Catanzaro, i sindacati in sit-in contro i nuovi bandi di Enel: "A rischio la territorialità"

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  09 gennaio 2026 12:27

di GAETANO MARCO GIAIMO

Le intemperie non hanno frenato la voglia di combattere per la giustizia sociale e lavorativa. Nonostante la pioggia e il forte vento, questa mattina i lavoratori di Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil si sono radunati davanti alla sede Enel di via della Lacina a Catanzaro per un sit in di protesta contro i nuovi bandi di gara emessi dall'azienda dell'energia che, secondo quanto affermato dai sindacati, non garantiscono il rispetto del principio di territorialità e la centralità del contratto nazionale appena rinnovato. Di oltre 7000 lavoratori che operano a regime d'appalto nel territorio nazionale, circa 1000 si trovano dislocati nella nostra regione: le proteste hanno coinvolto anche Cosenza e Reggio Calabria.

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La paura principale riguarda l'aggiramento del principio di territorialità: "Questa operazione è un tentativo di mascherare i licenziamenti", attacca Gianni Cefalì di Fistel Cisl, "la maggior parte degli addetti lavora 20 ore settimanali per uno stipendio tra gli 800 e i 1000 euro: con un monte orario e uno stipendio del genere non si può trasferire da Catanzaro a Cagliari, Lecce o Roma e questo significa costringere i lavoratori a dimettersi". Altra criticità riguarda l'introduzione dell'intelligenza artificiale, con Alberto Ligato di Slc Cgil Calabria che ha sottolineato: "Un colosso dell'energia come Enel dovrebbe favorire la transizione digitale con percorsi di ricollocazione e di formazione, non scaricare sulle aziende che operano in appalto il costo della riduzione del lavoro a causa dell'automazione". 

Secondo Danilo Sivori di Uilcom Uil Calabria, i bandi violerebbero la Legge 11 del 2016, che tutela i lavoratori nei cambi di appalto, creando un precedente pericoloso: "Se un grande committente come Enel riesce a portare a casa questo proposito per risparmiare delle cifre che a fronte dei fatturati di questa azienda sono sicuramente visibili, è chiaro che poi verrà seguita a ruota da altre aziende e quindi gli impatti nelle prospettive diventano pesantissime per tutto il settore dei call center". Il profilo dei lavoratori coinvolti rende la situazione ancora più delicata, poiché si tratta in gran parte di donne e di lavoratori con contratti part-time involontari, per i quali il trasferimento forzato a centinaia di chilometri non è un'opzione praticabile. I sindacati promettono battaglia: l'obiettivo è evitare il ritorno a una stagione buia fatta di ammortizzatori sociali e drammi familiari a ogni cambio di appalto.


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