
di GAETANO MARCO GIAIMO
Non una presentazione qualsiasi ma un vero e proprio ritrovo tra amici per commemorare chi, con il suo animo forte e la sua genialità, ha influenzato le vite di tutti i presenti. Oggi pomeriggio, all'interno della Sala Conferenze del Musmi di Catanzaro, amici, parenti, ex ginnasti della Kines e conoscenti del compianto professore Michele Torrusio, scomparso a 88 anni nel 2024, hanno potuto tributare il giusto ricordo in occasione della discussione dedicata a "L'ultima pescata", libro scritto da Torrusio e pubblicato postumo grazie all'impegno di quanti gli hanno voluto bene.
L'opera, definita "un pezzo del suo cuore donatoci come eredità", raccoglie al suo interno le esperienze passate al mare e sott'acqua dal professore, che descrive tutte le peripezie vissute nel corso degli anni. Torrusio è stato ricordato come pioniere della subacquea e della pescata, con numerose testimonianze di come alcune sue invenzioni siano diventate, oggi, strumenti fondamentali per le immersioni a livello globale. A mediare il dialogo è stato Fabio Mazzitelli, che ha voluto ribadire come "il fatto stesso di essere qui a parlare di lui dimostra che non è morto ed è qui con noi. Dietro i momenti raccontati nel libro, c'è una passione che accomuna le persone che condividono dei sentimenti".
Il co-protagonista di giornata è stato Massimiliano Salvatori, autore del diaporama "Anime di Ferro", un viaggio visivo e narrativo attraverso i relitti che popolano i fondali calabresi. "La subacquea raccoglie la storia della mia vita, poiché ho iniziato a immergermi da bambino con mio padre e i suoi amici", ha raccontato Salvatori, in un momento di visibile commozione, "ognuno di loro mi ha trasmesso tanto e Michele era infinitamente curioso. Anime di Ferro si intitola così perché ogni relitto porta con sé tre vite, anziché una sola: sono agglomerati di vita, isole faunistiche, barriere contro la pesca a strascico". Il territorio calabrese, come illustrato da Salvatori, presenta numerosissimi relitti tra i 30 e i 120 metri di profondità: le slide sono partite da Badolato fino ad arrivare allo Stretto, incuriosendo i presenti per la bellezza delle immagini realizzate durante le varie spedizioni.
"Due anni fa ho vissuto un'esperienza quasi fatale", ha raccontato il sub, "in fase di decompressione si è formato un microembolo e solo grazie alla mia esperienza sono riuscito a sopravvivere per i 92 minuti della risalita: ho immaginato che Poseidone abbia voluto salvarmi perché, ogni volta che mi immergo, riporto a galla sempre un po' di plastica per ripulire il mare". Sono poi intervenute molte voci dalla platea, ognuna per narrare un ricordo commosso o esprimere un ringraziamento sentito verso una figura che emerge come polarizzante e di impatto nella vita di chi lo ha conosciuto. Mazzitelli, in chiusura, ha sottolineato la voglia di realizzare un Museo del Mare e della Subacquea in cui raccogliere tutti gli strumenti innovativi realizzati dal gruppo catanzarese."Il ricordo del professore e le sue fantalate curative resteranno per sempre vivi in noi", ha concluso l'ingegnere, tra l'affetto commosso della platea.
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