Catanzaro, Talerico: “Riflessioni sul rilancio strutturale della Città, dal centro storico al quartiere Lido”

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  30 novembre 2025 11:19

di ANTONELLO TALERICO*

Catanzaro oggi non è un caso. È una conseguenza.
Il 2025 è la ricapitolazione esatta di ciò che abbiamo fatto — o non abbiamo fatto — 10/15 anni fa. Chi amministra una città deve avere memoria lunga e visione ancora più lunga. Se correggiamo oggi gli errori di ieri, possiamo cambiare le sorti di domani. Se non lo facciamo, invece, non avremo più un futuro da progettare, ma un passato da rimpiangere.

Dobbiamo ripartire da giovani, imprese, economia, ripopolamento vero e attrattività reale. Ma prima di ogni infrastruttura, di ogni leva fiscale e di ogni misura amministrativa, dobbiamo ripartire dalle fondamenta del sapere: dalla cultura, dalla formazione e dall’identità.

Per questo occorre che il motore della rinascita sia anzitutto l’Università Magna Graecia di Catanzaro. L’Università e l'Accademia delle belle arti non devono essere solo un grande campus, ma il grande laboratorio di idee per trattenere talenti, generare innovazione, incubare imprese giovanili e trasformare conoscenza in sviluppo. Da qui deve ripartire la rigenerazione culturale, sociale ed economica della città.

Tutto questo non lo troviamo nei bilanci dei vari enti pubblico, ma determina il futuro. Dobbiamo investire di più nella nostra cultura e formazione.
Catanzaro è la città della storia millenaria, dei borghi intrecciati con le dominazioni normanne, bizantine, angioine e aragonesi, la città della seta, dei saperi artigiani, della tradizione marinara. Una città che non può rinascere con l’effimero delle luminarie natalizie, ma con la riattivazione economica della propria identità storica.
Il borgo del Centro storico di Catanzaro deve tornare ad essere vivo, abitato, produttivo. Non con l’estetica, ma con l’economia della rarità: sostenendo l’apertura di botteghe artigiane, micro-laboratori, piccoli negozi di nicchia e produzioni locali identitarie. Economia speciale, non replicata.
E nessuna economia speciale nasce dove il fisco ordina e non incoraggia.

Per questo serve una scelta coraggiosa: drastica riduzione delle imposte comunali sulle nuove attività nelle aree della rigenerazione urbana. Detassare non è sottrarre risorse al pubblico, è generare nuove risorse dal privato. È dire agli imprenditori: "Qui conviene investire, non sopravvivere."
E poi c’è il Catanzaro Marina.

Non un quartiere separato, ma una cerniera urbana strategica. La costa deve diventare magnete attrattivo: servizi efficienti, spazi commerciali riattivati, mobilità intelligente, eventi di richiamo, economia serale sana e turismo giovanile strutturato. Il mare non può più essere sfondo geografico: deve essere destinazione economica.
I giovani devono tornare ad essere protagonisti, usiamo leve come le misure economiche Resto al Sud e gli altri bandi nazionali e regionali non per distribuire illusioni, ma per accompagnare progetti d’impresa, con sportelli tecnici, formazione, tutoraggio burocratico e partnership con i mondi produttivi.

Coinvolgiamo il sistema delle imprese attraverso un tavolo permanente con gli industriali, con un’idea di futuro condiviso. Coinvolgiamo il mondo accademico, il mondo creativo, la società civile, le categorie produttive. Coinvolgiamo la cultura e la storia non come trofei del passato, ma come infrastrutture del futuro.

Perché se la Calabria, come certificano le proiezioni, perderà oltre 350.000 abitanti entro il 2050, non avremo un problema di spopolamento: avremo un problema di collasso. Le politiche di ripopolamento non possono essere slogan: devono essere attrattività economica, identitaria e culturale. Portare persone qui per interesse, non per caduta demografica.

Le scelte politiche non devono più nascere a sentimento, ma sulla scorta di dati e informazioni. È il tempo delle scelte che devono farci fare la differenza. È il tempo delle responsabilità. È il tempo del riscatto. 

*Consigliere Comunale – Comune di Catanzaro


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