
di CARLO MIGNOLLI
Una notte che entra nella storia, una di quelle che una città non dimenticherà mai. Il Catanzaro cade 2-0 al “Barbera”, ma resiste, stringe i denti e difende con tutto quello che ha il prezioso 3-0 conquistato all’andata al “Ceravolo”. Basta e avanza per scrivere una pagina mai vissuta prima: i giallorossi sono in finale playoff di Serie B.
Una prova di maturità, soprattutto difensiva, con la linea arretrata protagonista di una prestazione di altissimo livello. È la vittoria di un gruppo, della resilienza e di un’identità che non si è mai persa, nemmeno nei momenti più difficili. Adesso l’ultimo atto: la finale contro il Monza, altra corazzata del campionato, capace di eliminare la Juve Stabia grazie alla doppietta di Cutrone. Andata il 24 maggio al “Ceravolo”, ritorno il 29 in Lombardia: 180 minuti per inseguire un sogno che a Catanzaro manca da oltre quarant’anni.
“La parola giusta è emozione. Abbiamo fatto un’impresa incredibile”. Esordisce così in sala stampa Alberto Aquilani, che fatica quasi a trattenere le emozioni: “Sapevamo che per passare il turno serviva un’impresa e siamo riusciti. I ragazzi, per quello che hanno dato, se lo meritano”.
Una gara complicata sotto ogni punto di vista, in cui il Catanzaro ha dovuto capire che tipo di partita stava giocando: “Nel calcio oggi non basta giocare bene, serve riconoscere che partita stai giocando. Questa squadra è migliorata tantissimo in questo. Oggi c’era una bolgia, non è stato facile. Per questo mi emoziono: con tutte queste difficoltà va chiamata impresa”.
Il tecnico sottolinea la crescita mentale della squadra, capace di adattarsi senza perdere la propria identità: “È stata una partita complessa, in uno stadio con un clima incredibile. Nonostante lo svantaggio dopo tre minuti, abbiamo continuato a giocare e ne sono orgoglioso. Sono quelle partite che devi portare a casa così”.
E ancora: “Siamo una squadra che deve fare gol, oggi non lo abbiamo fatto ma abbiamo vinto in un altro modo. Ho ragazzi che vanno oltre le difficoltà e la tensione, continuano a proporre il nostro calcio anche contro squadre, sulla carta, più forti. Non ci snatureremo. Nel corso dell’anno ho avuto la fortuna di avere ragazzi forti che hanno capito che la Serie B è diversa. Hanno qualità incredibili e sono cresciuti tanto”.
Spazio anche ai brutti momenti vissuti al termine della partita: “A un certo punto non ho capito più nulla, è scoppiato un petardo vicino a un nostro collaboratore che è svenuto. Abbiamo dovuto chiamare i soccorsi. Sono cose che succedono, ma qualcuno poteva farsi male”.
Lo sguardo si sposta subito sulla finale: “Il Monza è un’altra corazzata. Noi siamo qui per dare fastidio. Dobbiamo giocare sereni, con idee e coraggio: ce la andiamo a giocare”. Non c’è spazio per accontentarsi, non ora: “Il sogno continua. Oggi è stato qualcosa di straordinario, ma ci manca un pezzettino. Dobbiamo recuperare le energie perché abbiamo un popolo intero a cui vogliamo regalare qualcosa di storico”.
Un pensiero che torna sempre lì, alla gente di Catanzaro: “Sappiamo di avere un pubblico incredibile alle spalle, anche quando non c’è fisicamente. Ho sentito questa responsabilità dal primo giorno. Non siamo partiti con questi obiettivi, ma ci siamo guadagnati il diritto di giocarci questa finale con le nostre armi”.
E conclude: “È un’emozione difficile da spiegare. Mi emoziono anche adesso. So quanto Pietro teneva a questa partita per la città. A fine gara siamo scoppiati in lacrime. Dobbiamo provarci fino in fondo per il nostro popolo”.
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