
di GAETANO MARCO GIAIMO
Rompere il silenzio per incrinare il potere, partendo dai corpi e arrivando alle coscienze. È stato questo il filo conduttore dell'intenso pomeriggio vissuto oggi presso il Centro polivalente “Maurizio Rossi” di Catanzaro, dove la presentazione del saggio "Predatori. Sesso e violenza nelle mafie" dell'ex parlamentare Celeste Costantino si è trasformata in un momento di profonda consapevolezza civile per l'intera comunità. L’iniziativa, promossa dall’Associazione Astarte e dal Centro Calabrese di Solidarietà ETS, con il supporto di Libera e della Fondazione Una Nessuna Centomila, ha voluto accendere i riflettori su un lato oscuro del potere criminale: l'abuso come strumento di dominio.

L'incontro si è aperto con le note della cantante Januaria Carito, che ha accompagnato con alcuni intermezzi la serata. A coordinare i lavori la giornalista Maria Rita Galati, legata all'autrice da un'amicizia trentennale: "Conosco Celeste da molto tempo; la sua passione l'ha portata a fare grandi cose, restando sempre dalla parte dei fragili, in particolar modo delle donne". Un sentimento condiviso dal sindaco Nicola Fiorita, che ha lodato la capacità di Costantino di non smettere mai di dare stimoli alla società: "Il titolo di questo libro è forte, d’impatto, e indaga un tema intrigante e poco indagato: per capire le mafie bisogna guardare cosa accade nelle relazioni intime". Il mondo dell'attivismo ha fatto sentire la sua voce con diverse testimonianze. Ad aprire il dibattito è stata Mariagrazia Muri, presidente di Astarte, che ha voluto ricordare un episodio legato a una ragazza di Vibo Valentia accaduto durante il periodo Covid: "Abbiamo mobilitato una rete tra Questure e centri antiviolenza per salvarla dal padre violento: se uniamo le forze, questo male si può sconfiggere".
Sulla stessa linea Isolina Mantelli, presidente del Centro Calabrese di Solidarietà, che ha analizzato il "tetto di cristallo" della 'ndrangheta: "Le donne sono emarginate, confinate in ruoli femminili da organizzazioni che le tradiscono. La prevenzione parte dalle emozioni: finché non creeremo con loro un forte contatto, non vinceremo questa battaglia". Elvira Iaccino, coordinatrice di Libera per Catanzaro, ha poi lanciato un monito: "Nascere donna in una famiglia di mafia è una condanna doppia. Dobbiamo avere il coraggio di raccontare le storie di donne normali che riescono a liberarsi, parlando ai ragazzi e alle donne di quella che è veramente la violenza 'ndranghetista nella sfera intima".
Ha poi preso il via il dialogo con l'autrice, che con il suo intervento ha ripercorso inizialmente la genesi del libro, nato tra i banchi della Commissione Antimafia in seguito allo stupro di gruppo ai danni di una ragazzina di 13 anni a Melito Porto Salvo. "Non ho voluto fare pornografia del dolore, ma dare consapevolezza", ha spiegato Celeste Costantino, "i dettagli che leggiamo sono un pugno allo stomaco necessario per capire che la minaccia mafiosa non è un’ipotesi, ma una realtà che dura anni. È facile commuoversi per le vittime belle e brave, è più difficile farlo per ragazzine squattrinate che il sistema tenta di colpevolizzare". Nelle conclusioni, l'autrice ha toccato le corde del personale, ricordando l'infanzia a Reggio Calabria in un quartiere a controllo mafioso. "Essere ragazzine in quei contesti significa rischiare di condannarsi per un innamoramento sbagliato", ha riflettuto, citando alcune storie di ragazze che ha avuto modo di conoscere personalmente. "Riflettendo su quanto questo fenomeno sia effettivamente vicino a noi e sulla sua dimensione, forse possiamo comprenderlo maggiormente e affrontarlo in modo più efficace".
Dopo un ulteriore intermezzo musicale, è arrivato un approfondimento sul tema dei femminicidi di mafia, ricordando i casi come quelli di Barbara Corvi e Angela Costantino: "Le donne uccise dalla mafia non muoiono quasi mai per attività di contrasto durante lo svolgimento del loro lavoro - spesso associata alle figure maschili - ma perché sono stanche di certe dinamiche e vogliono vivere ed essere libere" ha concluso la Costantino tra gli applausi della sala. "Non basta un passaggio legislativo, ma uno scatto culturale: se non ci nominiamo, non esistiamo". In seguito all'ultimo giro di interventi da parte del tavolo, la discussione si è conclusa con la lettura della conclusione del libro. Il messaggio che Celeste Costantino vuole dare è chiaro e forte: movimento per le donne e movimento antimafia, insieme, possono fare la differenza.
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