
L'esterno di Africo, fresco di chiamata in Nazionale, cura le ferite della piazza giallorossa: "Nessuna sconfitta cancellerà la nostra identità"
31 maggio 2026 16:58di GUGLIELMO SCOPELLITI
La ferita brucia ancora sul petto del Catanzaro, eppure il riscatto passa dalle parole di chi su quel prato ha speso fino all'ultimo grammo di energia. Costantino Favasuli sceglie la via del cuore per ricucire lo strappo di una finale playoff sfumata sul più bello. Il ragazzo di Africo, reduce dal traguardo della sua prima chiamata in Nazionale maggiore, incarna lo spirito di un popolo intero. Lo fa senza filtri, regalando alla piazza un messaggio d'amore che consolida un legame profondo, quasi viscerale.
L'immagine che resterà impressa nella memoria collettiva dei tifosi giallorossi è quella della semifinale di ritorno contro il Palermo, sul prato infuocato del Barbera. Ferito al naso, con il volto trasformato in una maschera di sangue che colava fin sull'insolita terza divisa nera e verde fluo, l'esterno calabrese ha rifiutato di abbandonare i compagni in trincea. Quella faccia fiera e imbrattata di rosso, che ha continuato a lottare fino all'ottantasettesimo minuto senza arretrare di un centimetro, è diventata l'istantanea iconica di un'intera stagione. In quel volto ferito risiede il senso profondo del suo messaggio social: un patto d'amore scritto con il cuore di chi ha versato sangue per onorare la propria terra.
Ora, con le lacrime ancora calde per il traguardo sfuggito all'ultimo miglio, il gioiello giallorosso raccoglie i cocci di un’annata straordinaria: "Quel sogno non era solo nostro" — confessa il calciatore in un post su Instagram — "era il sogno di un popolo che ha colorato le strade". Eppure, in questo sfogo, pulsa la coscienza fiera delle radici, la rabbia composta di chi impara da piccolo a correre in salita, partendo sempre con qualche metro di svantaggio: “Era il sogno di una Regione che, si sa, ha sempre dovuto lottare il triplo”.
Il terzino mette a nudo la sofferenza del gruppo, senza cercare scuse: "Eppure, in mezzo alle lacrime, resta qualcosa che nessuna sconfitta potrà mai cancellare, ed è l’identità e il cuore che ci ha messo questa squadra".
Questa blindatura emotiva difende il gruppo dalle scorie del verdetto del campo, trasformando il rimpianto in cemento per il domani. E quelle sciarpe giallorosse, che adesso vengono ripiegate con cura, saranno pronte a essere sventolate di nuovo al prossimo soffio di vento al Ceravolo.
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