
di GAETANO MARCO GIAIMO
La strada di Catanzaro verso il suo primo Pride è tracciata anche da incontri autorevoli su tematiche quantomai attuali: oggi pomeriggio il Centro Polivalente di Via Fontana Vecchia è stato teatro di un sentito dibattito sul cuore politico dell'educazione sessuo-affettiva. Partendo dalla discussione dedicata al libro "Senza legge. Perché l'educazione sessuo-affettiva a scuola è una questione politica", tra le cui autrici figura l'ex Deputata e vice-presidente della Fondazione Una Nessuna Centomila, Celeste Costantino, Collettivo Aurora, Arci Equa e il Comitato del Catanzaro Pride hanno voluto portare attenzione su una questione salita da qualche tempo alle luci della ribalta, a pochi giorni dall'approvazione del Ddl Valditara.

Ad introdurre la discussione è stata Doriana Righini del Collettivo Aurora: "Il Pride sarà un passaggio fondamentale per la città. Oggi parleremo di un libro scritto da donne le cui esperienze vanno a comporre una visione della scuola che dia un'educazione libera e inclusiva. La nuova legge regolamenta l'educazione sessuo-affettiva in maniera molto restrittiva: con la scusa di tutelare i bambini dalla propaganda gender, si vuole delegittimare qualsiasi intervento politico indirizzato alla parità". A moderare la discussione è stata Ketty Rotundo, educatrice sessuale e divulgatrice. La centralità di questo tema è stata immediatamente ribadita da Celeste Costantino: "Italia, Romania, Ungheria e Bulgaria sono gli unici paesi europei che non hanno l'educazione sessuo-affettiva nel proprio programma scolastico ed è anacronistico nel 2026 dover affrontare tali questioni. Le responsabilità di tutto questo sono trasversali. Oggi ritorniamo a parlarne solo all'indomani di alcuni fatti di cronaca particolarmente brutali ma alla fine si arriva sempre a un nulla di fatto. La legge è abbastanza subdola perché, di fatto, rende la realizzazione di ogni progetto quasi impossibile". Il pericolo, secondo Costantino, è quello di "svuotare di senso il patto educativo tra scuola e famiglia e si priva di un diritto gran parte della popolazione. I ragazzi, oggi, accedono alla pornografia già a nove anni, hanno delle domande da fare e cercano risposte ma non hanno adulti di riferimento con cui interloquire".
Un altro interessante punto di vista è stato fornito dal pedagogista Claudio Falbo: "Le famiglie sono spessissimo dei posti drammatici, in cui l'affettività, l'emotività, la ricerca dall'identità sono vissute con fatica e tormento. Delegare totalmente a loro un compito che dovrebbe essere assunto dallo Stato mi sembra inutile. L'elemento che manca, a questa montagna di menzogne che ci propinano, è che lavorare sull'educazione sessuo-affettiva significa lavorare su un rapporto sano col proprio corpo, sulla salute e sull'accesso corretto ai servizi sanitari". Giovanni Carpanzano, presidente di Arci Equa e portavoce di Catanzaro Pride, ha portato la sua esperienza da padre in una famiglia omogenitoriale: "Ciò che ci siamo imposti è di rispondere alle domande di nostro figlio dicendo sempre la verità, rapportandola ovviamente al suo livello di comprensione. In certe discussioni, il problema è ideologico quindi lo scontro avverrà sempre".
Il dibattito si è spostato sui femminicidi e sul populismo: "Quando un legislatore interviene partendo dalla spinta emotiva popolare spesso accadono catastrofi", ha rimarcato Costantino, "dovremmo occuparci di come contrastare la violenza, non la punta dell'iceberg. Nel nostro Paese esistono le classi sociali e il merito tanto decantato fa rima con reddito. Il Governo sta provando a materializzare il tema di Dio, Patria e Famiglia e ci sta riuscendo in maniera egregia, incarnando quello per cui sono stati votati: il problema sta nell'opposizione". Ampio spazio è stato dato agli interventi del pubblico, dal quale sono arrivati spunti di riflessione interessante grazie anche all'apporto di diverse insegnanti che hanno modo, nella quotidianità, di toccare con mano le problematiche che attanagliano i ragazzi in materia di educazione sessuo-affettiva. L'augurio con il quale ci si è lasciati al termine della discussione è quello di portare avanti un'alleanza istituzionale: "Non dobbiamo lasciarci ottenebrare dal desiderio di rivoluzionare le cose con il rischio di non cambiare nulla: dobbiamo agire per ottenere, a piccoli passi, ciò che possiamo, perché per realizzare l'optimum bisogna partire da qualche parte".
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