
di DANILO RUSSO
Leggo con immensa commozione l’appassionata lezione di ecologia e selvicoltura impartitami dal consigliere Carpino. C’è tuttavia un dettaglio che colpisce più di ogni sofisticato concetto sulla rinnovazione naturale: sentire finalmente la sua voce. Dopo quasi cinque anni di operoso e ininterrotto silenzio, proprio ora, a ridosso delle elezioni comunali, assistiamo al miracoloso risveglio dal letargo consiliare. Un tempismo davvero impeccabile, che meriterebbe di essere studiato con la stessa attenzione che si riserva ai cicli biologici della natura.
Ci viene spiegato, con un sussiego quasi accademico, che un bosco non è un’aiuola e che la natura ha i suoi tempi. Ne prendiamo atto. Ma se i tempi della natura sono comprensibilmente lunghi, quelli della trasparenza e del rendiconto amministrativo non possono essere glaciali.
E così, mentre veniamo catechizzati sul fatto che le piante madri disseminano e che i semi germogliano spontaneamente senza leggere i comunicati stampa, la sostanza politica continua a essere abilmente schivata. Nessuno ha mai preteso di piantare alberelli in fila indiana, né si è mai messa in discussione la competenza degli enti tecnici o dell’Università, il cui lavoro merita massimo rispetto. Ciò che infastidisce chi preferisce la poesia della botanica alla concretezza delle responsabilità pubbliche sono le domande chiare. Poiché il consigliere Carpino suggerisce così generosamente di "chiedere agli uffici", lo rassicuro subito: per evitare che le sue rassicurazioni a mezzo stampa restino parole al vento, formalizzerò nei prossimi giorni un dettagliato accesso agli atti.
Vogliamo visionare le carte ufficiali per sapere con precisione come, da chi e verso quali destinazioni sono stati smaltiti o ceduti i tronchi rimossi, quali proventi o economie ne siano derivate per l'ente pubblico, e quante e quali piante ed alberi siano stati effettivamente messi a dimora, con i relativi tassi di attecchimento rilevati.
Chiedere conto della gestione di un bene pubblico non è "alimentare sospetti" né fare "polemica da titolo di giornale": è il dovere di chi rispetta le istituzioni e i cittadini. Un concetto che forse sfugge a chi si accorge dell'esistenza del Parco Li Comuni soltanto quando le urne iniziano a scaldare i motori.
I cittadini di Catanzaro non hanno bisogno di comode prediche ambientaliste dell'ultima ora, ma di dati certi, atti consultabili e rispetto per la cosa pubblica. Se non altro, il brusco risveglio dal letargo del consigliere Carpino servirà ad aprire finalmente il cassetto della trasparenza.
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