Chiaravalle, Foti e Maida chiedono l’annullamento della delibera sugli incarichi PNRR

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Esposto a sindaco, giunta, prefettura, Corte dei conti e revisore: i consiglieri di minoranza segnalano presunti profili di illegittimità sulla proroga fino al 31 dicembre 2026

  17 marzo 2026 11:53

I consiglieri comunali di minoranza Claudio Foti e Vito Maida hanno formalmente chiesto l’annullamento d’ufficio, in autotutela, della deliberazione di Giunta n. 32 del 10 marzo 2026, con la quale l’amministrazione ha disposto la proroga fino al 31 dicembre 2026 di due incarichi di lavoro autonomo relativi ad attività di monitoraggio, controllo e rendicontazione di progetti finanziati, anche nell’ambito del PNRR.

La richiesta è stata indirizzata non solo al sindaco e alla giunta comunale, ma anche al Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza, al prefetto di Catanzaro, alla Corte dei conti – Sezione regionale di controllo per la Calabria, alla Procura regionale contabile e al revisore dei conti. Nel documento, i due consiglieri parlano di “plurimi profili di illegittimità” e sollecitano una verifica urgente anche sotto il profilo amministrativo-contabile.

Al centro della contestazione vi è anzitutto la durata degli incarichi. Secondo Foti e Maida, il quadro normativo, contrattuale e applicativo richiamato negli atti non consentirebbe di superare il limite massimo complessivo di 36 mesi. I due consiglieri richiamano, in particolare, sia lo schema contrattuale predisposto dall’Agenzia per la Coesione Territoriale, sia una nota del 30 settembre 2025 del soggetto gestore del programma, nella quale sarebbe stato ribadito che i contratti non possono eccedere cumulativamente tale soglia temporale. Alla luce delle date di sottoscrizione dei due rapporti, la proroga fino alla fine del 2026, secondo i firmatari della nota, porterebbe a oltrepassare in modo significativo quel limite. Per uno dei due incarichi, inoltre, viene evidenziato un ulteriore dubbio: alla data della delibera il rapporto, sempre secondo i consiglieri, risulterebbe già scaduto, mettendo quindi in discussione la stessa configurabilità giuridica di una vera “proroga”.

Un secondo punto contestato riguarda il contesto finanziario nel quale l’atto sarebbe stato adottato. Foti e Maida sostengono infatti che la deliberazione sarebbe intervenuta in regime di esercizio provvisorio, in assenza dell’approvazione del bilancio di previsione 2026-2028. In tale situazione, osservano, la normativa limita l’assunzione di spese ai soli casi consentiti dalla legge. A loro giudizio, la proroga di incarichi di lavoro autonomo per attività di monitoraggio e rendicontazione non apparirebbe, allo stato degli atti, immediatamente riconducibile a spese obbligatorie o indifferibili, né l’atto motiverebbe in modo puntuale le ragioni giuridiche e contabili che ne avrebbero consentito l’adozione.

Nel mirino finisce poi il parere di regolarità contabile. I due consiglieri lamentano che esso sarebbe formulato in maniera generica, con riferimento a non meglio precisati “pertinenti capitoli di bilancio”, senza indicazione chiara del capitolo interessato, della disponibilità effettiva delle somme, del titolo giuridico-contabile che ne consentirebbe l’utilizzo in esercizio provvisorio e della puntuale imputazione della spesa. Una carenza che, secondo la minoranza, inciderebbe sulla funzione di garanzia che il parere contabile è chiamato a svolgere.

Tra i profili segnalati compare anche un possibile conflitto di interessi. Nella nota si rappresenta infatti che il parere contabile sarebbe stato sottoscritto da un funzionario legato da un rapporto di parentela in linea retta di primo grado con uno dei beneficiari della proroga. Una circostanza che, se confermata, secondo Foti e Maida imporrebbe verifiche puntuali sugli obblighi di segnalazione e astensione, in nome dei principi di imparzialità e trasparenza dell’azione amministrativa.

Per i due consiglieri, il quadro complessivo delineerebbe una situazione di “grave criticità amministrativa e contabile”, tale da rendere necessario un riesame urgente del provvedimento. Da qui la richiesta al sindaco di promuovere il ripristino della legalità amministrativa, valutando l’annullamento d’ufficio della delibera ai sensi dell’articolo 21-nonies della legge 241 del 1990, con eventuale sospensione cautelativa degli effetti dell’atto nelle more della decisione.

Nella stessa nota vengono chiamati in causa anche gli altri organi competenti: alla giunta viene chiesto di riesaminare collegialmente il provvedimento; al Responsabile anticorruzione di valutare gli aspetti inerenti al conflitto di interessi e ai presidi interni di trasparenza; al prefetto di esaminare i profili di regolarità amministrativa; alla Corte dei conti di approfondire quelli connessi alla gestione finanziaria; alla Procura contabile di verificare eventuali responsabilità amministrativo-contabili; al revisore, infine, di controllare con urgenza la compatibilità della spesa con l’esercizio provvisorio, la copertura finanziaria, la congruità del parere reso e gli eventuali effetti sugli equilibri di bilancio.

A corredo della segnalazione, Foti e Maida hanno allegato la deliberazione di Giunta n. 32 del 10 marzo 2026, la determina del Responsabile del Settore tecnico n. 112 del 30 agosto 2022 con lo schema di avviso e di contratto, le determine dalle quali risultano i riferimenti dei contratti sottoscritti e ogni altro atto utile a documentare le date di decorrenza e cessazione dei rapporti, oltre al contenuto della nota del 30 settembre 2025 richiamata nell’esposto.

La vicenda è ora destinata a spostarsi sul piano delle verifiche istituzionali. Sul tavolo resta una questione delicata, che intreccia legittimità amministrativa, correttezza contabile e trasparenza dell’azione pubblica, e che potrebbe aprire un nuovo fronte politico nel già acceso confronto tra maggioranza e opposizione a Chiaravalle Centrale.


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