
di GAETANO MARCO GIAIMO
"Siamo tracce imperfette sotto un'ombra di eterno". Questa frase musicale ed evocativa è solo una delle tante perle di saggezza contenute in "L'arcobaleno di Marisol", fatica letteraria di Felice Foresta pubblicata nel maggio del 2025 da Pellegrini. Il romanzo dell'avvocato del foro di Catanzaro è stato presentato questo pomeriggio alla Libreria Coriolano, ormai punto di ritrovo per la discussione culturale del centro storico del capoluogo. L'autore, stimolato dal dialogo con il giornalista Raffaele Nisticò, ha esposto al pubblico la genesi del libro, i temi trattati e la sua filosofia letteraria e di vita, intavolando al termine della presentazione una discussione profonda con i presenti.
L'opera è tratta da una drammatica storia vera accaduta in Calabria, sebbene la trama sia ambientata in Provenza: il narratore è Daniel, padre di Marisol, bambina che in seguito a una caduta da uno scivolo viene sottoposta a diversi accertamenti che danno un esito nefasto, rivelando un male incurabile. La storia è raccontata con delicatezza e pudore, soffermandosi soprattutto sui sentimenti dei genitori della piccola: "L'autore ha la capacità di trattare con grande riserbo il distacco di Marisol dalla madre e dal padre perché non ne parla affatto, scrivendo del prima e del dopo", ha sottolineato Nisticò.
"Il romanzo è nato durante l'ultimo saluto alla bambina che ha ispirato la storia: mi sono distratto a seguire il volo di una colomba e, dopo averla persa, ho notato l'arcobaleno in cielo. Questa cosa mi è rimasta dentro e il papà mi ha detto che gli avrebbe fatto piacere se avessi scritto qualcosa", ha raccontato Foresta. "Ho incanalato per quattro anni questa storia, anche perché non è semplice scrivere qualcosa di così tragico, costa fatica e spesso ho pianto mentre ci lavoravo su. L'arcobaleno del titolo evoca la rinascita e per dare il nome alla piccola ho unito il sole al nome più bello che ci sia, Maria". Lo scrittore ha voluto nascondere, nel libro, molti riferimenti alla Sila e alla Calabria tutta, soprattutto nelle nomenclature utilizzate per luoghi e pietanze: "Richiamare la nostra terra, ambientando la storia da un'altra parte, è un modo per non togliere il valore universale dei sentimenti che racconto: mi faceva piacere inserire questi rimandi anche se il dolore di cui parlo non ha patria".
Nel corso della serata è intervenuto anche Francesco Mazza, anima e mente dietro Coriolano, che ha ribadito come l'evento faccia parte di una serie di incontri destinati a trattare il tema del disagio in tutte le sue sfaccettature: "Noi non avremo il potere di risolvere nulla ma sicuramente possiamo lasciare qualcosa a chi ci ascolta. Mandare il messaggio che il dolore non solo non vada rinnegato, ma possa portare a una rinascita, è importante". L'autore ha professato, a più riprese, il proprio amore per la natura e, in particolare, per la montagna, fonte d'ispirazione anche delle sue riflessioni filosofiche: "Il rapporto stretto con la natura può essere una via salvifica e io ne sono stato segnato: anche grazie alla conoscenza della ciclicità delle cose ho potuto affrontare un tema così complesso con leggerezza e questo mi viene dal mio essere cresciuto in campagna. Quando ero piccolo, il mio momento dell'anno preferito era quello della nascita dei vitellini".
La discussione col pubblico si è poi sviluppata sui binari legati a queste ultime tematiche evidenziate. "La mia esperienza con la Sila", ha concluso Mazza, "è simile a quella di Felice, ho potuto vivere questo mondo in cui il passo del pastore, quello del cane e quello delle pecore sono in simbiosi. Abbiamo bisogno di riappropriarci di ciò che sembra inutile, citando il compianto professor Nuccio Ordine". "L'arcobaleno di Marisol" ha raccolto grande successo di pubblico e di critica: Libreria Coriolano proseguirà con le sue iniziative di discussione per dare una scintilla di fermento culturale a Catanzaro e questo incontro, focalizzato su tematiche intense e delicate, si è inserito alla perfezione in questa visione.
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