Cimino: "Non è pazzo nè scemo: il potere dietro la maschera e il nuovo ordine mondiale"

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Capire le strategie del potere per non diventare spettatori inconsapevoli del nostro futuro.

  15 ottobre 2026 18:40

di FRANCO CIMINO

I detti antichi sono sprazzi di luce sul pensiero non istruito. Sono autentiche schegge di un pensiero filosofico. Sono le pagine non scritte di un libro non stampato. Sono perle di quella saggezza antica che non aveva bisogno dei libri.

Ogni detto è un pensiero filosofico. Una lente di ingrandimento sui fenomeni sociali e, pertanto, un utile strumento di indagine, sia pure elementare, sociologica. Insomma, brevi frasi per un pensiero lungo.

Alcuni contenevano anche una sorta di profezia: un avvertimento per tenere alta la guardia su ciò che sarebbe potuto accadere, o che quasi certamente sarebbe accaduto, se non si fosse stati attenti.

Proverò oggi a servirmi di un detto che mi aiuti a dire ciò che non sono riuscito a spiegare in quasi due anni, a partire da quel novembre delle elezioni del nuovo presidente degli Stati Uniti d’America.

Il detto l’ho appreso dal mio papà, l’uomo buono e bello, intelligente e saggio, che aveva frequentato soltanto una parte delle scuole elementari.

È questo:

«Statti attentu, ca chidru fa u scemu pemma non va a la guerra».

Stai attento, perché quello fa lo scemo per non andare in guerra.

È il pensiero che molti osservatori e appariscenti intellettuali, per non dire sedicenti tali, hanno adottato di fronte alle prime uscite di quell’uomo, con quella mimica comica e quella parlata che ricordavano le altrettanto comiche imitazioni di personaggi tristi della metà del secolo scorso, riprese, in parte, anche da qualcuno all’inizio degli anni Novanta.

«Vuoi vedere che quello fa lo scemo per non andare in guerra? Tra l’altro, l’ha pure detto che alle guerre non ci vuole andare e che quelle degli altri le vuole subito chiudere: tempo solo tre giorni, ed è fatta».

E invece le guerre sono rimaste, diventando ancora più feroci, comprese quelle di questi ultimi quattro anni.

E altre guerre ne ha aperte. Una, addirittura, assai pericolosa per le possibili conseguenze sul resto del pianeta.

Nucleare contro nucleare: non si annullano, ovvero uno non prevarrà mai sull’altro. Si sommano e moltiplicano la loro potenza distruttiva su un’area vastissima del nostro pianeta.

«Chi scemu? Tu dissi eu ca era scemu?».

È la frase che potrebbe pronunciare qualcuno al bar o all’osteria, per correggere quel detto e inventarne un altro, più moderno. Anzi, proprio di questi giorni. Gli presto le parole:

«È pacciu, propriu iutu e capu. Mo, u caccianu a caci!».

È pazzo, proprio fuori di testa. Adesso lo cacciano a calci!

Che scemi che sono! Scemi e ignoranti coloro che pensano questo e trattano l’uomo più potente del mondo come uno scemo e un pazzo.

E invece non è così.

Il tycoon, che si dice allievo di un grande italiano, che su quel palcoscenico l’ha preceduto, è uno che, prima di tutti gli altri leader e politici del mondo occidentale, ha capito come costruire sulla propria persona una nuova figura di capo politico.

Un capo che fa filtrare nell’esercizio del potere una nuova forma di autoritarismo, sulle onde della popolarità e della demagogia, presentandosi come un padre della nazione amorevole e protettivo, capace di regalare sogni e mance ai poveri, che la nuova economia accresce sia in numero sia in povertà.

Il presidente degli Stati Uniti, eletto con un largo consenso popolare, è un uomo geniale, non soltanto in economia, quella sua degli affari e degli interessi spregiudicati, ma anche in politica.

Una politica che usa la logica economica per legittimare un potere autoritario, fondato sulla possibilità di decidere liberamente del destino del proprio popolo e di tutti i popoli del mondo.

Una politica divisiva, costruita sulla divisione, per essere collaterale e di sostegno a un’economia fondata proprio sulla divisione in due della società e del mondo.

Una divisione nella quale ci siano, da una parte, i ricchi e, dall’altra, i poveri, senza più, nel mezzo, quella enorme area nella quale poter modificare in positivo il proprio stato personale e la propria condizione sociale.

Un mondo diviso nettamente in due. Non in due metà, ma in due parti diseguali, sempre più diseguali: da una parte, una piccolissima fascia di popolazione che detiene il novanta per cento delle ricchezze del pianeta; dall’altra, la restante parte della popolazione, quel novanta per cento che deve spartirsi, anzi, ammazzarsi al proprio interno per prendere, letteralmente prendere, quel dieci per cento rimasto.

Una divisione di carattere ideologico prima ancora che morale, politico prima ancora che umano. Una divisione che bisogna mantenere ben salda, perché è quella che meglio garantisce le guerre e l’odio fra innocenti che le subiscono e giovani innocenti, mandati armati nei campi di battaglia.

