
di GAETANO MARCO GIAIMO
Un importante momento di dibattito su temi profondamente legati alla giustizia è stato vissuto questa mattina al Centro Polivalente di Via Fontana Vecchia a Catanzaro: grazie all'impegno della Camera Penale "A. Cantàfora", infatti, gli studenti del Liceo Classico "P. Galluppi" hanno potuto confrontarsi con Ludovica Bulian, giornalista e inviata del programma “Quarta Repubblica” e Giuseppe Guastella, giornalista del Corriere della Sera, per discutere di "Il peccato di Eva", il libro che i due hanno scritto per narrare un'incredibile vicenda giudiziaria internazionale.
Il testo infatti racconta la storia che ha coinvolto Eva Kaili, greca, socialista, Vice Presidente del Parlamento Europeo e suo marito Francesco Giorgi, collaboratore dell’ex parlamentare europeo Antonio Panzeri, partendo dall'indagine per presunta corruzione detta Qatargate che li ha portati in carcere, stravolgendo le loro vite. In particolare, i fatti narrati si concentrano su Eva e le condizioni disumane che la donna ha vissuto all'interno del carcere belga in cui è stata rinchiusa: la denuncia di un trattamento accostabile alla tortura per convincerla a confessare qualcosa di mai commesso in uno Stato nel cuore dell'Europa ha aperto le porte a diverse riflessioni sulla giustizia.
A moderare la giornata è stata l'avvocato Antonella Canino. A rappresentare il Comune di Catanzaro era presente l'assessore alla Cultura, Donatella Monteverdi: "Nel nostro sistema è difficile che i fatti ci portino a un cambiamento delle norme, spesso le riforme non sono legate a reali interessi di funzionamento migliore della macchina. I nostri sistemi processuali sono completamente allo sbando: il male del nostro periodo è pensare al dito anziché guardare la luna". "Oggi è un'occasione di confronto di grande rilevanza", ha invece ribadito l'avvocato Danilo Iannello, "la presunzione di innocenza è un tema fondamentale su cui interrogarsi. Dovremmo recuperare una vera idea di garantismo per non subire la mediaticità delle vicende, indice che qualcosa non funziona".
Il lavoro dei ragazzi del Galluppi è stato coordinato dal prof. Gianluca Scalise: "Questo evento sarebbe dovuto accadere prima, poi è stato rimandato a causa del referendum. Nessuno di noi ha mai pensato di poter influenzare i ragazzi anche perché hanno una testa che funziona bene e dobbiamo avere fiducia in loro". La giornata è poi entrata nel vivo: dopo la proiezione di un'intervista realizzata da Bulian per Quarta Repubblica, le avvocate Sara Spanò e Silvia Raiola hanno introdotto il dialogo tra autori e studenti, che hanno sollecitato i due giornalisti con le proprie domande.
I temi toccati sono stati molteplici: a partire dalla gogna mediatica, passando per il lobbysmo, il rapporto tra Eva e la sua piccola Sofia nel periodo di detenzione, la centralità nella vicenda di un giudice un po' troppo incline a strumentalizzare la vicenda per il proprio rendiconto personale, le carceri e il peso della bellezza nella società odierna. Guastella e Bulian si sono districati tra i diversi interrogativi dei giovani in modo puntuale e preciso, rimarcando come spesso e volentieri Kaili si sia trovata, nel suo periodo di detenzione, a vivere forme disumane di umiliazione fisica e tortura psicologica. "Non ci saremmo mai aspettati di trovarci di fronte a tali violazioni nella culla della nostra Unione, quello che è accaduto ci sembra lontano anni luce perché in Belgio esiste ancora il sistema inquisitorio", hanno ribadito gli autori. Uno dei momenti più coinvolgenti ha visto protagonista il racconto di Guastella su quando, in Libano, si è visto porre in stato di fermo da militari del luogo: "Da lì in poi è cambiata completamente la mia concezione della perdita della libertà personale". Il "peccato" a cui si fa riferimento nel titolo "non è la corruzione, ma essere quello che si è: nel testo non si affronta l'argomento della colpevolezza o innocenza ma della strumentalizzazione della vicenda giudiziaria".
"In Italia si fa un uso eccessivo delle misure cautelari", ha osservato Iannello", e ciò è un paradosso perché aumentano i suicidi nelle carceri. La pena nella sua teoria deve tendere ai criteri di umanità rieducando, bisogna amplificare la cultura del garantismo nelle indagini". Le conclusioni sono state affidate all'avvocato Canino: "Finché il principio di presunta innocenza non entrerà nella nostra cultura, verrà sempre violato. Ciò che è scritto nella Costituzione deve rimanere dentro di noi". La giornata di oggi, dunque, dal sapore di "Gutenberg", ha dato modo ai giovani di riflettere su diversi temi di scottante attualità. L'evento si inserisce nel più ampio piano di attività che l'Avvocatura catanzarese sta portando avanti per animare il fermento culturale del capoluogo, confermando ancora una volta la Camera Penale come punto di riferimento non solo giuridico, ma anche intellettuale.
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