Catanzaro, il rapporto tra fine vita e intelligenza artificiale nel convegno "In dubio pro vita?"

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  17 gennaio 2026 15:10

di GAETANO MARCO GIAIMO

Difendere lo spazio della scelta umana contro l'automatismo del verdetto digitale: è questo il tema portato avanti questa mattina, nell'Aula Sancti Petri dell'Arcivescovado di Catanzaro, durante il convegno di studi "In dubio pro vita?". Promosso dalla sezione locale dell'Unione Giuristi Cattolici Italiani, l'evento ha voluto far luce sulle criticità legate non solo all'assenza di normativa per quanto riguarda il finevita, ma anche sui rischi e il rapporto che intercorre tra questo spinoso argomento e le prospettive di utilizzo dell'intelligenza artificiale in ambito sanitario.

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"La scelta del titolo non è solamente una provocazione dottrinale ma un nuovo dogma che affronta questa frontiera dell'antropologia giuridica", ha sottolineato, durante l'introduzione, il presidente dell'Ugci Catanzaro, Pantaleone Pallone, "La nostra visione non è una crociata contro la modernità ma una rivendicazione della supremazia dell'uomo in quanto tale proprio perché capace di abitare le sfumature, non guardando solo il bianco o il nero. Un giurista che smette di sentire il brivido davanti al mistero della vita ha già perso la causa più importante". Dopo i saluti dell'Arcivescovo della Diocesi di Catanzaro-Squillace, Mons. Claudio Maniago, che ha ribadito come "nulla di ciò che è umano è estraneo al Vangelo", ha avuto il via la prima sessione di lavori, presieduta dal prof. Alberto Scerbo dell'Università Magna Graecia.

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"Il punto non è discutere sull'intelligenza artificale ma quali sono le conseguenze sul piano applicativo: pensare a come questo influenzi il finevita diventa un punto di snodo in questo senso", ha ribadito Scerbo. Il primo intervento è stato affidato all'avvocato Maurizio Rodinò, che ha voluto soffermarsi su "Il grande cerchio della vita. La morte come passaggio: storia, antropologia, diritto": partendo da un'analisi delle tradizioni legate alla celebrazione dei defunti nei paesini della locride, passando anche per gli usi delle tribù degli indiani d'America, Rodinò ha saputo tracciare delle linee guida per ritornare a non aver più paura della morte. La dottoressa Graziella Viscomi, Procura della Repubblica di Catanzaro, ha invece elaborato un'analisi molto interessante su "Il finevita nella giurisprudenza costituzionale": "Sono convinta che non si arriverà mai a una legge nazionale, la Corte Costituzionale si è trovata a tracciare delle coordinate con le poche indicazioni normative esistenti ma non può rispondere a tutti i quesiti". Nel ricordare come la stessa Corte abbia stabilito che "non esiste il dovere di vivere, ma neanche il diritto di morire", il professore Scerbo ha poi passato la parola all'avvocato Elisabetta Chiriano, per esporre sul tema "Finevita e obiezione (o opzione) di coscienza", che spesso ha portato a un dibattito politico nel nostro paese.

La seconda sessione ha avuto come presidente il prof. Luigi Mariano Guzzo dell'Università di Pisa e ha visto i relatori entrare più propriamente nel merito delle connessioni tra finevita e intelligenza artificiale. La dottoressa Wanda D'Avanzo dell'Umg si è soffermata sui profili applicativi dell'IA, partendo da come si propone di utilizzarla nei Paesi Bassi: "Lì si è pensato di applicarla nelle valutazioni del medico nelle richieste di eutanasia, nell'esecuzione materiale (pratica ritenuta illegittima in Europa) e nella revisione retrospettiva del comportamento del medico. In Australia si sta paventando un software, chiamato P4, che porterà all'analisi dei messaggi sui social e delle mail dei pazienti per stabilire le loro volontà. In Italia esiste ancora una forte criticità normativa". L'avvocato Alessandro Ferrara ha invece tenuto una dissertazione legata a "Dichiarazioni anticipate, coscienza umana e intelligenza artificale. Una china scivolosa?": la sua analisi si è soffermata sul come, in una nazione come l'Olanda, l'elargizione dell'eutanasia abbia portato a una richiesta sociale che sta facendo discutere, in questi giorni, una legge sul poter ottenere la stessa per "vita completata" una volta superati i 75 anni. "La teoria del pendio scivoloso non è apodittica: quando l'aiuto a morire viene presentato come risposta compassionevole, si esprime che la morte sia responsabile e doverosa".

Le conclusioni sono state affidate a Mons. Salvino Cognetti, Vicario Generale Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace, che ha ribadito come sia necessario conoscere a fondo sia l'idea della Chiesa che quella delle altre religioni su queste tematiche per poter arrivare ad affrontare la materia da un punto di vista razionale: "La dottrina del finevita riguarda il diritto naturale. Quando credi nella vita eterna non hai paura di morire. Tutto ciò che è eticamente valido deve diventare legge? Io penso che lo scopo della normativa del legislatore debba essere trovare la mediazione sul bene possibile, sempre alla ricerca del bene comune". L'appuntamento di oggi è stato sicuramente di alto interesse e ha permesso l'approfondimento di questi temi decisamente attuali, inserendosi in un quadro più ampio di incontri promossi dall'Ucgi per discutere di diverse problematiche.


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