Catanzaro, la riflessione di Rizza: "La città chieda a Fiorita più coraggio e un ritorno alla politica"

Share on Facebook
Share on Twitter
Share on whatsapp
images Catanzaro, la riflessione di Rizza: "La città chieda a Fiorita più coraggio e un ritorno alla politica"


  18 febbraio 2026 12:10

"La discussione in corso sulla raccolta firme avviata da alcuni consiglieri comunali, finalizzata ad un ritorno anticipato alle urne nella prossima primavera, richiede una riflessione seria e responsabile sullo stato politico e amministrativo della città di Catanzaro.
 
Non si tratta di alimentare ulteriori divisioni in un contesto già profondamente segnato da contrapposizioni sterili, né di schierarsi pregiudizialmente lungo linee di appartenenza che troppo spesso hanno ridotto e riducono il confronto pubblico a una contrapposizione tra “amici” e “nemici”, ma di interrogarsi, in maniera collettiva e con onestà intellettuale, sulla qualità dell’azione amministrativa e sulla tenuta complessiva del nostro sistema politico locale.
 
Intervenire nel merito non è semplice, eppure penso che valga la pena provarci. Soprattutto se si ritiene che ci possa essere ancora spazio per un confronto libero e autentico e se si crede che l'impegno politico possa avere ancora un significato reale.
 
Ho sempre pensato che questa amministrazione per genesi, caratteristiche e momento storico avrebbe rappresentato un banco di prova per tutti. Per chi amministra, perché chiamato al cambiamento o perlomeno ad avviare i percorsi virtuosi tanto annunciati. Per l’opposizione, chiamata a scegliere tra l’esempio della costruzione e il populismo della distruzione. Per i cittadini, che dopo anni di una stessa amministrazione avrebbero avuto un terreno di impegno nuovo e diverso.
 
Ad oggi, è difficile sottrarsi alla sensazione che tale prova non sia stata superata.
 
L’amministrazione in carica è quella che tra i primissimi atti ha assunto alcune decisioni rilevanti in materia di trasparenza e correttezza istituzionale -  come l’attivazione della trasmissione web del Consiglio comunale, prevista da una delibera del 2013 rimasta per anni inattuata, o l’allineamento del mandato dei rappresentanti del Comune nelle società partecipate a quello del sindaco - ma è la stessa che non ha inciso in modo strutturale sull’apparato burocratico e sull’organizzazione interna dell’Ente salvaguardando così consolidate posizioni di potere.
Su questa distanza, di merito e di responsabilità, dovrebbe essere necessario misurare un operato che passa dalle difficoltà in cui versano oggi gli enti locali tutti (giustificazione), alla palesata improvvisazione di una gran parte della giunta (colpa gravissima) e che abbraccia tutti i temi più importanti.
 
Sul versante opposto l’opposizione, in questi anni, ha certamente ritrovato una compattezza di coalizione (il tempo dirà se politica), cosa che, di per sé, rappresenta un elemento positivo per tutto il sistema di rappresentanza. Tuttavia, è evidente che non sia riuscita a svolgere fino in fondo la propria funzione essenziale: quella di offrire un’alternativa quotidiana concreta e credibile, capace di confrontarsi con le scelte dell’amministrazione e di contribuire al bene della città. Al netto di qualche sporadica discussione, delle dichiarazioni dovute degli ultimi giorni, o dell’attivismo di alcuni singoli.
 
E la città? Una città esiste se ha un’anima che trova corrispondenza in una forza altrettanto viva nei suoi abitanti. Purtroppo penso che questa strada, zeppa di delusioni, si stia facendo sempre più complicata. E questo è quello personalmente che mi preoccupa di più.
 
Avviare oggi una valutazione seria sull’operato dell’amministrazione e sullo "stato di salute” complessivo della città, opposizione inclusa, non deve significare trasformare il dibattito in un giudizio sommario sulla figura del sindaco Nicola Fiorita, né ridurre l’esperienza amministrativa e politica a una sentenza definitiva di assoluzione o di condanna. Dovrebbe trattarsi, al contrario, di un esercizio necessario per comprendere ciò che ha funzionato e ciò che non ha funzionato, per correggere gli errori, per rafforzare le scelte giuste e, soprattutto, per migliorare la qualità dell’azione pubblica nell’interesse della città.
 
Per questo occorre sottrarsi alla logica delle contrapposizioni assolute e diffidare tanto di chi descrive una realtà completamente fallimentare quanto di chi sostiene che non vi siano criticità. Dietro letture così radicali si celano troppo spesso, da un lato, nostalgie di potere e rivincite politiche, e dall’altro l’esigenza di minimizzare responsabilità evidenti o di coprire errori e ritardi che meritano invece di essere affrontati con trasparenza.
 
Personalmente non so cosa accadrà nei prossimi giorni. Non dispongo di elementi per formulare previsioni e, francamente, non è questo l’aspetto che mi appassiona di più.
 
Ciò che penso al riguardo, infatti, è che ad oggi nessuna delle due ipotesi - la prosecuzione dell’esperienza amministrativa o l’interruzione anticipata della consiliatura - sia di per sé sufficiente a modificare la storia prossima della nostra città.
 
