Commissione antimafia. L'audizione di Longo: "Su alcuni episodi legati ai vaccini sono state informate le Procure"

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  12 maggio 2021 22:29

"Non da adesso ma da parecchi anni nella sanità calabrese è stata presente e per certi versi lo è ancora e lo dimostrano le indagini delle Dda di Reggio Calabria e Catanzaro sulle infiltrazioni della 'ndrangheta. E non si può parlare di casi eccezionali". Lo ha detto il commissario alla sanità della Calabria Guido Longo sentito in Commissione antimafia sulla presenza della 'ndrangheta nella sanità calabrese. "Mi stupisce e mi rincresce che si risponda in questo modo quando la Commissione antimafia chiede dei dati e forse si sconosce la normativa che rende la risposta obbligatoria", ha aggiunto Longo riferendosi a quanto detto in apertura dal presidente della Commissione Nicola Morra che alcune Aziende calabresi non hanno risposto al quesito inviato il 9 aprile scorso dalla commissione mirante a sapere di eventuali infiltrazioni delle cosche nel settore delle vaccinazioni. Nel caso dell'Azienda ospedaliera di Cosenza, ha detto Morra, il dirigente ha opposto un "diniego reciso" motivandolo con motivi di privacy.

"Ci sono tante indagini in corso delle Dda di Reggio Calabria e Catanzaro e mi auguro che si faccia luce su qualche altro episodio perché è assolutamente disdicevole pensare che si possa fare il vaccino perché si è amico o perché è affiliato ad una 'ndrina di 'ndrangheta è veramente odioso e non lo tollero assolutamente. Per quanto riguarda poi la presenza della massoneria deviata è un fatto anche questo storicamente accertato". A dirlo il commissario alla sanità della Calabria Guido Longo rispondendo alle domande della Commissione parlamentare antimafia - alcune delle quali sono state segretate, così come parte delle risposte di Longo - sull'eventualità che la 'ndrangheta possa in qualche modo essersi infiltrata nella campagna vaccinale anti Covid favorendo la somministrazione di dosi ad "amici". "Dobbiamo dare atto - ha aggiunto Longo - che tanti medici e personale sanitario e di supporto si è sacrificato. Sarebbe ingiustificata un'accusa a tutto l'apparato. Ovviamente l'apparato è fatto da soggetti e in Calabria abbiamo soggetti, come la storia ci ha dimostrato, un po' particolari che appartengono alla sanità, anche a fette di politica, alle istituzioni e purtroppo la loro presenza determina senz'altro situazioni che definire incomprensibili è generoso. I controlli adesso sono effettuati dalla protezione civile, ci siamo surrogati, e dall'Esercito e il mio augurio è che questi episodi non si verifichino più. Per gli episodi che si sono verificati sono state interessate le procure che stabiliranno chi sono i soggetti vaccinati, perché e quali vaccini sono stati somministrati". "Purtroppo - ha detto Longo - la Calabria è piena di logge massoniche e ancor di più sono quelle deviate, quelle i cui elenchi sfuggono alla conoscenza dei più. Negli anni '90 i pentiti hanno parlato della 'santa' il livello massimo della 'ndrangheta che era un concentrato di 'ndrangheta, istituzioni e attività pubbliche varie per costituire veri e propri centri di potere ed erano affiliati i cui nomi era difficile rintracciare. Erano le strutture massime di 'ndrangheta segretissime. Quindi non stiamo scoprendo niente oggi. Sappiamo bene che alcuni medici hanno parentele ingombranti ma abbiamo anche professionisti seri e preparati e delle ottime specialità che però vengono offuscate da altri che fanno ben altro lavoro e non certo per conto della popolazione calabrese".

