Catanzaro. 'Premio Poesia' dell’Accademia dei Bronzi: vince Erminio Giavini di Milano

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images Catanzaro. 'Premio Poesia' dell’Accademia dei Bronzi: vince Erminio Giavini di Milano

  01 dicembre 2021 10:24

Non c’è storia, si potrebbe dire. E sì, perché per ogni iniziativa dell’Accademia dei Bronzi il successo è assicurato. Per quantità e qualità di opere partecipanti, perché l’associazione culturale diretta da Vincenzo Ursini, sodalizio che non ha mai fruito di contributi pubblici, riesce a coagulare intorno a sé migliaia di autori, italiani e stranieri, grazie alla certezza che ogni opera partecipante viene valutata con la massima imparzialità. Tutto ciò è accaduto anche con il premio “Lady / Lord of Poetry”, la cui consegna si terrà il prossimo 14 dicembre a Botricello, nella Chiesa “SS. Immacolata e San Michele” concessa a tal fine all’Accademia dei Bronzi dal parroco don Rosario Morrone, sacerdote molto attento verso le manifestazioni socio-culturale che interessano il territorio. Nuovo appuntamento, quindi, con la poesia, coordinato da don Titta Scalise, già dirigente scolastico e autore di alcuni volumi di storia locale.

“Purtroppo, questa nostra iniziativa – ha detto Ursini – è la penultima perché con la X edizione del premio Merini che si terrà nel mese di aprile 2022, concluderemo la nostra attività letteraria. Il tempo passa per tutti e 43 anni sono davvero tanti. La mia speranza è che qualcuno possa continuare questa bella azione di sensibilizzazione perché la poesia fa viaggiare l’uomo verso alte vette ed è giusto che i tanti talenti abbiano una chance pure in questo territorio così avaro di iniziative culturali”.

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A vincere il 1° premio assolutoLord / Lady of Poetry” è stato il poeta Erminio Giavini di Milano, con “Nostalgia”. Viaggiando fra i propri ricordi, l’autore fa memoria dei primi incontri amorosi con la propria compagna di vita, contrassegnati dalla passione, dai baci presi e donati in un vicolo, mentre gli ardori giovanili attenuavano il gelo invernale. Quella stagione dell’esistenza è ormai trascorsa e suscita una certa malinconia, resa pregevolmente in questi versi, ben sostituita da anni di affetto condiviso. Giavini è stato Professore Ordinario di Anatomia Comparata e Biologia dello Sviluppo presso l’Università di Milano e Direttore del Dipartimento di Biologia. Ha svolto una intensa attività di ricerca e pubblicato vari libri scientifici e di poesia, tra i quali: “La biologia in versi”, e “Il gusto della vita”.

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Il 2° premio è stato assegnato alla poetessa Selene Pascasi (L’Aquila), per “La mia anima è vento”. L’amore può essere una potenza terribile nella sua essenza distruttiva. Eppure, anche quello più carnale, ha un potere vivificante, non solo terreno ma anche spirituale. Attraverso di esso, l’uomo può trascendere e superare le limitazioni che ci impone l’esistenza, così esigua per durata e per capacità di accoglimento del reale. Avvocato, poetessa e giornalista, Pascasi ha vinto prestigiosi premi e pubblicato libri di poesia e narrativa. Ricordiamo: “Dimmi che esisto”, “Senza me”, “Attese verticali”, “Con tre quarti di cuore” e “Come piuma sulla neve”, libro pubblicato dall’Accademia dei Bronzi.

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Al 3° posto si è invece classificato Giuseppe Modica di Ragusa, con “I giorni mietuti”. Bella poesia, dedicata alla mietitura del grano, che racconta dello scorcio paesaggistico che esso offre, simile alle corone del rosario, e attende inerte di essere falciato. Da un’altra parte vi è però qualche spiga solitaria, cresciuta vicino a un muretto, che non produrrà frutto, ma verrà raccolta e messa magari in un vaso, decorando un’antica foto di famiglia, a ricordare il lavoro nel campo del nonno operoso.

