Catanzaro, Cimino: “É tornato il cinema in città”

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  01 febbraio 2026 20:22

di Franco Cimino


É TORNATO IL CINEMA IN CITTÀ! Che bello, la fila davanti al supercinema per fare il biglietto! E non per un film da Oscar, ricevuto intendo. E neppure per uno di quelli potenti per la casa di produzione o per la società di distribuzione. Ma per un film normale. Italiano. Tanta gente davanti al Supercinema, uno dei due cinema resistenti, che hanno creduto al bel principio che il cinema, come il teatro, siano più affascinanti se in centro di un qualsiasi centro della Città.

Anche dei quartieri. Ne richiamo il più storicamente e dolorosamente emblematico, il Cinema Orso , a Marina, chiuso a rudere da trent’anni in attesa che una qualsiasi speculazione o un’altra bugia della politica lo cancellasse. Ma questa sera, la lunga fila e la faticosa attesa sono una vera gioia. Dico solo faticosa per la domenica sicuramente insistita a tavola della domenica classica catanzarese. Ma non noiosa. Si parla nella fila con persone simpatiche e con amici che non vedevi da tempo. Si scherza e ci si sfotte un po’. E anche un po’ ci si incavola quando(e sono io che pure non mi sono trattenuto), alla mia affermazione di essere stato lungamente solo in sala con il bellissimo Alessandro( tanto ci manca ma presto tornerà a staccare i biglietti e a dirci del film) dalla lunga fila si leva un coro ad onde più lunghe:” io sono stato solo. Pure io. E io no? E quante volte io da solo che non le conto neppure…” Questa é Catanzaro, il suo piccolo difetto tra vanità, furbizia e malcelato senso di vergogna…” Ma va bene egualmente. Anche di quei quattro o sei dai capelli bianchi e in coppia, che hanno fatto i furbi dei più furbi saltando la fila, con una disinvoltura che commuoveva. E tanto da trasformarla, da noi disciplinati, in diritto d’autorità. Finalmente, sono entrato anch’io . L’atrio della bomboniera é piccolo, come tutto il cinema tra sotto e sopra. Ma questa misura delicata, che lo rende casa, è una bellezza aggiuntiva. Vuoi mettere il confronto con le enormi anonime e fredde delle multisale? Ma no, che sarebbe improponibile a vantaggio naturalmente del “ nostro”. Finalmente, arrivo al botteghino, quel pezzetto di spazio così piccolo e stretto che ride già di me a chiamarlo botteghino. Sembra lo sghembo di una gamba di scala distaccatasi per un movimento “ tellurico”. Ma vuoi mettere gli occhi belli e scuri di Luigi Lacquaniti, figlio del grande indimenticabile Nunzio, che stacca il biglietto mentre ha difficoltà a trovare le monete del resto perché anche quelle sono andate esaurite? Ma è fatta. Entro. Trovo, per fortuna la mia solita fila, la quarta. E quasi il mio posto al centro della stessa. E continuo a scrivere perché ancora c’è gente che vuol vedere il film. Ci sono ancora posti. Le diciotto e trenta sono già passate. Alle diciannove esatte inizia il film. E io felice di questa straordinaria domenica, chiudo l’articolo e il cellulare. E mi godo il film. E sarà bellissimo, quale che sia la sua qualità. A fare le cose più belle ci pensa la Città che riprende a vivere.


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