Catanzaro, Mauro Rechichi completa la trilogia sulla sanità cittadina

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  13 luglio 2026 08:31

«L’Azienda Ospedaliera “Pugliese-Ciaccio-Madonna dei Cieli” e il Parco della Biodiversità», è questo il titolo del terzo volume di Mauro Rechichi, con il quale l’ex Direttore del Dipartimento “Urgenze-Emergenze” dell’ospedale regionale, completa la corposa collana sulla sanità calabrese.

Come i precedenti (“Ordine dei Medici e Cliniche private” e “Dall’Ospedale Vecchio al Pugliese”), anche quest’ultimo libro è stato pubblicato dall’Accademia dei Bronzi. Sono 416 pagine di grande formato, riempite con centinaia di foto, testimonianze e ricordi di diretti protagonisti, alcuni dei quali, purtroppo, non ci sono più: operatori di primissimo piano che, nel corso dei decenni hanno fatto conoscere a livello nazionale sia il “Pugliese” che il “Ciaccio, ospedali catanzaresi che alcuni ora ricordano con un pizzico di nostalgia.

«Io e mia moglie Ediolinda Iiritano, anche lei medico, - scrive Rechichi nella Prefazione - siamo entrati nell’Ospedale Vecchio di Via Acri nel 1967 e abbiamo vissuto le due fasi della sanitàpubblica. La prima è stata quella dei Presidenti nominati dall’INPS, dalla Provincia e dalla Regione. Tale fase si occupava solo della cura dei pazienti ed era “gestita” direttamente dapersonale interno: medici, infermieri, amministrativi, addetti ai servizi di cucina, lavanderia, pulizia dei reparti, manutenzione».Poi arrivò il cambiamento con l’esternalizzazione dei servizi. “Perché l’offerta sanitaria – si disse – doveva rientrare nell’otticadi un riequilibrio del bilancio economico”. E non sempre le due cose andarono di pari passo.

Il libro è un pozzo di dati, nomi, interviste, ricordi, raccolti da Mauro Rechichi con pazienza certosina attraverso contatti diretti, foto e documenti ufficiali.

Considerevoli sono anche gli spazi dedicati a Michele Traversa e Wanda Ferro per il loro fattivo contributo politico-amministrativo a favore della città capoluogo. Traversa vienericordato come “amministratore competente e onesto” che ha avuto il felice intuito di trasformare l’ex parco dell’Istituto Agrario nell’attuale “Parco della Biodiversità”, bellissimo esempio di verde pubblico attrezzato. Wanda Ferro, invece, per Mauro Rechichi ha avuto il pregio di realizzare un magnifico spazio espositivo, il MARCA (Museo di Arte Contemporanea), recuperando i locali del dismesso Istituto per Sordomuti.

Tornando al “Pugliese-Ciaccio”, l’autore ricorda che l’inaugurazione del Nuovo ospedale avvenne il 17 dicembre del 1967, con la benedizione da parte dell’arcivescovo Armando Fares, alla presenza del presidente del Consiglio di Amministrazione Arnaldo Pugliese, del Ministro dei Lavori Pubblici, Giacomo Mancini, del presidende della Provincia, Aldo Ferrara, del medico provinciale Giuseppe Giuttari, dei consiglieri di amministrazione Guido Mantella, Vittorio Passafari, Bruno Perri, Giuseppe Severini, del direttore sanitario Stelio Cannistrà, e dei primari delle Divisioni e responsabili dei Servizi.

Un capitolo a parte è stato dedicato al prof. Gino Babolini, direttore dell’Istituto di Pneumotisiologia e Fisiopatologia Respiratoria dell’Università di Massina che a Catanzaro tenne importanti lectio magistralis su invito di Mauro Rechichi.

«Il medico – ha più volte ribadito Babolini - deve difendere la vita, ripristinare la salute, qualunque sia la posizione sociale del’infermo, qualunque sia la razza, se siamo in tempo di guerra o in tempo di pace. E allora per tornare a essere certi che il rapporto medico paziente possa rispondere ai principi ippocratici, la mia conclusione è secca: Bisogna ridare serietà alla Scuola, alla Sanità e agli studi di Medicina.

La parte del volume relativa ai ricordi, quelli belli fatti di collaborazione reciproca con l’unico obiettivo di migliorare l’offerta sanitaria della città, è piena di nomi e citazioni.

