
di GAETANO MARCO GIAIMO
I prossimi 22 e 23 marzo gli elettori saranno chiamati alle urne per decidere sulla Riforma della Giustizia: per far luce non solo sulle motivazioni legate alla scelta del Sì e del No, ma per promuovere un voto consapevole, Controvento Aps, assieme alle sezioni locali del Movimento Forense e dell'Aiga (Associazione Italiana Giovani Avvocati), ha proposto questo pomeriggio un interessante dibattito dal titolo "Referendum Costituzionale. Gli strumenti per decidere". All'interno della Sala del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Catanzaro, infatti, esperti tecnici e docenti universitari hanno avuto modo di esporre le ragioni di entrambe le parti, portando avanti una discussione accesa ma corretta.

L'evento è stato moderato dal Presidente di Controvento Aps, Francesco Mancuso che ha ribadito come l'argomento sia al centro del dibattito pubblico: "Oggi vogliamo tenerci lontani dalle polemiche mediatiche e ragionare sul lato tecnico. Il testo referendario comporta la modifica di diversi articoli della Carta Costituzionale: il nostro intento è capire se questa proposta sia un assalto al potere giudiziario o vada a completare la riforma del 1988". Ha portato i propri saluti anche la Presidente del Coa di Catanzaro, Vincenza Matacera: "Il referendum è uno degli strumenti più significativi di democrazia diretta, si tratta di un passaggio di grande responsabilità civica. Momenti come questo sono essenziali perché consentono di sottrarre il confronto pubblico alle semplificazioni eccessive: l'avvocatura è chiamata ad essere interprete qualificata per contribuire a un'opinione pubblica informata". Anche Daniela Scarfone, Presidente AIGA di Catanzaro, e Giuseppina Frangipane, Presidente del Movimento Forense locale, hanno rivolto un plauso all'organizzazione e rimarcato come la scelta non deve avvenire in base a un'ideale politico ma a una comprensione della materia in esame.
Le associazioni cittadine sono state rappresentate da Luciana Loprete, Presidente dell'Unione Italiana dei Ciechi e Ipovedenti di Catanzaro, che ha voluto rimarcare la necessità, per i non addetti ai lavori, "di qualcuno che parli in modo indipendente e apolitico per far fronte al problema dell'astensionismo e tornare a una cittadinanza attiva". Spazio poi al primo autorevolissimo intervento, per opera di Andrea Lollo, Professore Ordinario di Diritto Costituzionale dell'Università Magna Graecia e portavoce del Comitato a difesa della Costituzione e per il No. Il professore ha passato in esame i macro temi in oggetto del referendum, ovvero la separazione delle carriere, la modifica delle modalità di elezione dei membri del CSM e l'istituzione di un organo ad hoc per decidere sui provvedimenti disciplinari nei confronti dei magistrati. "Ciò che mi preme evidenziare è la questione preliminare legata a come si sia usato lo spot della separazione delle carriere per arrivare all'orecchio dell'elettore. La Costituzione è neutra in tale materia, però la riforma va ad incidere su una parte significativa dell'organizzazione della magistratura, modificando le regole del gioco".
Lollo si è poi soffermato sulle motivazioni della riforma: "Sono tre gli obiettivi che muovono questa proposta: adeguare il Testo Costituzionale ai principi del Codice Accusatorio del 1988, implementare la qualità della giurisdizione e ridurre le degenerazioni del correntismo, quindi l'analisi tecnica deve partire da questi obiettivi. Il primo è fuorviante ed è tecnicamente errato perché si tende a sovvertire la gerarchia delle forze di diritto, modificando la Carta fondamentale con una legge ordinaria. Il disegno di legge, oltre ad essere mal suffragato dalle fonti del diritto, confonde il principio di imparzialità con quello di organizzazione, perché il giudice terzo e imparziale è già sancito nell'articolo 111". La riforma, secondo il professore, "vuole incidere sulle norme che attengono al momento dell'organizzazione, del reclutamento e svolgimento della carriera dei magistrati", cosa che "si può fare con legge ordinaria, senza modificare la costituzione".
La creazione di un secondo CSM e dell'Alta Corte "porterà anche problemi di carattere pratico nel momento in cui ciascuno dei due CSM dovrà pronunciarsi sulle varie tematiche. Il sorteggio come metodo di elezione dovrebbe servire a eliminare il correntismo ma probabilmente esacerberà il problema. La rappresentanza nel CSM è una cosa seria, nessuno sceglierebbe a sorte il capitano di una nave: la composizione contrapporrà magistrati rappresentanti di sé stessi a gruppi organizzati che avranno un peso determinante, con il rischio di uno squilibrio di rapporti tra la componente togata e quella laica. L'idea di proporre l'Alta Corte ha un principio di anticostituzionalità serio e va in contrasto con la separazione delle carriere, portando a una gerarchizzazione dei ruoli perché porterà i giudici a decidere con la paura di essere condannati dai magistrati di grado superiore".
