Catanzaro, don Andrea Perrelli: “ Lettera ai cari Morti, carica di eterno”

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  30 luglio 2026 19:12

di DON ANDREA PERRELLI*

Mi viene riferito, poi leggo, con profondo stupore e sconcerto, quanto avviene nel nostro Campo Santo, l'odore nauseabondo di un pollo arrostito, l'aggirarsi tra le tombe, il vivere e il bivacchiare.

Le cime dei cipressi del nostro arioso Campo Santo sembrano e sono vele, cariche di eterno, che rivelano sempreverde più l'odore di una casa calda, protetta, aperta al culto dei Dormienti:così dovrebbe essere.

Nell'aria permetata di sapori di antiche presenze, oggi assenze, restano sempre come viventi distanze radicate e incise nell'anima. Volti impressi nei chiaroscuri del cuore : quello del marito, della moglie, dell mamma, del papà, abbraccio silenzioso e fedele quello del figlio e della figlia, luce di occhi aperti alla vita, oltre la morte.

Molteplicità di ricordi da interrogare, contemplare, dove ogni silenzio si fa preghiera e ricordo nel suo attuale sentire. Amiamo il Cimitero, doniamo ai nostri morti sussulti terreni con contorni di amore che adornano le tombe. Scopriamo il senso della vita oltre la morte :molti l hanno persa. Non sentiamo mai così vivo il bisogno di vedere oltre. Oltre i sogni, il dolore, lo sconfor, l'incuria. Quanti appelli! Si sono perduti nel vento, come si perde nel vento il latrato di un cane:"...si moltiplicano le feste, ma manca la festa"(Mons. Bello, la carezza di Dio). L'incontro con i dormienti avviene nel cimitero dove il silenzio ha il rumore del proprio respiro, l'unica certezza della vita oltre la speranza stessa.

Da quali falde affiora alla mia coscienza questo bisogno struggente, questo zelo che mi divora, di amare sempre più i nostri morti:lo straordinario presente!

Nell'asseza di ogni cosa e nell'arsura del totale abbandono, mi ricopre le distese aride del nostro Cimitero, il luogo santo assume le ragioni perché la ricerca porti a risposte autentiche, come le tombe accostate all'orecchio riportano concerti di presenze lontane e profumi di ricordi che diventano un mondo di tanti ricordi, nei ricordi. Il Campo Santo non parla. Mostra le poche cose che ha con sé , queste devono diventare risposte. Perché è attraverso gli "strobili" che il mistero delle tombe ci indica la strada, con la nostra capacità e volontà di leggere la realtà delle cose. La lettera con i nostri Morti finisce, è il momento del commiato. Sotto i miei piedi è caduto uno strobilo. Lo colgo, voglio portarmelo come presagio di un'immente primavera che già incombe sulla vita di "questa amatissima e cara Catanzaro" (Mons. De Riso, Vescovo). Io non chiedo nulla per me, neppure da Dio. Ma non per orgoglio: per sovraccarico di amore e zelo. Dono tutto senza calcolo e non accantono oggi appelli di tempo nel tempo, allo scopo di ritirare domani interessi di gloria per la vita eterna.

*Cappellano Cimitero Urbano