
L'agricoltura biologica non è soltanto una pratica colturale: è un sistema di regole, di controlli e di scelte imprenditoriali che trovano nel diritto agroalimentare europeo e nazionale la propria architettura portante. È da questa consapevolezza che prende le mosse l'incontro in programma martedì 21 aprile 2026, alle ore 09:30, nella Sala Riunioni "Vittorio Daniele" del Dipartimento di Giurisprudenza, Economia e Sociologia dell'Università degli Studi "Magna Graecia" di Catanzaro, presso il Campus Universitario "Salvatore Venuta".
Il seminario, dal titolo "Agricoltura biologica e regulatory compliance nella filiera agroalimentare sostenibile. Il caso Naturium", si inserisce nell'attività didattica del corso tenuto dalla Prof.ssa Maria Carlotta Rizzuto, ricercatrice in Diritto Agrario e Alimentare presso l'Ateneo catanzarese. Sarà lei a introdurre e moderare i lavori. L'iniziativa si colloca nell'alveo delle attività del Dipartimento di Eccellenza DiGES (2023-2027) e vede il contributo dell'Osservatorio Giuridico sulla sostenibilità agroalimentare e del progetto "4CalAgriRiGenera".
Una voce autorevole sulla sostenibilità della filiera
La scelta di dedicare una lezione del corso all'incrocio fra agricoltura biologica, compliance e sostenibilità non è casuale. La Prof.ssa Rizzuto ha consolidato negli ultimi anni una riflessione scientifica di ampio respiro sui temi dell'economia circolare agroalimentare. Lavori in cui l'autrice argomenta come la filiera agroalimentare possa configurarsi quale modello virtuoso per contrastare il climate change, a patto di un quadro normativo capace di saldare produzione, consumo e tutela ambientale in un'unica architettura. È da questa cornice scientifica che discende, coerentemente, la decisione di portare in aula un caso di studio concreto. E quel caso è Naturium.
Il cuore dell'incontro: il caso Naturium
Nato in Calabria per iniziativa di Giovanni Sgro, fondatore del progetto, Naturium è uno spazio dedicato all'agricoltura biologica e alla valorizzazione della biodiversità agroalimentare del territorio. Non un semplice punto vendita, ma un laboratorio vivente in cui produzione, cultura del cibo ed educazione ambientale si intrecciano lungo una filiera corta e controllata. È precisamente questa natura ibrida — insieme agricola, commerciale, divulgativa ed educativa — a rendere Naturium un banco di prova particolarmente denso per il giurista che si occupi di regulatory compliance: dalle regole europee sul metodo biologico (Reg. UE 2018/848) alle normative in materia di sicurezza alimentare, passando per gli adempimenti in tema di etichettatura ambientale, claim salutistici e sostenibilità.
A illustrare agli studenti i risvolti pratici e legali del progetto sarà l'Avv. Roberta Ussia, che di Naturium è la voce giuridica: a lei il compito di restituire l'esperienza maturata nell'accompagnare l'impresa lungo il complesso adempimento degli obblighi normativi richiesti a chi opera nel comparto bio. Toccherà poi a Giovanni Sgro raccontare la genesi, la visione e le scelte imprenditoriali che hanno dato forma al progetto, restituendone la dimensione culturale oltre che produttiva.
Un esercizio di didattica "calata" sul territorio
L'incontro si caratterizza per un tratto distintivo: avvicinare gli studenti del corso di Diritto Privato Agro-alimentare a una realtà imprenditoriale concreta, radicata nello stesso territorio in cui studiano.
Il caso Naturium, in questa prospettiva, non è soltanto un esempio: è una lente attraverso cui leggere le sfide della filiera agroalimentare sostenibile contemporanea, dalla gestione delle certificazioni alla rendicontazione ESG, dai controlli di conformità alle strategie di comunicazione trasparente verso il consumatore finale.
Un appuntamento, insomma, in cui la teoria del diritto incontra la pratica dell'impresa agricola — e in cui la Calabria porta al tavolo un modello che, nato da un'intuizione territoriale, si candida a essere studiato come case study di compliance e sostenibilità.
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