Cimino: “Le mie parole del cuore per te, Catanzaro mia”

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  13 febbraio 2026 15:19

di FRANCO CIMINO


Piove sulla Città, sulle case, sulle strade, sui campi ancora liberi e sulle coste dei suoi colli.
Trema la terra dalla ferita che scende nel profondo delle sue viscere.
S’agita il mare e s’alza a dieci metri.
E cresce onda con onda prima di battere con forza sulla costa, la battigia e le brutte cose che l’uomo gli ha “imposto” davanti. Si muove il vento e con la stessa forza del mare.
Batte con insistenza su porte e finestre. Rovina su alberi e lampioni, insegne luminose e auto spente.
Batte più forte sulla paura della gente. Non del vento.
Non della pioggia. Non del Mare.
Ma della terra che si sfarina.
Delle strade che si rompono sotto i piedi delle persone e le ruote di “chi”le trasporta.
Paura degli alberi che cadono come i lampioni.
Paura per gli alberi che cadono come lampioni privi di saldezza dentro lo spazio che li radica e protegge.
Paura per le persone, che nell’abbandono dei più diversi abbandoni cadono sotto la pioggia battente, il vento rovinoso, la strada che si rompe.
Piove sulla mia Città e tira vento mentre la sua terra trema.
E dalla politica che non lo è più, devastata da mediocrità intellettuale e pochezza morale, individualismo e sete di potere, che si abbattono vigliaccamente su di essa più violentemente di mille uragani, di cento frane, di dieci mareggiate.
Ché inganni e ipocrisie del potere distruggono maggiormente.
Massacrano la fiducia e la speranza. 


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