Ho poi ben compreso che si tratta di un’iniziativa contro l’amministrazione. Quello che non mi è chiaro è per chi e per cosa essa venga promossa. Per la città, mi si dirà. Ma per quale idea di città? Per quale sindaco? Per quale programma? Per quale progetto politico e amministrativo?
Mi sembrano domande non solo legittime - poste tra l'altro anche da esponenti di primo piano del cosiddetto centrodestra - ma doverose per ogni cittadino che intenda esercitare con serietà il proprio senso critico.
Per ora mi pare colga nel segno Filippo Veltri quando scrive che la politica tutta da queste parti - e non soltanto qui, mi permetto di aggiungere - sembra aver smarrito la propria dimensione ideale e progettuale, riducendosi troppo spesso a un mercimonio di contrattazioni, accordi e accordicchi, promesse sussurrate, sotterfugi, lamentele e interessi personali, piccoli e grandi.
Allo stesso modo, trovo fondata la riflessione di Antonio Ludovico, quando invita tutti - in assenza di una chiara e riconoscibile visione di governo - a lavorare a testa bassa, con serietà e senso di responsabilità.
 
Io oggi, così e senza pretesa alcuna, vorrei aggiungere qualcosa alla discussione. Qualcosa di cui penso sia giusto iniziare a parlare.
 
Penso che non cambierà mai nulla se i partiti e i movimenti più rappresentativi, ovvero chi guida le nostre Istituzioni, non avranno l’onestà di aprire, a destra come a sinistra e al centro, una discussione autentica e intellettualmente onesta, sulle condizioni complessive della nostra classe dirigente.
Non si tratta di distribuire patenti di merito o attestati di capacità, né di avviare processi sommari. Si tratta, più semplicemente, di pretendere che la vita dei partiti, la costruzione delle liste e delle coalizioni e la composizione di qualsiasi giunta, non si esaurisca nel calcolo del peso elettorale specifico, ma tenga conto dell’onestà, dell’autonomia, della responsabilità e della visione di chi è chiamato a rappresentare la cosa pubblica.
 
Da anni, di fatto, assistiamo ad un preoccupante e continuo arretramento sul terreno della qualità della politica. Si è fatta nel tempo strada una deriva familistica, clientelare e assistenziale che ripropone, a tutti i livelli, e continuamente, la logica dello scambio e dell’intermediazione.
Troppo spesso, da una parte e dall’altra, ci si è piegati a piccoli e grandi notabili che nulla hanno da perdere e molto da contrattare con un risultato paradossale: una politica sempre più debole nella sua funzione di indirizzo, ma un sistema politico sempre più pervasivo che occupa tutti gli spazi e mortifica la dialettica tra istituzioni e società.
 
Vi sono protagonisti della vita pubblica locale che da anni esercitano un’influenza determinante, forti di pacchetti di voti che diventano moneta di scambio e che puntualmente vengono accolti tanto in fase elettorale quanto nel corso del mandato, da schieramenti opposti senza troppe esitazioni.
Non appartengono realmente a una cultura politica. Non sono riconoscibili in un’idea di destra o di sinistra (e non nel senso critico del caso), né in una visione progressista, liberale, socialista, conservatrice o chi più ne ha più ne metta. La loro cifra è l’adattabilità. Scelgono di volta in volta la coalizione ritenuta più competitiva e, una volta dentro, ne condizionano gli equilibri.
 
A questo si aggiunge un problema altrettanto grave, spesso trascurato: l’assenza di competenze nei ruoli decisivi. Amministrare oggi non è facile, certamente più di ieri: la complessità della città e delle istituzioni richiede capacità reali, visione e esperienza. Eppure, troppo spesso, a occupare posizioni strategiche sono persone scelte non per merito, ma per logiche di potere, pacchetti di voti o calcoli di convenienza politica. Il risultato è una governance politica debole, inefficiente e incapace tanto di affrontare i problemi quanto di guidare l’indirizzo degli uffici, mentre la politica perde credibilità e i cittadini pagano il prezzo di scelte sbagliate.
 
È un condizionamento quotidiano, sottile e persistente, che negli ultimi trent’anni ha trovato terreno fertile in tutti i partiti, dico tutti, che inquina il dibattito pubblico, altera le priorità amministrative, inasprisce ogni discussione e allontana i cittadini dalla politica.
 
Se non si ha presente la radicalità di questo problema e l’esigenza di questa discussione, e se si continuerà a far finta di nulla, si finirà solo per prolungare una lunga agonia, che è sistemica, attraverso formule e formulette. Ovvero retorica e ipocrisia.
 
Serve una presa di coscienza politica e serve un’azione amministrativa più forte nei territori. Soprattutto laddove è necessario ricucire un tessuto sociale oggi fragile.
 
La città dovrebbe chiedere a Nicola Fiorita, politico, qualcosa di più: non definire i confini di una pseudo-coalizione del cosiddetto centrosinistra, oggi bersaglio del fuoco amico e bramoso del Pd, di quello “amicissimo” di AVS e di quello nemico di Azione, ma più coraggio, più denuncia e scelte finalmente corrispondenti alle esigenze della città. Allo stesso tempo, la città dovrebbe chiedere all’opposizione di assumersi le proprie responsabilità andando oltre vecchi schemi e automatismi, di rinnovarsi per davvero, di costruire un’alternativa credibile, fondata su idee concrete e proposte reali, e non sul semplice gioco di contrapposizioni e calcoli elettorali. Solo così amministrazione e opposizione potranno rispondere davvero alle domande della città e al bisogno di cambiamento.
 
L’appello che andrebbe fatto a chi si occupa di politica è quello di tornare ad affrontare il cuore del problema, il significato che alla polis deve attribuirsi per far sì che questa esista. Perché in fondo è l’assenza di politica che determina lo sviluppo informe del territorio e l’impoverimento di stimoli e funzioni vitali.
 
Il rischio, per la città e per tutti noi, è quello di vivere in un clima di transizione perenne, senza mai giungere ad una diversa maturità".
 
Lo afferma, in una nota diffusa alla stampa, Roberto Rizza.


Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy . Chiudendo questo banner, o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie.