori solo in occasioni sporadiche, per poi scivolare nel dimenticatoio. Eppure, ha ricordato Pyrrò, Rotella è stato tra i protagonisti del profondo cambiamento artistico degli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta, contribuendo in modo decisivo allo stravolgimento dei linguaggi visivi del secondo Novecento: una presenza strutturale nella storia dell’arte, non una parentesi celebrativa.

Il lavoro di Attanasio si inserisce in questo quadro come strumento di racconto più che di interpretazione critica: attraverso le testimonianze e la voce narrante restituisce il rapporto tra artista, territorio e linguaggio contemporaneo, rendendo accessibile anche a un pubblico non specialistico un percorso artistico spesso percepito come distante. La pellicola, alla quale hanno contribuito anche professionisti catanzaresi dello spettacolo come Maurizio Comito, Saverio Rotundo, Davide Cosco e Piero Mascitti, si è così trasformata in un momento di restituzione collettiva, in un invito: riappropriarsi della propria memoria culturale per rafforzare l’identità della città.
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