
di GAETANO MARCO GIAIMO
"Siamo come sulle palafitte: se succede qualcosa, questo è il primo palazzo che crolla". È un misto di rabbia ed esasperazione quello che traspare dalle parole di Paola, residente in via Teano 1, nel cuore del quartiere Aranceto di Catanzaro. La sua non è solo una denuncia per l'incuria che attanaglia l'area - che dice ricadere sotto la responsabilità dell'Aterp - ma un grido d'aiuto per un quartiere che si sente dimenticato. "C'è un continuo scaricabarile tra ente e Comune, e così le nostre problematiche diventano sempre più grandi".

La situazione descritta dai condomini è insostenibile: fogne a cielo aperto, spazzatura ovunque e l'invasione di animali selvatici, dai cinghiali ai roditori, attirati dal dissesto imperante. "Siamo stanchi e amareggiati", prosegue Paola, "la nostra dignità non dev'essere buttata per terra, ci fanno capire che siamo solamente numeri. Non è giusto che chi si alza per andare a lavorare la mattina presto poi torna a casa e trova questo scenario". Il degrado, però, non è solamente esterno: nel palazzo di cinque piani, infatti, alcune perdite nelle vasche comunali sottostanti hanno provocato forti disagi tra cui continui guasti all'ascensore che, dice Paola, "abbiamo dovuto sistemare a spese nostre e, comunque, rimane inutilizzabile".
L'acqua ristagna e crea odori nauseabondi che rendono impossibile la vita quotidiana. "Qui ci sono anche famiglie con bambini, i quali non possono neanche scendere a giocare tranquillamente a causa di tutto questo. Abbiamo anche provato a ripulire il giardino ma la situazione è sempre la stessa. Ci siamo anche rivolti all'autospurgo, che però ci ha detto che, nonostante questo sia un giardino privato, è di competenza o dell'Aterp o del Comune". Anziani costretti a salire rampe di scale e bambini impossibilitati a stare all'aria aperta, oltre all'acqua fognaria che risale fino agli appartamenti: tutto ciò alimenta il sentore di vivere in una zona "di serie B" rispetto all'altro lato del quartiere.
"Anche la nettezza urbana passa una volta alla settimana per raccogliere la spazzatura generica, non c'è la differenziata, nessuno che si prenda cura della strada". Paola, ormai al limite della pazienza, attende risposte al più presto: "Non voglio essere costretta ad andarmene dal luogo in cui ho visto crescere i miei figli, abito qui da oltre trent'anni e come me tanti altri". L'unica ancora di salvezza è rappresentata dai luoghi di aggregazione che resistono tra queste vie, la chiesa e l'asilo. "Basta con questo scaricarsi responsabilità a vicenda, meritiamo anche noi un po' di rispetto". Un appello che arriva da una profonda situazione di disagio e vuole essere ascoltato da chi dovrebbe prendersi carico della situazione.
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