Cinema e politica, Speziali: “Esterno notte, rappresentazione di una tragedia”

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images Cinema e politica, Speziali: “Esterno notte, rappresentazione di una tragedia”

  11 giugno 2022 08:31

di VINCENZO SPEZIALI

È difficile per me commentare qualsiasi opera che tratta il martirio -poiche` martirio fu- del Presidente Moro, ma -come sanno Maria Fida Moro e Franco Cimino (uno degli ultimi e credibili custodi della nostra storia democristiana)- all'uscita, non tanto della prima parte, ma soprattutto della seconda, ero a dir poco provato.

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Comprendo, il punto di vista di Stefano Andreotti -circa il film e per come ne 'esce' o è 'trattato' il padre- e lo rispetto pure, poiché io so -non pasolinianamente inteso- che i rapporti tra i due Presidenti, non fossero sempre idilliaci, ma da parte di entrambi, dell'uno verso l'altro, il rispetto e in alcuni casi la 'tenerezza' ,dovuta al pensiero degli anni giovanili passati assieme alla FUCI - di cui sono stati conseguenzialmente a capo, prima Moro e poi Andreotti e prima di loro mio nonno- dicevo gli anni fucini, sotto l'ala di Mons. Montini (futuro San Paolo VI°) quale Assistente Spirituale, emergeva nelle loro dinamiche di rapporto interpersonale.
È cosa notaria -e di quanto scrivo, ne sono testimoni tutti, dai familiari di entrambi i nostri giganti (ma Moro lo era di più...molto di più!), ai miei, così come ai molti che li frequentavano e sono ancora in vita- accennavo a come fosse risaputo, che tra i due chi era 'utilizzato' come pontiere, nei momenti caldi o di tensione, fosse proprio un pio parlamentare di Siderno -ovvero mio nonno, che era anagraficamente più grande e altrettanto aduso alle gerarchie vaticane- e a 'missione compiuta', quando si stemperava il tutto e il tempo da bonaccia volgeva al bello, se ne compiacevano, incontrandosi tutti e tre assieme.
Chiedo scusa per questa perifrasi, epperò pure ciò fa comprendere e conferma, il mio convinto e struggente modo o motivo, di essere così convintamente orgoglioso, della mia coerente storia democristiana, quasi fosse parte di un codice genetico, il quale non rinnego, ma rinnovo, giorno dopo giorno...al di là delle strumentali, piuttosto che false, insolenti e ignoranti, critiche, mosse per tali motivi, a noi tutti o a me in particolare.

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Certo, rimango sbigottito, quando nel film non vi è nemmeno un accenno all'incessante opera compiuta dal povero Riccardo Misasi -persino delegato dal Presidente Moro a presiedere il Consiglio Nazionale in sua vece- ma Bellocchio, tutto ciò non lo voleva fare emergere, poiché rimane quel comunista calunnioso che è e di cui non ci si deve meravigliare, pure a fronte dell'appello che questo cineasta firmò contro il povero Commissario Luigi Calabresi, prima della sua morte violenta e per mano di Lotta Continua, la quale non era proprio un' organizzazione di clarisse cappuccine, bensì di criminali e sinistrorsi extraparlamentari.
La cosa insopportabile, è persino la 'delicatezza' con la quale -sempre Bellocchio- tratteggia la figura di una dei brigatisti -che non erano idealisti di sinistra, poiché già di per sé sono un male assunto ed assoluto, bensì degli assassini strumentalizzati dai sovietici in primis e da altri dopo- ovvero il modo in cui tratta Adriana Faranda, facendola passare a metà strada tra il misticismo e l'umano, poiché essa -al pari degli altri suoi 'compagni' (che brutto termine)- era una criminale incallita, una fanatica cruenta e in seguito divenne assieme al suo compagno -Valerio Morucci- persino la 'divulgatrice' di un verbo confezionato ad arte -e di parte- in merito alla tragedia di cui sto parlando, non dimenticando qualche responsabilità -in ciò- del mio defunto amico Francesco Cossiga.

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Epperò, lo stesso Cossiga -ne sono convinto e l'ho detto sempre anche a Maria Fida- si era illuso, anzi era stato illuso, che il Presidente si potesse salvare e che fosse proprio lui -Francesco appunto- a salvarlo e a coordinare bene le indagini in merito, poiché Moro rappresentava la sua figura paterna.
Cossiga, ebbe un tale trauma emotivo che fu amplificato dalla sua notoria ciclotimicita` bipolare, sommata alla solitudine familiare e al dolore per la tragedia in corso.

Di tutto questo, Bellocchio, non ne tiene conto, si scaglia contro l'ennesimo defunto -avrei voluto vedere se avesse avuto il coraggio di tale 'opera' con Francesco in vita, poiché lui lo avrebbe polverizzato e in luogo alla sua assenza parlo io, in virtù del mio affetto e della conoscenza dei fatti- ma soprattutto stigmatizzo come il 'regista rosso', compia un tale vilipendio, caricaturizzando un uomo e il suo strazio (mi riferisco a Cossiga) e quasi divinizzi una dubbia e immorale signora (ovvero la Faranda, per l'appunto).

Nell'opera si staglia San Paolo VI° -da un punto di vista 'plastico' poco credibilmente rappresentato da Servillo, ma ben riportato per quello che passò, ciò che tentò e in che modo lo fece- così come si 'zoomma' l'episodio della visita di Mons. Antonello Mennini nel covo brigatista (a mio avviso mai allocato in Via Montalcini, così come ci rassegnano cronache, indagini e parziali sentenze, ma non tutte!) e le parole della confessione del Presidente, possono essere vere, poiché quello era lo stile, soprattutto se lo rapportiamo al momento tragico in cui viveva (o già non più viveva), per di più sapendo di congedarsi dagli affetti terreni e dalla vita in generale.
Un' ultima cosa: verissimo quanto è riportato dell'interno familiare e le parole, quelle parole di Nora Moro a Maria Fida ("se vuoi bene a papà vai via, esci da questa casa"), poiché cristallizzano un dissidio creato da Agnese e Giovanni (di cui si è occupata la seconda Commissione Parlamentare di inchiesta) proprio in merito alle loro frequentazioni del movimento di sinistra extraparlamentare -e il film non cita come Giovanni avesse avuto, in pieno sequestro in corso, un visto per lo Yemen, il quale produsse (a seguito di ciò?) l'inspiegabile eclissi di Yasser Arafat e dei suoi emissari titolati- e sempre in merito alla frase della moglie del Presidente (verso la figlia maggiore, cioè Fida) pochi ne siamo a conoscenza e ancora ne soffro, così come soffro, struggentemente, per tutta questa orribile storia.
Riposa in pace Presidente, quaggiù c'è chi ti ama e chi come me farà di tutto per onorare la tua memoria e l'impegno preso in preghiera che tu ed io sappiamo (e di cui solamente Fida ne è al corrente!), almeno per quanto mi riguarda e per come vorrei e tenterò di essere e fare.

Grazie, Presidente, di seguire il mio cammino, di proteggermi e di illuminarmi sempre: nessun martirio è paragonabile al tuo, se non quello di Nostro Signore!

 

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