Catanzaro. Il secolo dei nuovi martiri: la testimonianza di virtù morali senza tempo

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  20 maggio 2021 21:55

di MASSIMILIANO LEPERA

Si è tenuto oggi pomeriggio, presso la Basilica dell’Immacolata di Catanzaro, un convegno promosso dal Centro per gli studi etici, sociali, giuridici e religiosi dell’Arcidiocesi metropolitana di Catanzaro-Squillace, dal titolo “Un secolo dei nuovi martiri”, nel corso del quale si è potuto riflettere sulle esimie figure di don Pino Puglisi, Padre Francesco Spoto e il giudice Rosario Livatino, martiri di fede e di giustizia. Al convegno, svoltosi come sempre nel rispetto delle misure anti-covid e dinanzi a una nutrita platea, hanno preso parte, moderati dal professor Saverio Candelieri, dirigente scolastico dell’IIS “E. Ferrari” di Chiaravalle Centrale, il professor Luigi Mariano Guzzo, docente di storia del diritto canonico e dei beni ecclesiastici presso l’Università “Magna Graecia” di Catanzaro, monsignor Vincenzo Bertolone, Arcivescovo Metropolita di Catanzaro-Squillace, il dottor Vincenzo Capomolla, procuratore aggiunto della DDA di Catanzaro, don Francesco Conigliaro, professore di teologia presso l’Università di Palermo, e il professor Franco Cimino, docente e giornalista.

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Ciascuno dei relatori si è incentrato su un determinato argomento, a partire da Guzzo, il quale ha presentato approfonditamente ed esaustivamente il Centro Studi, citando nel contempo l’intervento di mons. Bertolone, il quale afferma che “i martiri sono voce profetica”. Proprio l’Arcivescovo ha proseguito con il suo intervento, incentrandosi sulla figura di monsignor Spoto, beatificato da papa Benedetto XVI il 21 aprile 2007. “Egli era una figura mite, ma al contempo determinata e tenace”, ha affermato mons. Bertolone, “ed è chiaro che chiunque sia capo deve diventare il primo servo”. Proprio grazie all’opera incessante di mons. Bertolone, come ha affermato Candelieri, la memoria di Spoto è divenuta presenza, per la vicinanza personale dell’Arcivescovo di Catanzaro-Squillace alla figura di Spoto. Egli stesso, infatti, aveva scritto di esser debitore a Padre Spoto di tutto, non potendo dimenticare soprattutto che fu lui ad ammetterlo in seminario e a iniziarlo e a farlo entrare nella sua seconda famiglia. “Ho studiato personalmente questi tre personaggi”, ha continuato mons. Bertolone, “in vista della loro beatificazione. Oggi, d’altra parte, quando parliamo di santità e martirio ci accorgiamo che i santi e i martiri vengono associati a una realtà lontana anni luce dai nostri giorni e dalla nostra quotidianità. Ma accostandosi a questi beati, i giovani possono fermamente dire che la santità è la quotazione d’eccellenza di ogni cristiano che si realizza tutti i giorni”. Del resto, è stato sottolineato durante la serata che proprio attraverso il racconto di questi martiri e della loro straordinaria vita si può raccontare ai posteri il valore del loro servizio che ci hanno lasciato con i propri sacrifici personali. Attraverso la loro figura e le altre figure di servitori dello stato, molti semplici cittadini caduti a causa della giustizia possono provare a riscattarsi. A tal proposito, mons. Bertolone ha citato la nota frase di Calamandrei: “Se vogliamo essere liberi, dobbiamo amare la libertà”.

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Ebbene, Livatino, Puglisi e Spoto hanno una coscienza libera e una coscienza libera è quella che osserva le leggi morali ed etiche prima di quelle civili. D’altra parte, la loro beatificazione ne è la testimonianza più sincera e concreta: don Pino Puglisi nel maggio 2013 e Rosario Livatino, beatificato il 9 maggio scorso. Insomma, attraverso i vari interventi, corposi ed esaustivi, di tutti i relatori nel corso della serata, si è potuto comprendere finalmente quanto sia importante tuttora riflettere sui martiri ma anche sui servitori dello stato, esempio di virtù morale per tutti.

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