Catanzaro, l'odissea di un cittadino: "11 ore di attesa al Pronto soccorso mentre si tagliano nastri"

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  16 giugno 2026 18:33

Riceviamo e pubblichiamo

di BRUNO SPACCAFERRO*  

A distanza di appena un mese dalla mia prima, accorata denuncia pubblica, mi trovo costretto a
scrivere nuovamente agli organi di stampa. Non avrei mai voluto farlo. Speravo che il grido d'allarme di  un cittadino, che ha avuto l'onore di servire questa città come assessore e di guidare la Fondazione
Betania nei suoi anni migliori, venisse ascoltato. Purtroppo, la realtà dei fatti dimostra il contrario.

Proprio ieri, mia moglie è stata nuovamente trasportata d'urgenza in ambulanza al Pronto Soccorso di
Catanzaro. È entrata alle ore 9:00 del mattino ed è stata dimessa solo alle 20:00 di sera: undici ore
consecutive di estenuante e dolorosa attesa. Oltre alla sofferenza per il proprio malessere, in quelle
undici ore mia moglie è stata costretta ad assistere alle scene più tragiche, degradanti e dolorose di
poveri sventurati accatastati nelle corsie, anche loro in attesa di un cenno, di una cura, di un briciolo di
dignita.

E mentre i cittadini e i malati più fragili vivono questo calvario quotidiano, oggi apprendo dai giornali che l'Azienda Ospedaliero-Universitaria "Renato Dulbecco" e il suo Commissario Straordinario continuano a tagliare nastri e a fare inaugurazioni in pompa magna, come la recente cerimonia per la nuova Utic. Lodevole, certo, la tecnologia all'avanguardia. Ma mi chiedo: i vertici della sanità catanzarese, forse più preoccupati di consolidare le proprie posizioni o di fare promesse a lungo termine su futuribili strutture nel 2027, perché non si recano giornalmente e senza preavviso nel Pronto Soccorso dell'ospedale capoluogo?

Perché non vanno a vedere con i propri occhi le condizioni disumane in cui sono costretti a lavorare i pochissimi medici e infermieri rimasti in trincea? La verità è che il Pronto Soccorso è strutturalmente e drammaticamente sotto organico. Non servono grandi riforme per capire che mancano i medici di base del servizio d'emergenza. Basterebbe guardare a ciò che accade in altre regioni italiane, ad esempio in Emilia-Romagna, dove i pronto soccorso, pur affrontando enormi flussi di pazienti, possono contare su decine di medici strutturati e impegnati in contemporanea sui turni, garantendo efficienza, sicurezza e dignità umana.

A Catanzaro, invece, si sceglie di investire sulla vetrina e non sulla trincea. Rinnovo il mio profondo e
commosso ringraziamento al personale sanitario che opera in condizioni chiaramente proibitive e che
fa i salti mortali per dare una risposta ai malati. Il problema non è chi lavora, ma chi gestisce.
Chiedo pubblicamente al Commissario Straordinario dell'Azienda Dulbecco: meno passerelle, meno
tagli di nastro, e più presenza nei corridoi della sofferenza. Potenziate immediatamente l'organico dei
medici del Pronto Soccorso. Catanzaro e i suoi cittadini non sono pazienti di serie B: hanno il diritto
costituzionale di essere curati con dignità, non di essere abbandonati su una barella.

 *già Assessore Comunale e ex Presidente fondazione Betania


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