Catanzaro, Cimino ricorda Antonio Cantisani: “Una rosa antica e una voce che ritorna”

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  11 ottobre 2026 10:22

di FRANCO CIMINO

C’è nell’aria un profumo di rosa antica e una voce che da lontano ritorna.

Come un ritratto disegnato dalle nuvole nel cielo, appare un volto che conosco. E sulle sue abbra si apre un sorriso, come quello che lui tante volte ci ha donato.

Non lo vedete anche voi?

Alziamo per un istante lo sguardo verso l’alto, poi volgiamolo intorno a noi. Respiriamo quest’aria, lasciamoci avvolgere dal profumo di quella rosa.

Dall’alto scende un coro angelico di parole poetiche, simili a quelle che abbiamo ascoltato a migliaia da lui, pronunciate con quella tonalità vibrante, inconfondibile, che ora ritorna come musica alle nostre orecchie.

Non la sentite anche voi?

Dunque, porgete l’orecchio! Fermatevi un istante. Adesso la sentite, sì?

In cielo si sta facendo festa intorno a lui: il 2 novembre prossimo ricorreranno i cento anni dalla sua nascita terrena.

Antonio Cantisani. Il prete, il vescovo, l’uomo di fede fervente e di pensiero profondo. Colui che tanti hanno amato e che tanti ancora custodiscono nella memoria. Oggi sembra tornare tra noi, come per prendere parte a questa festa.

Lui, che le feste non le voleva e che cercava di schermirsi quando arrivava la ricorrenza di Sant’Antonio o il giorno del suo compleanno, questa volta sembra quasi desiderare di essere festeggiato.

Forse per la gioia di sentirsi ricordato. Forse perché sa di essere rimasto qui, tra noi, attraverso le sue lezioni, le sue parole, le sue omelie, i suoi scritti, la sua generosità. Attraverso il suo amore.

L’amore donato alla sua sposa, la Chiesa, dal cui abbraccio ha ricevuto a sua volta tanto amore.

L’amore donato ai suoi figli: ai giovani e agli adulti, alle donne e agli uomini, agli anziani. A quanti si sono rivolti a lui per chiedergli una preghiera, per pregare insieme a lui, per trovare una parola di incoraggiamento, un consiglio, un sostegno nei momenti del tormento e della paura.

Un amore immenso, donato e ricevuto.

E poi Catanzaro, la città che aveva scelto come sua, quella in cui ha voluto vivere fino alla fine dei suoi giorni e nella quale ha voluto che riposasse il suo corpo. Catanzaro, la città che lo ha accolto e che lo ha fatto suo cittadino onorario.

Antonio Cantisani: vescovo per sempre, catanzarese per sempre.

È rimasto qui, nella sua città, non soltanto con le sue spoglie mortali, ma con la testimonianza della sua vita, con il bene compiuto, con le parole che continuano a parlare alle coscienze e con l’esempio che ancora ci accompagna.

Sono certo — e non mi permetto neppure di presentarlo come qualcosa di più di un mio personale auspicio — che la sua Chiesa, nella  forma dell’Arcidiocesi, e la sua città, attraverso il Comune, vorranno unirsi per festeggiarlo.

Magari il primo novembre, alla vigilia del suo compleanno, oppure il giorno stesso, il 2 novembre, o nei giorni immediatamente successivi.

Per dirgli, ancora una volta, grazie.

Grazie per questi cento anni di bontà e di bellezza. Io sto cercando ancora, Antoniuccio bello, di rispettare al massimo le tue ultime consegne: ” non stancatevi mai di lottare per la pace, la verità, la giustizia, la libertà.”