Chiaravalle, esplode la protesta di minoranza e opposizione civica: “Monologo di Donato e assemblea senza confronto”
20 marzo 2026 09:39
“Monologo di Donato”. È questa, in sintesi, la definizione che rimbalza con forza da parte dell’opposizione al termine dell’assemblea pubblica convocata dal sindaco di Chiaravalle Centrale, Domenico Donato, per fare chiarezza sui temi della riscossione, del bilancio e delle altre criticità politico-amministrative del paese. “Un appuntamento atteso come occasione di confronto pubblico – scrivono i consiglieri di minoranza Vito Maida e Claudio Foti e il movimento “La Panchina”, rappresentato da Lucio Falvo - si è invece trasformato, proprio in faccia ai rappresentanti della minoranza e delle realtà civiche presenti, in un evento a senso unico, senza possibilità di replica né di intervento da parte dei partecipanti”.
“A prendere la parola, infatti – continuano - sono stati soltanto il sindaco, il segretario comunale e i responsabili degli uffici. Nessuno spazio è stato concesso ai consiglieri comunali di minoranza né agli altri presenti, nonostante l’iniziativa fosse stata convocata, pubblicizzata e presentata come assemblea pubblica”.
Da qui la protesta, fortissima, dei consiglieri comunali Vito Maida e Claudio Foti e del movimento “La Panchina”, rappresentato da Lucio Falvo, che parlano apertamente di “una ferita democratica e di una scelta politica grave”. Nel mirino, anzitutto, il metodo. “Ha negato la parola, ha negato il confronto, doveva parlare solo lui”, è il senso dell’accusa che arriva dai firmatari della protesta, secondo cui non è accettabile definire “assemblea pubblica” un’iniziativa chiusa, in cui viene proposta una sola versione dei fatti e agli altri viene chiesto soltanto di ascoltare in silenzio.
“Donato ha avuto timore del confronto, anche perché davanti a lui sedevano i consiglieri di minoranza Foti e Maida, pronti a intervenire e a smentire punto per punto uno sproloquio privo di reale supporto politico e procedurale” attaccano. “Il sindaco ha ancora una volta mostrato tutta la sua difficoltà a reggere un confronto pubblico vero. Quando la minoranza ha chiesto di intervenire, la risposta del sindaco è stata secca: no. Un atteggiamento che è il segnale di una evidente tensione e di un nervosismo crescente, incompatibili con l’idea stessa di assemblea pubblica”.
Per i contestatori, si tratta di “uno sfregio alla democrazia”, perché in un paese che vive una fase delicata sul piano politico e amministrativo “il confronto pubblico non può ridursi a una comunicazione dall’alto, priva di contraddittorio”. “La presenza del segretario comunale e dei responsabili dell’area finanziaria - osservano ancora i firmatari - non può sostituire il dibattito politico, né può giustificare la mancata possibilità per la minoranza di intervenire su questioni che riguardano direttamente l’indirizzo amministrativo e le scelte di governo del Comune”.
Secondo Maida, Foti e Falvo, il sindaco avrebbe scelto una vera e propria “chiusura a riccio”, evitando accuratamente il terreno del confronto diretto. Non solo. Nel corso dell’incontro, a loro giudizio, “Donato sarebbe uscito completamente fuori tema, imboccando la strada degli attacchi personali e di pesanti cadute di stile, come strategia per sviare l’attenzione dalle criticità sollevate in queste settimane dalla minoranza, in particolare sul nodo della riscossione”.
Un passaggio che viene letto come il segnale di “una difficoltà politica evidente”. Per i firmatari della protesta, infatti, “il sindaco non è nelle condizioni di rispondere nel merito alle contestazioni e di chiarire fino in fondo se è tutto corretto”, preferendo rifugiarsi dietro il ruolo tecnico degli uffici. Una scelta ritenuta “inaccettabile” da chi contesta all’amministrazione di voler scaricare su strutture burocratiche responsabilità che, invece, sarebbero “puramente politiche” e che il primo cittadino continuerebbe a non volersi assumere.
Da qui anche l’insistenza su due parole che, secondo la nota, spiegano bene quanto accaduto: “paura” e “timore”. Paura del confronto, timore di un dibattito vero, aperto, pubblico, sui punti più controversi dell’azione amministrativa. Per questo la mancata concessione della parola ai consiglieri di minoranza viene considerata un fatto politico pesante, ancor più perché avvenuto in una sede convocata formalmente come assemblea pubblica. “Ma l’assemblea convocata per aprire un dialogo con la cittadinanza si è chiusa senza dialogo. Con una sola voce ammessa al microfono e tutte le altre lasciate fuori”.
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