
Nella notte tra il 2 e il 3 febbraio scorso, con l’ennesimo sportello automatico fatto esplodere stavolta a Santa Margherita di Savoia, si è chiuso il cerchio investigativo su una lunga serie di assalti ai bancomat. Poche ore dopo, infatti, i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Taranto hanno eseguito cinque fermi nei confronti di altrettante persone ritenute coinvolte in una sequenza di colpi messi a segno tra Sud e Centro Italia.
Solo in un secondo momento gli investigatori hanno ricostruito l’intero percorso criminale, risalendo fino a novembre 2025 e collegando almeno 17 episodi avvenuti in province diverse. Tra le regioni interessate, anche la Calabria, dove la banda avrebbe agito più volte tra il Cosentino e due centri del Catanzarese, colpendo gli Atm di Vallefiorita e Decollatura.
Secondo quanto emerso dalle indagini, il gruppo si sarebbe spostato rapidamente da un territorio all’altro, prendendo di mira sportelli automatici di vari istituti di credito in Puglia, Basilicata, Campania e Lazio. Il bottino complessivo degli assalti viene stimato in circa 170mila euro.
Il metodo utilizzato era quello della cosiddetta "marmotta”", una tecnica che prevede l’introduzione di cariche esplosive all’interno del bancomat e la successiva asportazione del denaro non compromesso dai sistemi di sicurezza a inchiostro.
Tra i fermati figura anche il presunto capo dell’organizzazione, Cataldo Bartolo, 46 anni, originario di Bari, per il quale è stata disposta la custodia cautelare in carcere. Arresti domiciliari, invece, per Alessandro Longo (28 anni), Valentino Intini (21), Rocco Fronza (20) e Simone Vinella (20).
I provvedimenti, eseguiti nella serata di giovedì 4 febbraio, sono ora al vaglio del giudice per le indagini preliminari, che dovrà esprimersi sulla loro convalida. L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Taranto, resta aperta per eventuali ulteriori sviluppi.
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