di FRANCO CIMINO
Ancora missili sulle città, sui paesi e sui territori chiamati alla guerra. Piovono come grandine sulle teste. E le perforano.
La guerra finirà quando la guerra distruggerà se stessa. Lo ripeto ancora. Fino a quando ci sarà una vita da uccidere, una famiglia da massacrare, una donna da annientare, un anziano da eliminare, una casa, una scuola, un campo sportivo da abbattere, un sito militare, un laboratorio strategico o un centro nucleare da demolire, la guerra continuerà a fare il suo corso. E i signori che la muovono continueranno a svolgere pienamente il loro lavoro.
Una strategia dopo l’altra, secondo l’ordine cronologico che la follia bellica ha definito, la guerra proseguirà. Dove c’è da colpire, colpirà.
Gli ospedali, i centri di accoglienza, i luoghi che offrono servizi alle persone e sollievo alla fame che colpisce le popolazioni durante le guerre e gli assedi dei loro territori: tutto diventa bersaglio.
L’obiettivo da colpire, adesso, l’ultimo che resta, è la distruzione delle chiese, dei templi, dei luoghi di culto, delle biblioteche dove sono custoditi libri da cancellare( il nazifascismo li bruciava nelle vie), dei musei, dei palazzi monumentali e di tutti quei luoghi nei quali sono conservate opere d’arte di grande valore.
Distruggere i simboli della storia e i beni culturali più preziosi sarà l’ultimo colpo inferto a questo o a quel Paese soccombente; poco importa che sia l’Ucraina, il Libano, l’Iraq o l’Iran.
Quel che conta è capire quanto la distruzione delle vite umane e quella dei beni culturali, delle opere d’arte, dei simboli della cultura e del patrimonio di un determinato Paese siano profondamente intrecciate e pesino enormemente.
Non oso dire che un quadro, una scultura o un manoscritto valgano quanto una vita umana. Questo no. La vita umana è incommensurabile.
Ma la distruzione dell’intero patrimonio artistico concorre alla cancellazione dell’identità di un popolo e della sua storia. E questo atto criminale ha il peso di un genocidio culturale. E di un’offesa grave all’intera umanità. Il patrimonio culturale di un paese è un bene incommensurabile per il mondo intero.
Ancora missili sulle città, sui paesi e sui territori chiamati alla guerra. Piovono come grandine sulle teste. E le perforano.
La guerra finirà quando la guerra distruggerà se stessa. Lo ripeto ancora. Fino a quando ci sarà una vita da uccidere, una famiglia da massacrare, una donna da annientare, un anziano da eliminare, una casa, una scuola, un campo sportivo da abbattere, un sito militare, un laboratorio strategico o un centro nucleare da demolire, la guerra continuerà a fare il suo corso. E i signori che la muovono continueranno a svolgere pienamente il loro lavoro.
Una strategia dopo l’altra, secondo l’ordine cronologico che la follia bellica ha definito, la guerra proseguirà. Dove c’è da colpire, colpirà.
Gli ospedali, i centri di accoglienza, i luoghi che offrono servizi alle persone e sollievo alla fame che colpisce le popolazioni durante le guerre e gli assedi dei loro territori: tutto diventa bersaglio.
L’obiettivo da colpire, adesso, l’ultimo che resta, è la distruzione delle chiese, dei templi, dei luoghi di culto, delle biblioteche dove sono custoditi libri da cancellare( il nazifascismo li bruciava nelle vie), dei musei, dei palazzi monumentali e di tutti quei luoghi nei quali sono conservate opere d’arte di grande valore.
Distruggere i simboli della storia e i beni culturali più preziosi sarà l’ultimo colpo inferto a questo o a quel Paese soccombente; poco importa che sia l’Ucraina, il Libano, l’Iraq o l’Iran.
Quel che conta è capire quanto la distruzione delle vite umane e quella dei beni culturali, delle opere d’arte, dei simboli della cultura e del patrimonio di un determinato Paese siano profondamente intrecciate e pesino enormemente.
Non oso dire che un quadro, una scultura o un manoscritto valgano quanto una vita umana. Questo no. La vita umana è incommensurabile.
Ma la distruzione dell’intero patrimonio artistico concorre alla cancellazione dell’identità di un popolo e della sua storia. E questo atto criminale ha il peso di un genocidio culturale. E di un’offesa grave all’intera umanità. Il patrimonio culturale di un paese è un bene incommensurabile per il mondo intero.




