La Libreria Coriolano a Catanzaro: un progetto nato per la città, sfidato dai tempi

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  08 settembre 2026 14:59

di FRANCO MAZZA

Circa un anno fa ho deciso di aprire una libreria indipendente nel centro di Catanzaro: un gesto legato ai miei 50 anni di attività imprenditoriale (Cine Sud).

Non avevo, ovviamente, la presunzione di prevedere che potesse diventare un investimento “redditizio”. Sarebbe stato ingenuo pensarlo. Quello che cercavo, più che altro, era un regalo e un atto d’amore: qualità, cura, e la possibilità di creare uno spazio capace di gratificare me e, soprattutto, le persone che lo avrebbero frequentato. Un regalo rivolto a tutta la città.

Come spesso accade, all’inizio tutto appare luminoso: ho voluto fare “quello che ritenevo utile”, immaginando che la libreria potesse essere qualcosa di più di un punto vendita. E in effetti, le prime reazioni sono state forti, tante persone sono entrate in libreria, in molti hanno elogiato il progetto, tanti sono passati, hanno parlato, sono rimasti. La frase ricorrente — la frase appagante al momento “giusto” — è stata: “Ci voleva su Corso Mazzini una libreria. Grazie per quello che hai fatto.” In quei momenti ho avuto la sensazione che il regalo fosse rivolto non tanto a me, ma all’intera città.

A distanza di quasi un anno, sento il bisogno di essere onesto, e concreto. Sollecitato anche dalla triste notizia della chiusura di un’altra, storica e affermata, libreria della nostra città. Oltre ai tanti eventi organizzati — circa 50 momenti ad alto valore e di forte condivisione — tra presentazioni di libri, autorevoli incontri con attente riflessioni sul futuro di Catanzaro, diversi sono stati anche i workshop e incontri culturali su cinema, teatro e fotografia.

Oggi la Libreria Coriolano vive soprattutto grazie alle presenze quotidiane di pochi fedelissimi: persone che, con la loro presenza, soddisfano concretamente il bisogno di questo spazio aperto. Per quanto mi riguarda, cercherò con tutto l’impegno possibile di continuare a garantire questa cura e presenza a chi ci frequenta, anche se sono in pochi.

La riflessione vera: la cultura del “mi piace” non basta

E qui nasce una considerazione che voglio rendere pubblica con rispetto, ma anche con chiarezza. Nella nostra società, spesso la cultura viene sostituita da una forma di “immagine”: quella frase — “io amo leggere, io amo frequentare le librerie, ci passerei giornate intere” — diventa quasi un modo per sentirsi più “à la page”, più “in”, più “fighi”. Poi, nella pratica, queste parole non sempre si traducono in azioni.

Il rischio: indebolire l’amore per la lettura (e la capacità critica)

Dico con franchezza quello che vedo: la cultura del leggere — anche a Catanzaro — siè affievolita e rischia di perdersi sempre di più. Non è una tendenza, ovviamente, solo catanzarese. Prendiamo atto con coscienza di alcune tristi verità, una parte della società sembra non tenere nel dovuto conto le persone colte meno ancora le persone erudite, si avverte quasi fastidio per chi ragiona, per chi legge, per chi mette in discussione. Ma lo sappiamo bene una cittadinanza con vera capacità critica può preoccupare, finanche spaventare. Qui mi torna in mente una frase da brivido:

“Tra il grigio delle pecore si celano i lupi… esseri che non hanno dimenticato che cosa sia la libertà.”

Non la cito per paura, ma come monito: quando si indebolisce il desiderio di cultura, si indebolisce anche la libertà di pensiero.

Appello finale: la libreria esiste se la rendiamo “necessaria”

Nonostante tutto, continuo a credere nel progetto. Difficile all’inizio, forse più difficile in proiezione futura. Penso sempre che una libreria debba svolgere un suo servizio culturale e sociale. Ma penso con eguale convinzione che per farlo abbia bisogno di essere sostenuta con continuità, non con finanziamenti, ma con la frequentazione se non assidua, certo abituale.

Se è vero che “ci voleva una libreria su Corso Mazzini”, l’adesione non deve fermarsi al complimento: deve diventare frequentazione, scelta, passaparola, presenza.

Una libreria non vive di parole. Vive di persone.

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