A rispondere al professor Lollo è stato Valerio Murgano, Direttore della Fondazione Scuola Forenze "Giuseppe Iannello" del Coa di Catanzaro. Murgano, che ha rappresentato il Sì: "Il problema sollevato dalle Camere Penali riguarda la mancanza di autonomia del giudice sulle valutazioni del Pm, questo è il problema più grave della giurisdizione nel nostro paese". Con numeri alla mano, Murgano ha portato avanti il suo intervento sulla necessità di intervenire sugli errori giudiziari, lanciandosi poi a sostegno della separazione delle carriere. "L'unità delle carriere, in Italia, è stata voluta da Mussolini e Dino Grandi, perché corrispondeva al modello di Stato moderno dell'epoca. Questa riforma rinforza l'autonomia della magistratura inquirente e di quella giudicante nell'articolo 104. I Padri Costituenti avevano già previsto di poter adeguare l'ordinamento giudiziario nella Costituzione. Perché colui che giudica deve essere collega di colui che accusa, o suo elettore? Gli avvocati per il no, secondo me, non hanno capito il mestiere che fanno perché con la riforma avremmo una posizione identica rispetto al Pm". Murgano ha concluso dicendo che "È impensabile perdere la possibilità di cambiare le sorti della magistratura, allineando l'ordinamento all'occidente civilizzato. Oggi vogliamo dire basta al gioco delle correnti: chi voterà No, secondo me, è dalla parte sbagliata della storia".
Dopo una risposta e controrisposta tra Lollo e Murgano, sempre nel pieno del rispetto reciproco, la parola è passata a Natalina Raffaelli, del Comitato Società Civile per il No: "Anche il magistrato civile verrà sottoposto al CSM requirente e all'Alta Corte e verrà giudicato dai Pm. I giudici civili in Italia svolgono una funzione importantissima e sono da stimolo per il Parlamento in materia di diritti civili". Il focus dell'avvocato Raffaelli è stato soprattutto incentrato su come "il governo potrà fare delle norme di organizzazione dell'ordinamento giudiziario che non troveranno più copertura di imparzialità e indipendenza della magistratura nel dettato costituzionale attuale: il Pm non sarà solo soggetto alla Legge. Stiamo dando potere enorme al Parlamento e alla politica, il sorteggio non garantirà l'indipendenza dalle correnti o la salvaguardia dalla corruzione perché i politici avranno interesse a mettere il magistrato amico nelle sedi opportune".
La risposta è arrivata da Giorgio Biseo, rappresentante del Comitati SI Separa: "Giudice e Pm sono due persone completamente diverse dal punto di vista della funzione, questo è il dato da cui partire. Si dice che la riforma sia un attacco alla giurisdizione, ma il giudice deve essere terzo, indipendente e imparziale, quindi è ineluttabile e naturale la separazione dei CSM. Questa riforma è giusta e forse arriva un po' in ritardo, sicuramente alcuni aspetti verranno limati. Il sorteggio è una risposta forte: è vero che è la negazione dell'uomo razionale, però una patologia così radicata deve essere curata con gli strumenti che la legge ci consente di utilizzare e questo è un cambio drastico delle modalità".
Le conclusioni sono state affidate al prof. Paolo Carnuccio, Docente dell'Umg: "Ciò che è importante è attivare lo spirito critico di ognuno di voi. L'idea che mi sono fatto è che ci sono problemi di natura di metodo che vengono superati dall'analisi del merito della questione. Bisogna riallinearsi con la Carta Costituzionale che al momento è in netta contraddizione tra principio di terzietà e modello del processo di parti. La magistratura è servente alla giurisdizione, il giudice terzo è voluto dalla costituzione, quindi deve essere equidistante da avvocato e Pm: ciò può avvenire solo con la separazione delle carriere. L'altro nodo da sciogliere è tra fisiologia e patologia del correntismo. Questo problema deve essere risolto con un riallineamento a un modello che non può presentare le contraddizioni attuali. Il sorteggio nega la meritocrazia ma al momento è il modo migliore per arginare questo male esistente: le ragioni sulle motivazioni del No non trovano fondamento a riguardo. Con la decisione del referendum usciremo dal guado dell'equivoco sulle indagini a favore dell'indagato, potendo correggere un'ulteriore contraddizione e finalmente avremo un processo in cui il cittadino può dirsi realmente garantito dalla presenza di un giudice terzo".
Ha preso poi vita un piccolo ma acceso dibattito, grazie anche ad alcune osservazioni dei presenti in sala, oggi davvero gremita. L'argomento è particolarmente sentito e un evento come questo, volto a informare non solo i tecnici, probabilmente già in possesso degli strumenti per prendere la propria decisione, ma anche i "laici", meno avvezzi alle tematiche su cui dovranno esprimere il proprio voto, è sicuramente un'iniziativa lodevole. La giornata si è inserita nella rassegna degli "Aperitivi Giuridici": tramite questi pareri autorevoli, chi ha potuto assistere al dibattito ne è sicuramente uscito arricchito e informato in vista di un referendum che, a quanto pare, potrà cambiare per sempre le sorti del nostro Paese.
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