Chiaravalle, Lucio Falvo: "Offesa la memoria di mia madre"
15 agosto 2026 15:50Una vignetta anonima, dai contenuti pesantemente offensivi e diffamatori, ha chiamato in causa non soltanto la sua persona e il suo impegno pubblico, ma anche la memoria della madre. È quanto denuncia Lucio Falvo, esponente del movimento civico “La Panchina”, che annuncia di avere già affidato la vicenda al proprio legale di fiducia e di essere intenzionato a procedere per vie giudiziarie.
Falvo riferisce di aver ricevuto da terzi il contenuto della vignetta, nella quale viene stato direttamente citato. Una rappresentazione che definisce senza mezzi termini «vomitevole», «un’immondizia diffamatoria, infamante, umiliante, ingiuriosa e squallida», attribuendone la realizzazione a persone che, a suo giudizio, avrebbero deliberatamente oltrepassato i confini della normale dialettica politica e personale.
Ma è soprattutto un elemento ad avere provocato la reazione più dura dell’esponente de “La Panchina”: il riferimento alla madre.
«Il peggio, la prova definitiva della totale assenza di dignità, umanità e decenza – afferma Falvo – è l’aver tirato in ballo anche mia mamma, la persona più nobile, pura e straordinaria che abbia mai calpestato questa terra, almeno per me. Toccare lei significa aver oltrepassato ogni limite concepibile».
Parole che segnano, nelle intenzioni di Falvo, un confine netto tra il confronto, anche aspro, sulle questioni pubbliche e l’attacco alla sfera personale e familiare.
Da qui la decisione di ricorrere alla magistratura. «Ho già dato mandato al mio legale di fiducia – annuncia –. L’azione legale partirà nell’immediato ed è destinata a essere implacabile. Zero sconti e zero tolleranza».
«Io ci ho sempre messo la faccia, alla luce del sole, esponendo le mie idee a testa alta, senza infingimenti e senza paura», sottolinea. Agli autori della vignetta rivolge invece l’accusa di essere «codardi», capaci, a suo dire, soltanto di colpire senza assumersi pubblicamente la responsabilità delle proprie affermazioni.
Il messaggio si conclude con un avvertimento altrettanto netto: «Non c’è tana in cui possiate nascondervi».
La vicenda, dunque, potrebbe ora spostarsi dal terreno della polemica pubblica a quello giudiziario. Sul piano politico, intanto, Falvo pone una questione più generale: quella del limite che dovrebbe separare la critica, anche feroce, dall’attacco personale e, soprattutto, dal coinvolgimento degli affetti e della memoria familiare. La campagna elettorale è già iniziata, in un clima di veleni e bassezza.
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