
di GAETANO MARCO GIAIMO
Dal 1962, il 27 marzo è una data importante per le arti di scena: è infatti il giorno in cui si celebra la Giornata Mondiale del Teatro, finalizzata a sensibilizzare l'opinione pubblica sul suo valore in tutto il mondo. Il Centro Clinico San Vitaliano di Catanzaro, in pieno spirito d'adesione a questa celebrazione, ha voluto dar vita a un momento di svago per i suoi pazienti nel segno dell'espressività creativa, ospitando nei suoi locali l'attore, regista e direttore artistico dell'associazione Graecalis, Salvatore Venuto. L'artista, con grande senso di solidarietà, ha intrattenuto un dialogo con i degenti scambiando idee sull'arte e dando loro esempi di interpretazione di alcuni testi teatrali.
La mattinata ha visto la partecipazione attiva dei presenti, coinvolti con grande maestria dall'attore. Tra dialoghi sui piccoli centri di quartiere, in cui "i ruoli si tramandano di padre in figlio", e racconti sulle esperienze diverse che si sono avute col teatro, la prima riflessione tirata fuori riguarda "l'arte come medico del sapere", concetto che rappresenta pienamente un'iniziativa come questa. Accompagnato da un sottofondo musicale, poi, Venuto ha letto un brano riguardo l'amore adolescenziale di un uomo che, quando racconta, è ormai privo della parola poiché costretto a letto da un tumore al cervello: la conclusione, però, è che "la felicità si trova nelle piccole cose, sorrido alla vita perché finché c'è sono felice".
L'attore - che svolge anche la professione di fisioterapista - si è lasciato andare aprendo le proprie emozioni all'uditorio, commuovendosi visibilmente durante la lettura di un messaggio ricevuto dal padre di un suo ex paziente venuto a mancare poco tempo prima. Tra letture di poesie scritte dai pazienti, ulteriori discussioni sul mondo del teatro e foto ricordo, il momento conclusivo ha visto la consegna di una targa commemorativa da parte dello staff del San Vitaliano. Venuto ha salutato il suo pubblico con una promessa: si lavorerà assieme allo staff per trovare degli spazi liberi per portare avanti ulteriori iniziative, come la lettura dei canti della Divina Commedia riscritti in vernacolo calabrese da Salvatore Macrì. Un evento, dunque, che ha unito arte, solidarietà e voglia di inclusione anche verso chi è in difficoltà: celebrare il teatro con un'iniziativa come questa non può far altro che sottolinearne il valore unico nella società.
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