Sono proprio coloro che detengono quel dieci per cento a servirsi delle guerre per accrescere e moltiplicare le proprie ricchezze. E i politici da essi sostenuti si alimentano dell’illusione di poter allargare il proprio potere personale sulla propria nazione e su quelle degli altri Paesi, i cui popoli saranno derubati del proprio futuro attraverso quelle stesse guerre.

Chi pensa che il capo dell’amministrazione americana sia un pazzo, uno scemo, rischia di non comprendere la portata delle sue azioni e delle strategie che possono accompagnarle.

Oppure è uno che dorme ancora sui due cuscini, sempre più logori, in quel letto sempre più disfatto: il cuscino dell’ottimismo sterile, quello del «verrà sempre qualcuno a salvarci», e quello del pessimismo cosmico, secondo cui ormai è tutto finito e non ci sarebbe più nulla da fare, se non attendere, con rassegnata fiducia, che sia meno pesante il destino che ci attende sul piano individuale.

C’è in atto, da almeno un ventennio, una cultura ombrata, già scura, molto scura di suo, che sta avanzando nel mondo, approfittando del continuo logorio delle democrazie.

Un logorio al quale ha l’innominato contribuito facendo mancare loro prima l’acqua e poi, via via, le regole delle Costituzioni che le hanno fatte nascere e camminare verso il progresso, anche la distrazione delle masse popolari, dalle fatiche del vivere sottratte alla vigilanza democratica e civile.

Per riuscirci al meglio, è stata creata la più avanzata tecnologia della comunicazione: una comunicazione che, privata di qualsiasi pluralismo, è diventata l’unica voce che parla al mondo degli esseri umani.

Esseri umani sempre più stretti tra bisogni inventati ad hoc e nuova ignoranza. Bisogni e ignoranza che hanno fatto perdere la coscienza di sé, l’orgoglio dell’io, il valore del noi, tutti quei principi e valori che tengono insieme le persone e ne fanno un popolo dotato di coscienza e intelligenza, capace di impiegarle per continuare a essere protagonista della storia.

Della propria storia e di quella dell’umanità.

Essere consapevoli e costruttori del futuro: il proprio e quello del mondo intero.

Quel dieci per cento che si è fatto padrone di tutto, oggi anche dell’Intelligenza Artificiale, o Intelligenza Speciale (Superiore?), per dirla con quel presidente degli USA, che, con la famiglia, ci ha messo sopra le mani degli affari, controlla e domina quella larga parte di gente stordita dall’insistente propaganda del nulla.

Costoro aspettavano soltanto l’uomo che apparisse forte, per completare questo disumano disegno. Il nuovo uomo della Provvidenza, come lo stesso presidente americano dice di sé dopo essere scampato all’attentato subito in piena campagna elettorale.

L’attesa dell’uomo forte, per creare una nuova Internazionale, rovesciata rispetto a quella pensata come il tutto della rivoluzione proletaria o, per dirlo con parole cristiane, rispetto alla ribellione degli ultimi e dei diseredati.

Come chiamare questa nuova ideologia, ricorrendo alle vecchie parole della politica? Nuova destra, rispetto a quella della metà del Novecento?

Datele il nome che volete. Quel che serve è capire che cosa voglia fare, che cosa abbia già fatto, dove voglia portare questa umanità sofferente.

Il progetto ideologico, prima ancora che politico — perché di questo si tratta — è creare un nuovo ordine mondiale, fondato sulla legittimazione della disuguaglianza e sul potere dei forti rispetto ai poveri, mantenuti nella povertà da un sistema che arricchisce pochissimi privilegiati, paradossalmente sfruttando proprio la povertà che esso stesso crea.

Un nuovo ordine mondiale in cui domina, in forma assoluta, una nuova figura di capitalista: colui il quale detiene l’Intelligenza Artificiale sempre più sofisticata e il dominio dello spazio, nel quale l’IA potrà esercitare meglio il suo potere sull’intero pianeta, prima che esso sia abbandonato al proprio destino rovinoso.

Ma non è finita. Non può finire qui.

Non possiamo rassegnarci a questo futuro già presente.

L’uomo non può diventare la minoranza emarginata del nuovo pianeta. Non può e non deve rinunciare al dovere di tornare a essere protagonista della vita e architetto di tutto ciò che può renderla migliore. Più libera. Più vera. Più vita.

Bisogna che le donne e gli uomini onesti e di buona volontà si rimbocchino le maniche, escano dalle gabbie nelle quali sono stati imprigionati e lottino uniti per ribaltare quel disegno criminoso e disumano.

C’è ancora tanto da fare per arrestare questo processo e riportarlo indietro, là dove è partito.

C’è tanta speranza ancora. Vi sono ancora tante forze vive e propulsive.

C’è ancora tanta gente che pensa in alto e che ha un cuore enorme.

E in essa ci sono uomini e donne che pensano col cuore, o che hanno un cuore che batte pensiero e produce pensieri. Forza, dunque, andiamo a camminare!