Una Targa d’Onore è stata poi attribuita a: Roberta Bandiera (Sangineto) per “Nuvola…”: le nuvole vengono descritte nella loro bellezza e riescono a farsi ammirare in mille forme che ispirano poesia nell’animo di chi le ammira”. Antonina Barraco (Garbagnate Milanese) per “Sensibilità”: l’autrice invita l’altro a vedere dentro di lei, per mezzo del suo filtro, una serie di cose: la particolare condizione che vive, il calore che potrebbe donare, le sfumature cromatiche che riesce a cogliere, le cose che la portano a fantasticare e a guardare con occhi nuovi il mondo, al contrario di tanta gente che mostra mancanza di sensibilità. Davide Rocco Colacrai (Terranova Bracciolini), per “Mondello, 17”: la purezza dell’incanto estivo è ritratta con pennellate seducenti dedicate a una spiaggia, scenario ricco di suggestioni e di rimandi. I pescherecci, coi loro racconti di verità e lo stile di vita austero dei loro marinai, arricchiscono il quadro che si chiude con uno sguardo terso sull’infinito. Francesco D’Amico (Lamezia Terme) per “Cristalli di vita”: quartine che parlano della creazione della vita sulla Terra, raccontando come all’improvviso e in modo affine al racconto della Genesi della scrittura divina tutto inizia col movimento seguito dalla formazione dell’atmosfera, e nell’epico susseguirsi di “Eoni e gran Cataclismi” si depositano le tracce della storia del pianeta. Salvatore Gerbino (Caltagirone) per “Lo sguardo”: gli occhi sono specchio delle emozioni. L’autore li mostra in una serie di situazioni: ora allegri a dare speranza e conforto, ora mentre sfogano la delusione per essere stati traditi, ora sofferenti in quanto delusi. Gianni Martinetti (Cavallirio) per “Fato”: due quartine e due terzine che raccontano di un treno che ci porta sull’ultima stella, lì dove non governano i soldi ma l’ignoto, ovvero verso la fine dell’esistenza. In questo viaggio, di cui spesso non si vede luce, né si conosce la destinazione, che è individuale e non collettiva, l’uscita è unica e si paga il prezzo intero, senza sconti per la propria coscienza. Vito Massimo Massa (Bari) per la lirica “Scenderà sera sopra Gaza”: la città è vista come un campo di battaglia dove tutti sanno solo essere cinici e giocare sulla pelle della gente. Scenderà sera e porterà riposo alle coscienze annebbiate, è l’augurio dell’autore, affinché alla devastazione, simboleggiata dai calzari abbandonati, ci sia una tregua. Giuseppe Minniti (Limpidi di Acquaro) per “Il canto del tempo”: belle immagini che attraverso associazioni di parole audaci e riuscite, raccontano del tempo che, in sottofondo, l’autore c’invita ad ascoltare: mentre la luce fa le fusa alla natura o quando il vento sibila la malinconia tra i rami o il vuoto urla a un incontro d’addio. Francesca Misasi (Vicenza) per “Non piangerò”: la poetessa si serve di un linguaggio ricco di riferimenti simbolici e di alcuni felici ossimori. Il nocciolo è un accenno alla solitudine, vissuta nel rifiuto di compiacere le convenzioni umane, in particolare quelle legate all’assoluzione divina, rigettata, così come la redenzione “sulla via di Damasco”. Maria Mollo (Centola) per la lirica “Dalla finestra”: il sole tinge di rosa il cielo e l’aurora giunge soppiantando la notte. Nel vicolo si sente l’odore del caffè e dei cornetti appena sfornati e anche gli animali partecipano al risveglio collettivo, mentre il rumore del mare alimenta i sogni dell’anima. Gianni Palazzesi (Appignano) con “Quando nasce una poesia”: il processo creativo è celebrato con passione dall’autore che ne ripensa i momenti più ispirati. Ricorda la penna che va in cerca della mano, perché scorra l’inchiostro; spunta il soggetto, sia esso profumo, sorriso o nome, figli di un attimo. Rosita Panetta (Torino) per “Non servono parole”: il contatto tattile come metafora dell’esplorazione dell’altro. Le dita che si cercano e si toccano, polpastrelli che tamburellano “nelle pieghe di pagine bianche”, e infine, mani che si posano sul cuore e sugli occhi, per i quali si aprono orizzonti infiniti.  Domenico Pisana (Modica) per “In compagnia del silenzio”: il silenzio dà ristoro e pace in una dimensione intimistica che permette ai sensi e al pensiero di dipanarsi in realtà altrimenti occultate dallo scorrere impetuoso della vita. Caterina Tagliani (Sellia Marina) per “Finita è la strada”: accorata poesia alla propria madre defunta, che l’autrice ricorda mentre percorrevano assieme il corso della vita. Adesso la donna è finalmente libera dal luogo in cui poche sono le gioie e molti i dolori, e i lini che hanno avvolto l’infanzia della figlia e hanno cullato la genitrice morente ora simboleggiano una rinascita celeste. Lucia Zappalà (Istrana) per “Così tengo le migliori”: poesia forte, nella quale è evocato, attraverso paragoni, un universo di parole. Emergendo dal “fondo ingrossato di una borsa fuori moda”, esse riescono a dare bellezza e a trasmettere i ricordi.

Infine, Ursini ha attribuito la Targa del Presidente a Elisa Giovene di Girasole di Catanzaro) per la lirica “A mia madre”: l’autrice rivive, in uno scatto fotografico, un momento di vita in ricordo della madre. Un ricordo dato da quel sorriso evidenziato in un fotogramma che, nonostante il passare del tempo, rimarrà sempre indelebile, quasi a segnare luoghi e tempi pienamente rivissuti.

Poetessa in lingua e in dialetto catanzarese ma anche giornalista che presta grande attenzione al territorio, Giovene di Girasole ha partecipano a concorsi e manifestazioni letterarie ricevendo premi e riconoscimenti. Ha pubblicato il volume “La mia vita felice da clochard” ed è stata inclusa in alcune antologie.

Questi i nomi dei premiati e dei finalisti. Nei prossimi giorni l’Accademia dei Bronzi renderà noti i nomi dei poeti segnalati con targhe di merito e medaglie.

Una Targa alla memoria è stata attribuita alla poetessa Maria Grazia Trunzo di San Tommaso d’Aquino per ricordarla, ad una anno dalla sua scomparsa avvenuta nel mese di novembre 2020. Trunzo aveva pubblicato le raccolte: “Dalla parte del cuore”, Ursini, 1991 e “Pensieri e ricordi”, Carello, 1984. Tra i vari riconoscimenti aveva ricevuto anche il premio “Città di Valletta”, organizzato a Malta dall’Accademia dei Bronzi sotto l’Alto Patronato del Presidente di quella Repubblica. L’Accademia dei Bronzi ha voluto quindi ricordare questa poetessa calabrese pubblicando la poesia dedicata alla figlia Anita sul prossimo calendario di Arte e Poesia e nel volume “Poets and Poems”. È una bella dedica alla propria figlia, un amore già definito ancor prima della nascita. L’evolvere del tempo si riconosce nella brevità di quel passaggio temporale che stabilisce il procedere della vita. Un forte legame che non si è mai interrotto, ma che, al contrario, è diventato sempre più straordinario.

 

 

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