Catanzaro, i 20 anni del Politeama raccontati dall'ex sindaco Marcello Furriolo

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Marcello Furriolo
  20 dicembre 2022 10:48

di MARCELLO FURRIOLO

"Caro presidente,

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sento il dovere di esprimerti, a nome dell’Amministrazione Comunale di Catanzaro, il più vivo apprezzamento per l’approvazione da parte della Giunta Regionale dei progetti da finanziare con la legge n.64.

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Come avevo avuto modo di esprimerti in altre occasioni si tratta di progetti “strategici” per lo sviluppo della città in quanto riguardano aspetti fondamentali della problematica urbana.

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Il Teatro Politeama realizza la massima aspirazione della città a rinnovare una tradizione, purtroppo allo stato dispersa, che aveva reso Catanzaro punto di riferimento imprescindibile nei circuiti culturali nazionali.

Il progetto Portoghesi che porteremo alla più ampia conoscenza da parte dell’opinione pubblica e delle forze sociali e culturali, costituirà una pagina nuova e significativa di “architettura del tempo” in una realtà urbana che reclama interventi qualificati di recupero e di riscrittura edilizia.

Ben conosco il tuo impegno in direzione della dotazione della città di questa decisiva struttura, capace di restituire a Catanzaro una grande dignità culturale al servizio della Regione. Questo intervento, che mi auguro sarà tempestivamente seguito dal materiale finanziamento da parte del Ministero per gli interventi straordinari per il Mezzogiorno, assieme al recupero del Complesso Monumentale del San Giovanni e della Piazza Matteotti, i cui lavori l’Amministrazione Comunale farà in maniera tale possano avere inizio entro l’anno, costituisce la più grande occasione per la città di riappropriarsi di un ruolo, ma anche di un’identità e di un’immagine che il tempo e alcuni mancati appuntamenti, hanno finora compromesso.

Il recupero della Funicolare, che oltre che un’operazione di restauro della storia urbana di Catanzaro, assolve ad una grande funzione per la reale soluzione dei problemi del traffico cittadino, il risanamento ambientale del Bosco Li Comuni, che dovrà dotare la città ed il suo hinterland di un enorme polmone di verde attrezzato, capace di rappresentare un decisivo impulso per lo sviluppo turistico di Catanzaro, sono progetti che vanno organicamente in direzione, anzi costituiscono l’ossatura del progetto di rinascita della città.

Ecco perchè ancora una volta voglio esprimerti il ringraziamento per aver favorevolmente sostenuto questo disegno di sviluppo della città, nel contesto del suo ruolo primario di capoluogo della Regione”.

Era settembre 1988 e questa era la lettera, pubblicata sul n.10 del 1988 della Rivista  dell’Amministrazione Comunale “Catanzaro Notizie”, da me inviata in qualità di Sindaco all’allora Presidente della Giunta Regionale Rosario Olivo, che guidava un esecutivo forte anche della presenza del Vice Presidente del PCI Franco Politano.

I progetti di lì a poco venivano finanziati dal Ministero degli Interventi straordinari per il Mezzogiorno, grazie anche al fattivo sostegno politico del sottosegretario Carmelo Pujia.

I lavori del Teatro Politeama venivano regolarmente appaltati dal Comune e iniziavano un tribolato percorso, che doveva concludersi con l’inaugurazione tanto sospirata il 29 novembre 2002.

Oggi ricordiamo il ventesimo anniversario di quell’evento, che finalmente restituiva alla città il suo straordinario teatro.

Ma molto più lontana nel tempo appare quella città, che alla fine degli anni ottanta del secolo scorso, costruiva un grande progetto per una grande Catanzaro. Forte di una straordinaria congiuntura della politica, sia pure caratterizzata dalle grandi contrapposizioni tra DC e PCI, in cui però era possibile creare significative convergenze, nell’esclusivo interesse della comunità, con figure come Ninì Dardano, battagliero esponente comunista o Pino Casale, storico militante dell’estrema destra.

In verità l’idea del Teatro era nata all’interno della necessità di ricostruire una nuova identità di tipo culturale e sociale, partendo dal centro storico e sopratutto di disegnare un nuovo modello di città capoluogo di Regione ad un livello metropolitano di servizi in favore dell’intero territorio calabrese. Il Teatro Politeama di Portoghesi, il Complesso Monumentale del San Giovanni, Piazza Matteotti, il Bosco Li Comuni, la Funicolare, che rimangono nella storia della città come gli ultimi interventi pubblici strategici realizzati in città, erano funzionali e costituivano l’ossatura concreta dell’idea di città che l’Amministrazione Comunale aveva elaborato con il coinvolgimento di tutte le forze politiche, culturali e sociali.

Ma proprio la scelta di investire notevoli capitali pubblici per la realizzazione del Teatro creò non pochi contrasti all’interno delle forze politiche e anche all’interno della stessa maggioranza DC-PSI. Ricordo che il primo nodo dovetti scioglierlo con la nomina del progettista. E qui mi feci guidare dall’intuito e dall’arte della mediazione di scuola prettamente democristiana. Dal momento che l’unica cosa che mi premeva era la realizzazione dell’opera, ritenni che era preferibile cedere la scelta del progettista al PSI, condizionandola ad una figura di prestigio internazionale. E la scelta non poteva essere più felice: il Prof. Paolo Portoghesi, architetto di livello mondiale, Presidente della Biennale di Venezia, di indiscussa cultura socialista. Persona di qualità umane e professionali eccelse, con cui instaurammo subito rapporti personali che si consolidavano nel tempo.