Dopo aver riepilogato l’azione meritoria dei tre uffici tecnici (Pugliese, Ciaccio e Madonna dei Cieli), Mauro Rechichi cita centinaia di medici, infermieri, tecnici, amministrativi che si sono succeduti negli anni lavorando con professionalità e abnegazione.

Tra gli altri ricorda i primari Alfredo Cimino, Francesco Bitonti, Luigi Albino, Achille Tomaino, Antonio Alberti, Onofrio Petrosillo, Italo Grandinetti, Carmine Carbone, Enzo Morelli.

Significativa è la testimonianza di Morelli: “Carissimo Mauro, complimenti per questa tua lodevole iniziativa storico-sanitaria. Da uomo di cultura e da primario anestesista dotato di alta qualità umana e professionale, sei la persona più idonea a rinverdire la memoria di quanti hanno contribuito a rendere grande il “Pugliese-Ciaccio”. La tua continua disponibilità lho personalmente sperimentata. Tu in prima persona non ti sei mai tirato indietro. Malgrado la difficoltà degli organici dell’U.O. che dirigevi, garantivi sempre i turni per le Sale operatorie dei vari reparti e quelli della Rianimazione”.

E ancora: Virginio Merazzi, Gidio Iiritano, (Fisiatria territoriale e Centro Protesi e Ausili), Salvatore De Filippo (Odontostomatologia), Umile Granieri (Fondatore della Neurochirurgia, reparto poi diretto da Claudio Ceccotti al quale Mauro Rechichi dedica uno spazio considerevole con foto e testimonianze dirette), Guglielmo Mazza, Fulvio Zullo, Pietro Lanza, Francesco Falvo, Francesco Abbonante, Eliseo Ciccone, Domenico Iaconantonio, Vincenzo Arcuri.

Rechichi ricorda quindi al dott. Giuseppe Greco (fondatore del Servizio di Anestesia e Rianimazione), tutti i medici della Rianimazione del Ciaccio e del Pugliese, il dott. DomenicantonioPingitore (direttore della Radioterapia) che “con grande passione, dedizione e caparbietà ha portato avanti il suo operato a favore dei pazienti oncologici ai quali si rivolgeva con sorrisi, pacatezza, grande disponibilità e comprensione dei bisogni loro e delle loro famiglie”.

Del Ciaccio (alcuni dei quali poi passati al Pugliese) Mauro Rechichi ricorda tra gli altri: Vincenzo Calcaterra, Filippo Barletta, Ettore Valentini, Ivan Nisticò, Vincenzo Rosa, Raffaele Pasceri, Nazzareno Bosco, Antonio Berrtucci, Rodolfo Garieri, Pasquale Talarico, Ines Pelaggi, Andrea Mussari, Andrea Giglio, Carlo De Lellis, Francesco Abbonante, Sebastiano Jannini e numerosi altri.

Una bella testimonianza è quella della moglie dell’autore, la dottoressa Ediolinda Iiritano, una delle prime donne medico assunte al Pugliese.

«Entrai nell’Ospedale Vecchio – dice nel 1967, avendo superato il concorso come Assistente. Scelsi la Pneumotisiologia, reparto senza Assistenti e senza Aiuti, diretto dal Primario dott. Francesco Focarelli. Il mio rigore personale e professionale non ammetteva compromessi compiacenti con chi era impegnato nella politica delle promesse, i colleghi si arrabbiavano ma troncavo ogni discussione. Il Maestro Focarelli ci lasciò improvvisamente per una mortale malattia. Nominata primario del reparto nel 1980seguì le linee mediche e morali del mio Maestro e feci assumere due Assistenti, Antonio Costantino e Antonio Pudia. Ho avuto la fortuna di vivere in un tempo ove si camminava con gli “scarponi” per rimanere ben saldi sulla terra legati agli antichi valori della dignità, dell’onore, della gerarchia, dell’umiltà, dell’attaccamento al lavoro. Oggi quel mondo è scomparso, sommerso dalle acque della modernità del vivere e dell’agire. Realtà e finzione, vero e falso si mischiano, trasfigurati dai mezzi d’informazione che creano caos e illusioni al posto della realtà».

Nel volume, l’autore intervista e cita primari, aiuti, dirigenti amministrativi ma anche capo sala, infermieri, tecnici e operatori socio-sanitari chiudendo con uno spazio fotografico dedicato al tempo libero: quei tornei di calcio tanto seguiti dai dipendenti in uno dei quali il mitico Antonio Mellea, detto il “professore”, consegna alla piccola Teresita una bella coppa-premio. Altri tempi, altra sanità!

 

Vincenzo Ursini


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