
“Nell'articolo odierno del sindaco Donato, firmato dall'assessore Rizzo, si evidenziano due aspetti: ignoranza sostanziale dei fatti e reiterata negazione della verità”. Così scrive l’ex assessore comunale di Chiaravalle Centrale Claudio Foti, entrando nel merito delle dichiarazioni diffuse dalla maggioranza sul Convento dei Padri Cappuccini. Secondo Foti, l’intervento della Rizzo “arriva fuori tempo massimo”: “Una risposta tardiva, irrilevante sul piano istituzionale e del tutto fuori luogo, perché il luogo naturale per discutere del Convento era ed è il consiglio comunale. Lo abbiamo richiesto più volte, il sindaco lo ha negato più volte. Oggi ci provano a rimediare con un articolo sui giornali”.
L’ex assessore smonta poi l’autocelebrazione della maggioranza sulle iniziative culturali citate dalla Rizzo. “Si tenta di spacciare una presentazione di un libro per ‘apertura della struttura’. È ridicolo. Le iniziative di animazione del Convento citate nell’articolo sono totalmente scollegate dalla scheda progettuale da 400 mila euro. In quelle pagine non c’è alcuna riga che dica che basti aprire una sala per dichiarare operativo un Polo culturale, museale e documentale”.
“La scheda, infatti, prevede interventi coordinati su biblioteca, musei, sala teatro, aree esterne, restauro facciate, pavimentazioni, adeguamenti interni, attrezzature digitali e creazione del Centro Documentale. Niente di tutto ciò è stato attivato”.
Foti ironizza sull’improvvisa attenzione della Rizzo al “primo piano” della struttura, definita “tema che non ha alcun fondamento nel progetto vero”. “Non si capisce di cosa parlino quando alludono al primo piano. Il progetto approvato dall’amministrazione comunale e realizzato parla di opere ben precise, tutte indicate nella scheda: restauro facciate, adeguamenti interni dei musei, nuova pavimentazione, messa in sicurezza, allestimenti, dotazioni tecnologiche, software, arredi. La Rizzo non si è neppure accorta che gli ambienti del primo piano da lei sottolineati non sono stati interessati coinvolti né nel progetto né nella fase la realizzazione. Soltanto la sostituzione degli infissi ha coinvolto il piano primo per omogeneità della facciata. Le opere sono state realizzate. Il resto è invenzione politica buona solo per confondere i cittadini”. Foti risponde con sarcasmo all’insinuazione secondo cui un assessore dovrebbe “recarsi sui cantieri”. “Non si capisce cosa stiano inventando. Io giustamente non ho mai fatto ‘sopralluoghi’ da geometra, perché non spetta all’assessore ai lavori pubblici dirigere i cantieri: esistono i Rup, i direttori dei lavori, i tecnici. Se oggi loro vanno in giro a fare gli ispettori è affar loro, ma non era certo il mio metodo, se non in casi eccezionalissimi”.
Il punto più duro della replica riguarda la gestione — o meglio, l’assenza totale del Piano di gestione previsto nella scheda progetto ammessa a finanziamento. “La scheda progettuale parla chiarissimo: la gestione del Polo culturale doveva essere affidata tramite selezione pubblica a un soggetto giuridico competente, con personale dedicato, funzioni di coordinamento, attività didattiche, laboratori, seminari, marketing culturale, piano finanziario sostenibile. Chiedo: quali passi sono stati compiuti dall’amministrazione Donato per individuare il soggetto gestore? La risposta è semplice: zero. Ed è singolare che proprio l’assessore Rizzo — che non si è mai occupata del progetto durante il suo iter e che non compare in alcuna fase tecnica — oggi firmi un articolo per difendere ciò che non conosce”.
L’ex assessore definisce “gravissime” le affermazioni tecniche contenute nell’articolo della maggioranza: “L’articolo del sindaco e dell’assessore Rizzo testimonia una deriva amministrativa ormai incontrollabile. Si ignorano i contenuti del progetto, si confondono eventi sporadici con l’apertura del Polo culturale, si inventano competenze che non esistono, si mistificano funzioni, si disconoscono documenti ufficiali”.
Il progetto — ricorda Foti — non riguarda “aprire una stanza”, ma la creazione di un Polo culturale regionale, con: centro documentale, digitalizzazione manoscritti, rete con musei e poli bibliotecari, laboratori formativi, attività permanenti, personale dedicato, sostenibilità economica, sistema di gestione pubblica trasparente. “Tutto scritto nella scheda ufficiale, nero su bianco”. Foti conclude con un monito: “È inutile che oggi inventino narrative fantasiose. I documenti — quelli veri, quelli ufficiali — dicono un’altra storia. Il Convento doveva diventare un Polo culturale regionale, dotato di un modello gestionale strutturato. Oggi, nonostante gli annunci e i post, è chiuso, senza gestione, senza servizi, senza attività previste, senza alcuna trasparenza istituzionale. La verità non la decide un articolo scritto in fretta: la decidono i fatti”.
Nella sua controreplica, Foti pone poi una serie di interrogativi che, a suo dire, l’assessore Rizzo continua a evitare con ostinazione. “Domande semplici, dirette, ma rimaste senza alcuna risposta”.
La prima riguarda l’atto di indirizzo politico che avrebbe dovuto avviare la predisposizione del Piano di Gestione del Polo Museale tramite procedura ad evidenza pubblica: “Era un suo dovere istituzionale preciso – incalza Foti – e la mancata adozione non può che essere letta come un chiaro fallimento amministrativo”.
Il secondo nodo è ancora più evidente: “Perché, da vicesindaco, non ha mai fornito una spiegazione credibile sulla mancata apertura del Polo culturale?”. “Su questo – osserva Foti – si registra soltanto un silenzio totale: nessuna soluzione, nessun atto concreto, nessuna prospettiva”.
E poi l’ultimo punto: perché un comunicato firmato da un assessore, e non dal sindaco? “La sensazione – afferma l’ex assessore – è che Donato continui a sottrarsi al confronto nelle sedi istituzionali, delegando agli assessori il compito di coprire un silenzio sempre più imbarazzante”. Secondo Foti, l’assessore non solo eviterebbe le questioni di merito, ma avrebbe scelto di “replicare con il linguaggio del Sindaco, tentando inutilmente di infangare la mia persona”. Un tentativo “privo di fondamento e di legittimazione, dal momento che non ha né la forza politica né l’autorevolezza, né – soprattutto – le competenze per farlo”. L’ex assessore non risparmia un passaggio tagliente: “Chi ha sempre vissuto di luce riflessa, amministrando idee non proprie, dovrebbe interrogarsi sul proprio operato prima di giudicare quello altrui”.
Foti rilancia poi l’invito a un confronto pubblico, “anche immediato, nella data che riterrà più opportuna”. Una disponibilità totale, che sottolinea con una punta di sfida: “La scelga lei: io non ho alcuna difficoltà ad argomentare fatti e documenti. Altri, invece, continuano a evitarlo”.
Il resto, conclude, “non è che un tentativo maldestro di alzare polveroni per nascondere responsabilità evidenti”. Una stoccata finale che chiude una replica dura, carica di accuse politiche e amministrative, e che riapre un confronto destinato a non esaurirsi qui. “Alla fine, se Donato e la Rizzo vogliono davvero scrivere una storia credibile sul Convento, dovranno prima imparare a leggerla: perché finora l’unica cosa che hanno aperto è il fiato alla bocca, non le porte della verità”.
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