Catanzaro, Potere al Popolo lancia la campagna per il “No sociale” al Referendum sulla giustizia

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Da sinistra: Marra, Di Lieto e Marziano

Nel dibattito promosso dal comitato per il “no sociale” critiche alla riforma della giustizia e alla politica estera del governo. Annunciato un pullman sociale per la manifestazione del 14 marzo.

  05 marzo 2026 22:24

di GUGLIELMO SCOPELLITI

Il Referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo, almeno per Potere al Popolo, è tutt’altro che una consultazione tecnica. È una battaglia politica aperta contro il governo Meloni. Da Catanzaro parte il messaggio, lanciato nel corso dell’iniziativa organizzata alla Casa del Popolo “Thomas Sankara”, dove dirigenti e attivisti del movimento hanno presentato la campagna per il “NO sociale” alla riforma costituzionale.

A scandire i tempi dell’incontro è stato Andrea Marziano, rappresentante locale di Potere al Popolo, che ha moderato il confronto annunciando anche la prossima tappa della mobilitazione: un pullman sociale per la manifestazione del 14 marzo. Un passaggio che, nelle intenzioni degli organizzatori, serve a tenere insieme referendum e protesta sociale.

Al centro del dibattito la portavoce nazionale Marta Collotintervenuta in collegamento telefonico da Genova, dove aveva appena partecipato a una manifestazione contro le politiche di riarmo e l’escalation bellica internazionale, conclusasi poco prima dell’inizio dell’incontro. Collot ha provato a spostare il discorso oltre il merito strettamente giuridico della riforma: “Questo referendum stanno provando a raccontarlo come una questione tecnica, ma non lo è affatto. È un voto politico contro il governo e contro un modello di società che riduce gli spazi democratici”.

Secondo Collot la campagna per il “NO sociale” nasce proprio per evidenziare questo punto: “Quando abbiamo costruito il comitato la situazione internazionale era già tesa. Oggi vediamo una escalation militare sempre più evidente e una politica che continua a spostare risorse verso la guerra. Dire no alla riforma significa anche dire no a questo indirizzo”.

La portavoce di Potere al Popolo ha insistito sul legame tra referendum e clima politico generale: “Siamo dentro un sistema in cui la democrazia sostanziale si restringe sempre di più. Lo vediamo nelle pratiche di repressione del dissenso e nelle scelte economiche. Per questo il 22 e 23 marzo si gioca una battaglia importante per chi lavora, per gli studenti, per chi non arriva alla fine del mese”.

Il discorso si è poi spostato sul piano più tecnico con l’intervento dell’avvocato Francesco Di Lieto, che ha criticato duramente la riforma proposta dal governo: “Non è una riforma della giustizia perché non porta vantaggi ai cittadini, non accelera i processi e non garantisce davvero l’accesso alla giustizia”.

Di Lieto ha messo nel mirino anche il cuore del dibattito politico, la separazione delle carriere tra magistrati. “Lo scorso anno in tutta Italia sono stati appena venticinque i magistrati passati dal ruolo di pubblico ministero a quello di giudice. Numeri minimi. Eppure si vuole cambiare la Costituzione per questo”.

Nel ragionamento del legale la riforma avrebbe un obiettivo diverso: “Il potere – ha osservato – non tollera chi lo controlla. Il rischio è trasformare il pubblico ministero in un semplice poliziotto chiamato a portare numeri e condanne”.

A chiudere il dibattito è stato Peppe Marrarappresentante di Usb Calabria, che ha sottolineato come: “Questa riforma si inserisce in un quadro generale che riguarda decreti sicurezza, politiche sul lavoro e scelte di politica internazionale. Non possiamo aspettarci nulla di buono da questo governo”.

Marra ha invece inserito la questione nel contesto sociale e sindacale, parlando di “guerra contro i lavoratori” e collegando la riforma alle politiche economiche e di sicurezza del governo. Un ragionamento che prova a saldare il terreno istituzionale con quello delle vertenze sul lavoro e sui servizi pubblici, in un momento in cui – anche a livello locale – il malessere sociale resta uno degli elementi più instabili dell’attuale fase politica.

Il prossimo passaggio sarà la manifestazione nazionale del 14 marzo, che gli organizzatori considerano il momento di verifica della mobilitazione. Da lì si capirà se il “No sociale” riuscirà a trasformarsi da parola d’ordine militante in una presenza più visibile anche nel dibattito pubblico cittadino.

Una scommessa ambiziosa, se riuscirà davvero a incidere sugli equilibri del referendum lo diranno le prossime settimane. In politica, come spesso accade, la partita è appena cominciata.


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