Ma principalmente sulla decisione di demolire il vecchio cinema Politeama e il Mercato coperto si aprì un dibattito furibondo, in una città ancora sanguinante della sciagurata demolizione della strettoia di Corso Mazzini, con l’abbattimento di Palazzo Serravalle.

Alla guida della contestazione c’era come sempre la mia cara e indimenticabile amica professoressa Emilia Zinzi, che argomentava da par suo i valori estetici e storici degli immobili da demolire. Paolo Portoghesi, però, era di parere opposto e convinto sostenitore dell’idea che si “ tratta non solo di costruire o ristrutturare un insieme di edifici, ma di organizzare una parte strategica della città. Politeama e mercato coperto occupano infatti una posizione baricentrica e significativa nel tessuto urbano del centro storico; un intervento in questa zona può servire a ricomporre le contraddizioni che nel tempo si sono accumulate in una diversa armonia”.

Ma il dubbio mi attanagliava al punto che un giorno invitai Portoghesi a fare un sopralluogo decisivo in un terreno molto panoramico alle porte della città, nella zona di risulta di un vecchio mattonificio. Ci avventurammo tra il fango e gli arbusti e quando ne venimmo fuori il pantalone candido del grande architetto era totalmente inzaccherato. Accompagnai Portoghesi, tra molte risate, in Galleria al negozio Ribot  dell’amico Guido Rossi nella speranza di trovare dei pantaloni nuovi, ma la ricerca fu infruttuosa e il professore rimase col pantalone  sudicio, ma con la convinzione sempre più ferma che la scelta del nuovo Politeama nell’area di risulta del vecchio Mercato era la più giusta e immodificabile per la città.

 Il resto fa parte della storia di questi venti anni. In cui il Politeama ha vissuto una vita non sempre interconnessa con la visione politica che lo aveva inventato e realizzato. La città lo aveva accolto in modo contraddittorio, anche se al primo anno vi fu grande partecipazione di pubblico, che tentava di ricostruire ambienti, atmosfere ed emozioni vissute dai ceti borghesi ed intellettuali della Catanzaro dei primi del 900. Ma si sa che la storia non si ripete e la Catanzaro degli inizi del terzo millennio è un’altra città, in cui quasi svanisce il sogno di capitale della Calabria. Il teatro diventa luogo di scontro politico, ribalta di puro narcisismo carrieristico, oggetto di desiderio di gruppi e personaggi pubblici e privati ammalati di provincialismo, sempre più lontano dal mondo della scuola e dell’università, che non lo percepisce come luogo di interazione culturale.

Eppure in questi anni il Politeama è diventato l’immagine positiva di Catanzaro in Italia, per la sua programmazione di altissimo livello, per aver dato l’opportunità al pubblico calabrese di assistere a grandi spettacoli e concerti come quelli memorabili di Ennio Morricone, premi Oscar e grandi star come Sakamoto, Piovani, Riz Ortolani, Armando Trovajoli, Sir Colin Davis, Roberto Bolle, Martha Argerich, Sokolov, Josè Carreras, Renato Bruson, Daniel Oren, Charles Aznavour, Gigi Proietti, Giuseppe Tornatore  e grandi opere liriche come Aida, Barbiere di Siviglia, Madame Butterfly, Nabucco, Lucia di Lammermoor, Tosca.

La ricorrenza odierna coincide con il momento più difficile e incerto della vita del Teatro Politeama. Ma non è un caso che questo stia succedendo, anzi è la logica conseguenza del venir meno, in questi ultimi anni, di un’idea di città, che esalti il suo ruolo di capoluogo di regione intorno al suo centro storico e a  strutture strategiche come il Teatro, il Complesso monumentale del San Giovanni, l’ Università. E il declino inesorabile della città travolge la funzione e il futuro stesso del Teatro che, dopo gli anni esaltanti di Mario Foglietti, non ha più ritrovato la strada dell’eccellenza della proposta artistica e culturale, rifugiandosi in un protagonismo fine a se stesso e all’interno delle logiche che governano il mondo dello spettacolo di provincia.

Ma è evidente che la politica dovrà avere la forza, il coraggio e la qualità per ridisegnare il ruolo del Politeama all’interno della nuova visione di città che dovrà essere in grado di recuperare la funzione che le compete al servizio della Calabria. Partendo da un nuovo Statuto della Fondazione che liberi il Teatro Politeama dai condizionamenti esterni e dalle interferenze della politica comunale. Un Teatro alle strette dipendenze del Sindaco non serve alla città e non aiuta a fare della Fondazione Politeama il volano e il centro della crescita culturale della nuova Catanzaro. Occorre spalancare le porte della Fondazione a forze ed energie private in modo trasparente e coerente con la mission di una grande istituzione.

Sopratutto ricreando in città e tra le forze politiche quella capacità e quella visione che consentì, nel 1988 ben oltre un ventennio fa, proprio attraverso un’opera come il Teatro Politeama, di realizzare i presupposti strategici per edificare la grande Catanzaro, al centro della Calabria.

                                                                                

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