
Il consigliere comunale contesta la gestione di una passività collegata a un decreto ingiuntivo divenuto esecutivo di 109.463,31 euro: all’avvocato pagati 3.597,86 euro
20 settembre 2026 09:51Una vicenda amministrativa e contabile legata a un decreto ingiuntivo nei confronti del Comune di Chiaravalle Centrale finisce al centro di una dura presa di posizione del consigliere comunale Claudio Foti. Il caso riguarda il decreto ingiuntivo n. 856/2025 del Tribunale di Catanzaro, emesso il 24 novembre 2025 a favore della società Baffa Costruzioni srl, non opposto dal Comune e successivamente dichiarato esecutivo il 22 gennaio 2026. Secondo quanto ricostruito da Foti, il Comune risultava debitore per capitale, interessi e spese legali: “Il mancato pagamento integrale e tempestivo ha poi determinato, il 26 maggio scorso, la notifica di un atto di precetto per complessivi 109.463,31 euro”. È proprio la gestione successiva di questa posizione debitoria che il consigliere mette in discussione.
Il nodo del passaggio in Consiglio comunale
Il punto principale sollevato da Foti riguarda “il ruolo del Consiglio comunale”. Nella sua nota il consigliere richiama l’articolo 194 del Testo unico degli enti locali e sostiene che, “trattandosi di una passività derivante da un provvedimento giudiziario esecutivo, sarebbe stato necessario il riconoscimento del relativo debito fuori bilancio da parte dell’assemblea consiliare”. Nella ricostruzione proposta dal consigliere, invece, questo passaggio “non risulta”. Da qui la contestazione politica: “Una materia con rilevanti conseguenze economiche per il Comune è stata gestita senza il necessario coinvolgimento del Consiglio, privando – sostiene Foti – i rappresentanti eletti della possibilità di esaminare e discutere la vicenda”.
La questione assume particolare rilievo perché, secondo Foti, “il passaggio consiliare non ha una funzione meramente formale, ma rappresenta uno degli strumenti attraverso i quali l’assemblea esercita il proprio controllo sulle passività dell’ente e sulle relative responsabilità amministrative”.
La determina per le spese legali
Un secondo elemento riguarda la determinazione n. 234 del 30 luglio 2026, pubblicata all’Albo pretorio il 4 agosto. Con quell’atto il responsabile del Settore Affari generali ha impegnato 3.597,86 euro per il pagamento della parcella dell’avvocato della società creditrice. La somma comprende competenze professionali, rimborso forfettario, Cassa previdenziale, bollo e spese esenti.
Ed è proprio sulla formulazione dell’atto che si concentra un’altra contestazione. La determina parla infatti di pagamento delle spese legali «in distrazione» direttamente al professionista.
Foti sostiene però che nel decreto ingiuntivo “non vi sarebbe una specifica pronuncia di distrazione delle spese in favore dell’avvocato e che il titolo giudiziario disporrebbe il pagamento in favore della parte ricorrente, cioè Baffa Costruzioni”. Nella documentazione richiamata dal consigliere non risulterebbero inoltre deleghe all’incasso o cessioni del credito.
Foti: «Serve chiarezza sulla gestione dei soldi pubblici»
Sul piano politico, il consigliere pone quindi una questione più ampia: “Come vengono gestite le passività che ricadono sulle casse comunali e quale spazio viene riconosciuto al controllo del Consiglio?”.
La vicenda si inserisce inoltre nel dibattito già acceso intorno al Polo culturale ricavato nell’ex Convento dei Padri Cappuccini, opera al centro delle contestazioni politiche richiamate dallo stesso gruppo di opposizione.
Per Foti il problema non è soltanto l’esistenza del debito, ma il procedimento seguito per affrontarlo: dalla mancata opposizione al decreto ingiuntivo fino agli atti con i quali sono state impegnate ulteriori somme. Una sequenza sulla quale il consigliere chiede che venga fatta “piena chiarezza, soprattutto sotto il profilo della trasparenza e del rispetto delle prerogative dell’assemblea elettiva”.
Nella presa di posizione di Foti c’è anche un passaggio dal forte significato politico che chiama in causa il ruolo dell’assessore con delega alla legalità e alla trasparenza. Il consigliere si domanda “quale sia stata la funzione di quella delega di fronte a una vicenda che presenta criticità proprio sul piano della correttezza procedurale, della trasparenza amministrativa e del rispetto delle prerogative del Consiglio comunale”. Il rilievo, in questo caso, non riguarda l’attribuzione di responsabilità personali, ma pone una questione politica precisa: “Se legalità e trasparenza costituiscono un impegno qualificante dell’amministrazione, episodi di questo tipo dovrebbero essere oggetto di particolare attenzione e di chiarimenti pubblici puntuali”.
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