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"Quando mi sono insediato al dipartimento Salute il settore accreditamenti e autorizzazioni, che è il settore più delicato del dipartimento della sanità, oltre alla gestione accentrata dei bilanci, era stato chiuso per anni. Le certificazioni avvenivano con autocertificazioni". Così il commissario alla sanità in Calabria Guido Longo audito in commissione antimafia. "Abbiamo cominciato ad avviare questo percorso con l'allora dg - ha aggiunto - ma ha sei mesi di vita, dovete aspettare perché dobbiamo rimodulare tutto il meccanismo amministrativo. Il nostro sistema, in Italia, è misto però non si può abbandonare il pubblico favorendo solo una parte e viceversa, per carità. Bisogna riuscire, compatibilmente con l'esigenza di prestazioni sanitarie e di specialistica, a cercare di mantenere un giusto equilibrio sempre a favore del cittadino. E questa è una cosa che stiamo mettendo a punto col nuovo programma operativo che stiamo redigendo '22-'24. Ovviamente quanto dico non piacerà a qualcuno ma la legge è legge e va applicata. Anche a tutela dei pazienti perché quando rilasciamo autorizzazioni farlocche danneggiamo il paziente. Ma questo non piace a chi era abituato ad altre cose. Il difetto nell'autorizzazione all'accreditamento genera poi il contenzioso e con questo si verificano i buchi nelle aziende di Reggio e Cosenza. Abbiamo iniziato ad accentare il contenzioso di tutte le Asp quindi lo controlleremo dal centro e avremo la possibilità di valutare in tempo reale quello che si prospetta dal punto di vista economico finanziario per un'azienda. Ma abbiamo bisogno di tempo, dobbiamo ripercorrere sette, otto anni a ritroso. Adesso stiamo finendo il 2020. Anche questo non piacerà a qualcuno. Si inizia con il ritardo nei pagamenti e si passa al contenzioso, alla non gestione del contenzioso per cui aumentano gli interessi e poi si passa alle società milanesi che acquistano i crediti ed alle società estere quotate in borsa. Ho parlato con i procuratori distrettuali di Reggio Calabria e Catanzaro dicendo loro che sarebbe il caso di fare un'indagine sistemica perché mi sembra un sistema ben collaudato che riguarda, attenzione in misura diversa, tutte le aziende e non soltanto calabresi. Questo sarà inserito nel programma operativo: riorganizzazione del dipartimento, gestione dei bilanci che vanno controllati. Quando si rifondano i fondi nelle varie aziende bisogna farlo sulla base del fabbisogno reale perché altrimenti si falsano i bilanci. Un po' quello che è successo a Cosenza. Questo stiamo facendo, io, i sub commissari e personale Agenas".

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"Da quando sono arrivato a Catanzaro, il primo dicembre 2020, ho assistito a depauperamenti forzati delle Aziende causate da provvedimenti dell'autorità giudiziaria. Abbiamo l'Asp di Cosenza falcidiata da una recentissima inchiesta della procura di Cosenza che ha estromesso ex dirigenti, ex dg e anche del personale amministrativo. L'indagine ha riguardato soltanto una falsità di bilanci ed una gestione assolutamente falsata da risultanze iscritte a bilancio inesistenti". "Sarà difficile a meno di miracoli - ha aggiunto - tanto che ho chiesto una proroga al tavolo del Mef per presentazione i bilanci 2018, '19 e '20 e non so se me la daranno altrimenti andrebbe a decadenza l'attuale commissario che non ha obiettivamente responsabilità. Per non dire dell'Asp di Reggio, sciolta per mafia. Dopo l'11 marzo, dalla nomina fatta da me del commissario per la scadenza della terna commissariale, c'è stata un'operazione con l'arresto di medici e dirigenti perché responsabili di essere intranei alla cosca Piromalli, che non è cosa da poco. Uno di questi dirigenti era proprio colui che aveva il compito di valutare il fabbisogno sanitario della provincia di Reggio ai fini della fissazione dei budget". "Con i sub commissari - ha aggiunto - stiamo cercando di realizzare piano operativo nuovo che sostituisca il precedente. Stiamo anche valutando di fare controlli più serrati alle aziende. Con commissari straordinari abbiamo incontri 3-4 volte".

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"Tante gente arrestata" in inchieste per reati riguardanti l'attività di aziende sanitarie calabresi, "e poi scarcerata è tornata al posto di lavoro, purtroppo. Io ho pregato i responsabili delle aziende di collocarli quantomeno in posti dove non è possibile assolutamente avere alcuna leva di comando, alludo all'amministrativo contabile soprattutto". A dirlo, rispondendo alle domande dei parlamentari, è stato il commissario alla Sanità in Calabria Guido Longo nella sua audizione in commissione Antimafia. "Quando si viene scarcerati - ha aggiunto - ed il processo pende, per la normativa esistente, purtroppo, non si possono prendere provvedimenti ahimè. Nello Stato si prendono provvedimenti perché c'è la sospensione facoltativa e quella obbligatoria in caso di rinvio a giudizio ma nelle aziende no e quindi l'unica possibilità che abbiamo è di collocarli in una posizione del tutto marginale e secondaria. È successo stamattina che un arrestato a Reggio Calabria è stato scarcerato ed è ritornato in azienda, ma è stato messo in una posizione defilata. Quanto meno non si occuperà di quello di cui si occupava prima".

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