
di GABRIELE RUBIBO
Il documento c'è ed è stato già depositato dal notaio. Chi vorrà lo potrà firmare all'inizio della prossima settimana, ma l'intenzione di alcuni gruppi di opposizione di porre fine all'Amministrazione Fiorita è concreta e, adesso, si misurerà con quello che più conta in questi casi: i numeri. La soglia è nota. Servono 17 firme per far finire la consiliatura e, di conseguenza, votare con un anno mezzo di anticipo rispetto alla scadenza naturale. La deadline è a stretto giro: il 24 febbraio. In realtà, forse anche prima per incombenze tecniche. Ma il succo non cambia, saranno quindici giorni infuocati al Comune di Catanzaro.
A partire da domani, quando in seconda convocazione sarà approvato (su questo non ci sono particolari dubbi), il piano industriale della Catanzaro Servizi. La vetrina dell'Aula Rossa potrebbe essere propizia per porre la questione politica 'regina' che si dipanerà nei prossimi giorni. Alla vigilia, sono preventivati almeno due interventi dei gruppi consiliari più convinti in questo frangente di premere il pulsante 'off' all'esperienza Fiorita: quello di Azione e di Forza Italia (COME ANTICIPATO QUI). Precisiamo: il documento è 'condizionato'. O ci sono 17 firme o non se ne farà nulla.
Non è il primo e, tuttavia, sarà l'ultimo tentativo (politico), perché superato il 24 febbraio non avrebbe senso la spallata a Fiorita che - oltrepassato lo scoglio temporale- completerebbe il quinquennio. E alcuno rischierebbe la gestione commissariale. Non è il primo, si diceva, perché già ce ne erano stati altri due non andati in porto: il documento di dimissioni portato in Aula da Valerio Donato e poi quello di un anno fa, naufragato al momento del voto al bilancio. Nei prossimi giorni si gioca una nuova partita, il cui esito, a oggi, è ignoto. Può essere sia un modo per 'mettere paura' o può essere che si faccia sul serio.
Dipende molto dalla volontà dei partiti di centrodestra (oltre alla pugnacea Azione) di scompaginare il quadro poltico nel Capoluogo di Regione e da molte altre variabili. Alcune pro e altre contro l'operazione. Nella seconda categoria potrebbe rientrare il fatto che il voto (tendenzialmente previsto per il prossimo 21 marzo) del Consiglio provinciale priverebbe Catanzaro di una marea di voti ponderati, stante la legge elettorale dell'Ente intermedio. Restando nell'ambito, il desiderio recondito, ma non troppo, della quasi totalità dei consiglieri è di non andare a casa anzitempo. E, subordinata, per poi appoggiare quale progetto e, soprattutto, quale sindaco futuro?
Nei pro, ci sta l'oggettivo momento di difficoltà dell'Amministrazione Fiorita e un duplice gioco di pulsioni. Chi non firma le dimissioni - ripetiamo, a un anno e mezzo dalla scadenza - rischia di essere tacciato di aver salvato Fiorita, il centrosinistra e, quindi, di restarci. E ancora, chi non firma le dimissioni ora potrebbe avere un marchio non proprio positivo da poter vantare al momento della formazione delle liste del centrodestra (storia non solo catanzarese dice che le scelte sono molto aperte e solo a ridosso delle urne), dato ampiamente favorito nella prossima tornata elettorale catanzarese. Un gioco psicologico e non solo.
Di certo, la partita sul documento delle dimissioni azionabile in queste due settimane e non altro. Infatti, il bilancio previsionale, atto da approvare a pena di decadenza è stato licenziato dalla Giunta proprio oggi, 5 febbraio. Potrà sbarcare in Consiglio non meno di 20 giorno dopo. Cioè, il prossimo 25 febbraio, quando la partita - indipendentemente dal bilancio - sarà chiusa in un senso o nell'altro.
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