Cinema Orso, la riflessione di Cimino: "Lì c'è tutta l'anima nostra"

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images Cinema Orso, la riflessione di Cimino: "Lì c'è tutta l'anima nostra"

  29 dicembre 2022 16:34

di FRANCO CIMINO

“Non è vero ma ci credo.” È il titolo di una simpatica commedia che Peppino De Filippo scrisse nel 1942 e della quale fu per decenni regista e interprete. Parla, lui napoletano fino al midollo, della superstizione e di quanto l’uomo più razionale ne resti quasi sempre vittima. Bella davvero. E divertente fino all’ultima scena dei tre atti.

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“Non ci credo neppure se fosse vero” è quanto dico io alla notizia diffusa in questi ultimi giorni che dà per acquisito da un privato la proprietà dell’immobile ormai noto come ex cinema Orso a Marina. La notizia non può essere vera anche se lo fosse, come pare accertato sia. Il privato, che evidentemente non porta responsabilità del fatto, che appare non solo legale ma anche trasparente, nel senso cioè che non potrebbe, anche per i più incalliti malpensanti, esserci nulla sotto, l’ha rilevato all’asta durante la terza e ultima battuta essendo andate deserte le prime due più costose. Un prezzo assai basso rispetto al primo, già basso di suo per il valore catastale e potenziale che sicuramente, come affermato da più parti, detiene quell’immobile storico situato nel quartiere più “ ricco e producente” della Città, dove i prezzi degli immobili sono alle stelle da almeno un decennio. Non ci credo neppure se vedessi il decreto del tribunale che ne assegnasse la proprietà.

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Non posso crederci neppure se volessi. Me lo impedirebbe la mia natura sentimentale, che, al pari di quella di migliaia di marinoti di un un paio di generazioni sotto e sopra la mia, con quei giovani della mia età lontana, hanno in quel cinema ricordi importanti e carichi ciascuno di mille significati. Ricordi vitali, che non sono mai diventati struggente nostalgia per la costante forza con cui li abbiamo difesi difendendo quei ruderi, pure pericolosi, che restavano su quello stesso punto di corso Progresso che lo videro nascere a metà degli anni cinquanta del secolo scorso. Sono rimasti, fatiscenti e brutti e pericolosi, nello stesso posto, nonostante l’abbandono di proprietari e del Comune, a denunciare la mala coscienza individuale e pubblica e nel contempo confermare una volontà che è propria di quella storia particolare. Essa ha detto e dice:” io sono nato cinema. Per trent’anni ho fatto il cinema e nessuno si azzardi a fare di me tutt’altra cosa.” Eh sì, perché nelle comunità vere e vive, anche le cose parlano. A Marina lo sappiamo molto bene. Ha parlato la spiaggia mentre veniva erosa. Le pinete mentre vivano distrutte. La terra bella quando veniva sepolta dal cemento. Ha parlato il cielo e il mare, quando venivano coperti alla vista da centinaia di palazzi altissimi. Tutte hanno parlato con dolore. Tutte hanno gridato inascoltate la loro protesta e la loro denuncia politica. Così hanno fatto quei ruderi sul Corso. Pure le staccionate, con fragili e cadenti pareti di legno ammalorato, hanno parlato. Per questo motivo tanti marinoti, magari nascondendo il senso di colpa per le mancate corali battaglie sui temi di cui sopra, si sono impegnati, specialmente negli ultimi, anni a difesa del Cinema. I più avvertiti sul piano politico ne hanno auspicato, per le opportunità favorevoli maturate per legge nel corso del tempo, l’acquisizione al patrimonio comunale, tra l’altro a costo quasi zero. Perché questa decisa scelta politica? Troppo evidente per spiegarlo. Ma in sintesi la ribadisco pure io.

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Il Comune che ne avesse acquisito la proprietà non solo avrebbe più facilmente garantito la permanenza del Cinema, ma, attingendo ai numerosi finanziamenti pubblici, regionali, nazionali ed europei, avrebbe potuto realizzare in quel luogo un Polo culturale dalle molteplici funzioni culturali, artistiche, ricreative. In più svolgendo una grande opera sociale, contenente gli strumenti della formazione dei giovani, della ri-formazione di adulti e anziani e della ri-socializzazione di una comunità da anni a rischio, anche qui molteplice. Compreso quello della perdita totale di identità e di cittadinanza comune. Su questo tema (anche su questo tema o soprattutto su esso e il porto, oltre per gli altri sull’intera Città ben noti), io mi sono speso. Sulla promessa ai marinoti, e non solo, che mai avrei arretrato su questa battaglia, ho chiesto il sostegno elettorale per Nicola Fiorita, che coraggiosamente ne aveva assunto una sorta di nuova paternità.

Paternità che è diventata parte del suo programma elettorale e promessa “ giurata” che il cinema Orso sarebbe rinato e per le mani rivoluzionare della nuova Amministrazione. Il mio compiacimento era divenuto certezza dinanzi al pieno accoglimento di quella mia proposta da parte del sindaco nuovo. Una proposta organica che, qualcuno le ricorderà, partendo da quel numero civico tante si sarebbero mosse a forma di elle lungo i bassi edifici che giungono fino a via Murano, per far nascere uno dei più moderni complessi culturali, con annessa una grandissima libreria super attrezzata, dell’intero Mezzogiorno. Il risultato di questa’opera nel tempo, anche breve, avrebbe consentito di costruire in quel polmone, la perla sul mare di Catanzaro, una realtà più sana, moderna e progredita, socialmente evoluta priva di rischi sociali e di criminalità di qualsivoglia natura. Una criminalità nel frattempo sconfitta da sé stessa deprivata del suo ossigeno funzionale. Il percorso virtuoso per costruire sull’unità realizzata del nostro territorio, una grande Catanzaro, sulla sua natura bellissima, troverebbe in tutto questo mio dire il suo primo enorme inizio, dagli altri che nel frattempo potrebbero partire, muovendo dalle sue splendide alture di Sant’Elia( tutta)-Pontegrande.

No, non ci credo anche se fosse vero ciò che è stato detto anche da autorevoli consiglieri comunali in questi giorni. Il cinema Orso non si tocca. E Fiorita, il sindaco che conosce bene l’importanza di questa sua e nostra affermazione, presto ce lo dirà. Lo dirà a tutta la Città. Vero sig. Sindaco?

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