
Dalle cantine della provincia ai grandi palcoscenici nazionali: il racconto di una realtà che ha saputo farsi istituzione senza mai perdere il contatto con la strada e con i sogni dei suoi ragazzi.
14 maggio 2026 13:26di GUGLIELMO SCOPELLITI
Catanzaro si prepara a riabbracciare il suo specchio più sincero. Dal 18 al 22 maggio, il Complesso Monumentale del San Giovanni smetterà di essere solo un contenitore di pietra per trasformarsi nel cuore pulsante de “La Settimana Straordinaria”. L’occasione ha il sapore del traguardo e, al tempo stesso, del rilancio: i quarant’anni di “Edizione Straordinaria – Scuola di Teatro Enzo Corea”, l’istituzione teatrale più longeva e radicata del capoluogo. Questa mattina, nella Sala Concerti di Palazzo De Nobili, l’aria sapeva di bilanci e visioni future, mentre veniva presentato un cartellone che promette di mescolare l'associazionismo, la formazione e la grande festa di una città che, quando vuole, sa ancora sognare.
Fare cultura in un territorio complicato è un esercizio di resistenza, quasi una vocazione: “Sposare un’idea è come un matrimonio” — ammette con una punta di orgoglio il direttore artistico Salvatore Emilio Corea — “fatto di alti e bassi, di momenti splendidi e altri decisamente più cupi”. I numeri, del resto, non mentono. Per quanto di nostra conoscenza, sono stati oltre 1400 gli allievi passati tra queste mani dal 1986 a oggi. Un esercito di sognatori che ha cercato di liberare la creatività, partendo dalla provincia per approdare ai vertici dello spettacolo nazionale. Il segreto della longevità risiede proprio in questo passaggio di testimone: Pasquale Rogato e Claudia Olivadese, oggi colonne portanti della Cooperativa, sono nati insieme alla scuola e ne incarnano la continuità biologica oltre che artistica.
La narrazione istituzionale ha poi incrociato il piano dell'identità cittadina con un intervento fiume del sindaco Nicola Fiorita. Il primo cittadino ha rivendicato l’orgoglio di stare accanto a un progetto che dimostra come la visione e la prenegazione possano sconfiggere l'usura del tempo. Seduti tra le prime file, a testimoniare la blindatura dell'amministrazione attorno all'evento, c'erano anche il presidente del Consiglio comunale Gianmichele Bosco e la consigliera comunale Daniela Palaia, segnale plastico di un asse che vuole rimettere al centro la cultura "dal basso".

Fiorita ha alzato il tiro, ricordando come il suo impegno per mantenere viva la Fondazione Politeama e rafforzarne il cartellone debba camminare di pari passo con il sostegno a chi lavora "sulla strada, in semplicità". Il sindaco parla di “una cultura fatta di tanti strati” e avverte che la città ha il dovere di stringersi attorno a queste realtà per tributargli il giusto riconoscimento: “Noi sicuramente lo faremo, perché questa storia dimostra che si può fare teatro a Catanzaro per quarant'anni se ci sono le capacità”.

Poco dopo, a conferenza già inoltrata, ha fatto il suo ingresso l'assessore alla Cultura Donatella Monteverdi, reduce da un vertice serrato in prefettura. Per quanto abbiamo potuto apprendere in esclusiva, l'incontro blindato riguardava la logistica del concerto estivo di Jovanotti del 22 agosto, un evento che sta mettendo a dura prova la tenuta degli uffici comunali, già provati dai postumi del Giro d'Italia. Monteverdi, quasi senza fiato, tuona contro lo stereotipo della Calabria come "ultima provincia d'Africa" e avverte che la città rischia di stramazzare per la troppa carne al fuoco. L’assessora parla di “una condizione di opportunità” e rilancia la sfida di un territorio capace di riassorbire le intelligenze che Salvo Corea ha saputo formare, trasformando quella che sembra una cronica debolezza in un punto di forza.

Sui dettagli tecnici dell'evento, la parola è passata ai docenti della scuola, che hanno declinato il programma con un taglio tutt'altro che celebrativo. “La Settimana Straordinaria nasce come evento che vuole abbracciare la città” — spiega Pasquale Rogato — “e soprattutto rendere le persone partecipi della nostra storia attraverso workshop aperti a tutti, senza limiti di età”. Si tratta di un'invasione di bellezza che troverà spazio nel chiostro e sulla terrazza del San Giovanni, con una mostra fotografica che recupera volti e avventure dal 1986. Claudia Olivadese, vicedirettore artistico, ha invece acceso i riflettori sul valore sociale del progetto, parlando di un teatro che concede l'istante in cui "si sta davvero in relazione con l'altro" e mettendo in guardia sulla natura dello spazio creato: “In questi decenni la nostra scuola è stata un luogo dove trovare ascolto, coraggio e la voglia di esprimersi”.

Si parte il 18 maggio con un focus sull'associazionismo, per poi virare verso la drammaturgia al femminile e workshop innovativi condotti da Luca Bonella. Un dettaglio che racconta bene il realismo del progetto è lo stop forzato del 20 maggio: il teatro cede il passo al Catanzaro, impegnato nella sfida dei play-off contro il Palermo, in un segno di complicità assoluta con il battito della città. Per il resto, sarà una colonna sonora costante scandita dai Duodè. Su di loro, l'ironia in sala non è mancata: si definiscono "l'unico duo che suona in tre", un paradosso matematico che diventa poesia perché, evidentemente, quando si parla di talento i conti non devono tornare per forza.
Il gran finale è previsto per il 22 maggio con il “Buon Compleanno”, un Open Mic collettivo con Emanuela Gemelli e Pino Chiarella, che dovrebbe vedere la partecipazione di nomi pesanti come Giuseppe Zeno, Ivan Talarico e Francesco Bolella. Ad accompagnare ogni giornata, come mostrato anche nel programma ufficiale, la musica e la memoria storica.

Fatte le debite riserve sulla capacità di risposta di un pubblico a volte distratto, la scommessa appare vinta in partenza per coraggio e coerenza. Vedremo se queste giornate basteranno a scuotere definitivamente l'apatia o se la città preferirà cullarsi nei soliti timori.
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