Catanzaro, Cimino: "Anna Zampina che vai via e resti, salutaci Mimmo Menniti"

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  08 settembre 2026 14:35

di FRANCO CIMINO

Credenti o non credenti, laici o atei, se ci fosse un Paradiso — come sicuramente ce n’è uno per gli artisti e anche per i rivoluzionari — Mimmo Menniti sarebbe contento di accogliere con un grande abbraccio Anna Zampina.

Anna, infatti, mi ha riportato oggi, nel giorno della sua scomparsa, alla figura di Mimmo Menniti. Me lo riportava ogni volta che la incontravo nelle manifestazioni pubbliche o quando la leggevo su Facebook. Mi riusciva naturale accostarli sempre.

E non soltanto perché erano amici affettuosi e sinceri, cosa che ricorderanno soprattutto i militanti e i simpatizzanti del Partito Comunista e della CGIL, che li trovavano spesso vicini durante le manifestazioni pubbliche. Quelle manifestazioni alle quali si partecipava in un tempo in cui la piazza era davvero non solo un luogo di incontro tra le persone, uno spazio di discussione e di approfondimento, ma soprattutto un campo di battaglia democratica per l’affermazione dei diritti e delle ragioni contenute nelle proposte che le opposizioni avanzavano nei confronti dei diversi governi.

Opporsi per opporsi, come regola fondamentale della democrazia; opporsi come momento attraverso il quale la democrazia si rinvigorisce e il potere, di qualunque parte o colore esso sia, si sveglia e si veste di un po’ di preoccupazione, se non di paura.

Anna e Mimmo li accostavo sempre anche dopo la scomparsa di quel sindacalista, militante della sinistra e del Partito Comunista, esperto tra i più bravi di politiche energetiche. Li accostavo per la loro figura di rivoluzionari.

Rivoluzionari in una società conservatrice e reazionaria, che spesso non contempla i rivoluzionari neppure quando sono soli e non hanno seguito. Esattamente come loro due.

Rivoluzionari per il solo fatto di essere contro la rigidità di un sistema, contro le posizioni precostituite, contro le idee vuote, contro le furbizie nutrite di interesse e di egoismo.

Rivoluzionari perché coraggiosi nel sostenere le proprie posizioni minoritarie, anche all’interno di movimenti e partiti formalmente schierati all’opposizione.

Rivoluzionari per la cocciutaggine con la quale hanno sempre mantenuto la propria idea, il proprio ideale, difendendo testardamente l’ideologia alla quale avevano informato la loro coscienza politica.

Rivoluzionari perché rifuggivano dall’ipocrisia e professavano il dovere della sincerità, nel quale si depositava quello della responsabilità. Responsabilità, in particolare, nei confronti della gente alla quale erano rivolte le loro idealità e consegnato il loro coraggio.

Rivoluzionari perché hanno sempre posposto il proprio interesse a quello generale.

E il proprio interesse? No, mai, solo quello generale.

Anche quando questo significava fatica, una fatica insostenibile per corpi che si consumavano nelle battaglie, nelle vittorie e nelle sconfitte, nelle delusioni e nelle amarezze ricevute per le battaglie perse. Ma anche per il peso degli anni e per quello della malattia, che credo non abbia risparmiato nessuno dei due.

Mimmo e Anna hanno combattuto le loro battaglie fino all’ultimo sorso di respiro, fino all’ultima energia, fino all’ultimo battito del loro cuore.

Mai si sono arresi alla prepotenza, alla forza, alla maggioranza. E mai si sono arresi alla decadenza delle forze fisiche e alla fragilità della propria salute.

Anna ha combattuto anche da quella piccola tastiera sulla quale faceva battere il proprio coraggio e le proprie idee, senza fermarsi mai.

Potrei dire fino a ieri, se avessi la misura esatta del tempo, anche del mio, e se in queste settimane non fosse stato distratto da affanni e pensieri personali.

Ma Anna ha parlato sempre, fino a quando ha avuto energia per farlo.

Così come ha lottato in presenza, nelle piazze, fino a quando ha avuto un minimo di energia per frequentarle.

La si vedeva, talvolta, negli ultimi anni, sempre più esile e sempre più piccola, attaccata al braccio di un’amica o di un amico. O, soprattutto, di un giovane che non perdeva occasione per andarla a salutare e per restarle accanto.

Intelligente e vivace, severa e inarrendevole, dalle parole svelte e taglienti, con quella sua ironia che muoveva come una spada: colpiva e colpiva, soprattutto lo sprovveduto che, non sapendo con chi avesse a che fare, insisteva in una polemica sterile, già vacua o strumentale nella posizione di chi voleva esserle antagonista.

Amava Catanzaro dello stesso amore con cui, anzi forse con un amore ancora maggiore, amava il suo partito: quel partito fortemente sentito soprattutto nel tempo della sua lunghissima giovinezza, alla quale affidava, senza alcuna nostalgia, alcuni dei suoi ricordi più belli e il coraggio delle sue battaglie.

Vigile e scrupolosa, non mancava mai di segnalare i problemi, dai più grandi ai più piccoli, della nostra città. E non ne parlava se prima non li avesse verificati come problemi e se prima non ne avesse studiato una possibile soluzione, che poi offriva agli amministratori.

Sognava una Catanzaro bellissima e si doleva molto quando questa bellezza veniva violata o trascurata.

Ma ancora di più si doleva della superficialità con cui molti di noi trascuravano la città, non si appassionavano ad essa, non si battevano per difenderla.

Di questo nostro vizio, proprio dei catanzaresi che parlano sempre ma non amano abbastanza la propria città, la cosa che più le dava fastidio — anzi, proprio la indisponeva, per usare una delle sue espressioni più frequenti — era il chiacchiericcio continuo, il pettegolezzo, quella voglia di parlare sempre male di tutto e di tutti, in particolare di chi amministra la città.

Questa particolare attenzione la rivolgeva anche alle contestazioni che non sopportava nei confronti del sindaco che lei aveva tanto sostenuto, anche alle elezioni: Nicola Fiorita. A cui voleva un mondo di bene.

Ecco, se un difetto lo si volesse trovare in lei, sarebbe forse il sentimento che metteva nelle battaglie politiche. Il sentimento che lei inseriva nella politica, intesa anche come ideale e come passione.

Dico che lo si potrebbe individuare come un difetto non certamente da parte mia, perché ho la stessa idea della politica: ragione e sentimento, coraggio e coerenza, idealità e azione quotidiana.

Per questo, ad Anna, non si poteva toccare neppure con un tratto di penna il suo Nicola Fiorita.

Lo difendeva sempre, da tutti e da chiunque.

Anche quando era costretta a riconoscere qualche difficoltà nella sua amministrazione, per Anna Nicola non aveva responsabilità dirette.

Lo sottolineo perché è bello vedere che si è responsabili della propria scelta politica anche quando non si manda al macero, non si getta alle ortiche, la personalità politica che convintamente si è sostenuta.

Responsabilità è anche questa.

E Anna ha avuto il merito di mantenerla fino alla fine.

Anna era un caratterino di quelli che non ti dico: vivace, fantasiosa, polemista, casinara, schietta. Sembrava una bambina incontentabile.

A volte sembrava dispettosa, curiosa sempre, affettuosa oltre ogni limite. E della stessa generosità con la quale si donava agli altri, era pronta a sostenere chiunque avesse più bisogno: nel palazzo, tra i vicini di casa, ovunque.

Sensibile, partecipava alla sofferenza delle persone colpite da un dolore o da un problema e non ne lasciava una senza sostegno, o almeno senza una carezza attraverso una parola, che donava anche con una semplice telefonata.

Anna, donna di accese passioni.

Una mai affievolita era quella per il Catanzaro e per quei colori giallorossi che credo di averle visto addosso ancora qualche tempo fa, mentre andavo allo stadio o partecipavo a una manifestazione di tifosi per le promozioni del Catanzaro. Ma non ricordo bene.

Io personalmente conserverò di lei anche la fatica, accompagnata dall’ironia, con cui cercava di capire — glielo leggevo negli occhi — com’era possibile che un democristiano fosse presente e attivo anche nelle battaglie più avanzate, quelle che solitamente la sinistra e il vecchio PCI ritenevano essere di proprio esclusivo appannaggio. E che su alcune era anche molto più avanti dei “ professionisti” del “ politicamente scorretto”.

Eppure seguì molto, in passato, anche senza partecipare direttamente, alcune battaglie che Mimmo Menniti e io, un comunista e un democristiano, abbiamo sostenuto da soli e spesso isolati, per difendere interessi e spazi vitali della nostra città. Un luogo della Catanzaro “ antica”, in particolare. E, poi, era pure simpatica. Assai lo era. Divertente quando utilizzava il nostro dialetto stretto, nella parlata e nello scritto dove risulta davvero difficile, per menare carezze da “ orbi” e colpi di fioretto al cuore a chi usava la propria ignoranza asprigna da cui la cattiveria e la propria superficialità per colpire un “ avversario”. O soltanto chi lavorava per la soluzione di problemi difficili. “ Ava trent’anni chi dormito e i siringati on vi fannu mala, e mo” vi rivigghiastuvu tutti! Duv’eravati prima?” Una delle due battute più pungenti.

Io le volevo un gran bene.

Un bene intrecciato a una fortissima ammirazione.

Volevo bene a questa donna straordinaria.

Ci mancherai, Anna Zampina.

Manchi già tanto alla nostra e alla tua Catanzaro.

Non lo senti anche tu il silenzio che è sceso sulle sue strade?

È la tua voce che si è spenta.

Ma chi ti ha amata e ti ha sentita zia, madre, maestra, compagna e amica, cittadina, democratica e comunista, farà in modo che quella voce ritorni.

E risentiremo la tua voce.