Comunali Catanzaro, rivendicazioni e steccati: le (in)certezze nel centrodestra sul dopo Abramo

Share on Facebook
Share on Twitter
Share on whatsapp
images Comunali Catanzaro, rivendicazioni e steccati: le (in)certezze nel centrodestra sul dopo Abramo
Palazzo De Nobili
  08 dicembre 2021 16:56

di GABRIELE RUBINO

Mentre il centrosinistra prosegue lo scouting dei potenziali candidati a sindaco, nel centrodestra si osserva. Regnano incertezze e spaccature, queste ultime ben visibili in un Palazzo De Nobili perennemente balcanizzato. L'elenco delle candidature delle Provinciali ha comunque certificato alcune manovre. Il commissario provinciale di Forza Italia Domenico Tallini ha presentato una lista (con un frinito esplorativo di Antonello Talerico) in 'concorrenza' con quella battezzata dal coordinatore regionale azzurro Giuseppe Mangialavori. Su questa, il presidente del Consiglio comunale Marco Polimeni ha puntato parecchie fiche. Potrebbe essere l'avvio di una strategia che non esclude l'emancipazione dai referenti politici storici: Baldo Esposito e Piero Aiello. I conti si faranno dal 18 dicembre in avanti quando si voterà per rinnovare il Consiglio provinciale. Dalle settimane successive si lavorerà al dopo-Abramo. 

Banner

LE IPOTESI SUL TAVOLO, LA RIVENDICAZIONE DI FDI E I MUGUGNI DEGLI ALTRI- E' chiaro però che nel centrodestra la via principale passi dal canonico tavolo dei partiti. Finora l'unica voce pubblica che ha tracciato metodi e timing è stata quella della Lega. Il leader nazionale Matteo Salvini, per due volte dopo il voto delle Regionali, ha invitato gli alleati a scegliere in condivisione il candidato a sindaco di Catanzaro prima di Natale e, in caso di mancato accordo, azionare l'inedito strumento delle primarie. Sulla prima opzione, quella della scelta concordata, che sarebbe in pieno stile centrodestra seppur parecchio in anticipo rispetto al passato "per evitare gli errori delle ultime amministrative" aveva spiegato Salvini, già gli scenari sono da scacchiera con pedine pronte a marcarsi strettissime. L'impressione di molti è che Fratelli d'Italia, con Wanda Ferro in prima linea, rivendicherà il diritto di scelta. E in questo momento il nome sarebbe uno e soltanto uno: Filippo Pietropaolo. Che sia una posizione inamovibile o soltanto una mossa per 'nascondere' il vero nome di FdI (magari non appartenente alla nomenklatura politica) si potrebbe scoprire solo a negoziato effettivamente avanzato. In un caso o nell'altro, gli alleati sono tutt'altro che entusiasti. Vuoi perché fra i 'ferriani' e il centrodestra che è da tempo è maggioranza al Comune di Catanzaro c'è da sempre un rapporto di reciproca freddezza e vuoi perché la sfera d'influenza di FdI a Palazzo De Nobili è più di Antonio Montuoro (che raggruma una pattuglia di consiglieri comunali) che del gruppo dirigente storico. L'idiosincrasia è palpabile e nemmeno troppo nascosta. "Perché dovremmo dare i voti a un loro candidato?", è il rigurgito che viene fuori di fronte all'ipotesi di un candidato a sindaco di FdI. Come si potrebbe scardinare questo disegno sul 'tavolo'? Se la figura catanzarese più 'pesante' ne presentasse uno diverso e accettabile da tutti gli alleati. In questo momento potrebbe essere l'unico del capoluogo a Palazzo Campanella, ossia Filippo Mancuso, a patto di trasformare quel 'pesante' in 'influente'. E non è una semplice sfumatura. Potrà anche alimentare una costellazione di liste civiche ma è diventato presidente del Consiglio regionale perché è incardinato in un partito, la Lega. E le logiche dei partiti a volte implicano rinunce e compromessi. Chi si muove a margine del 'tavolo' è Antonello Talerico. Il presidente degli avvocati catanzaresi ufficializzando i ricorsi contro Michele Comito e Valeria Fedele, consiglieri regionali ben visti dal coordinatore Mangialavori, si è sganciato da Forza Italia. Per lui il tracciato è quindi essere un'opzione al di fuori del tavolo dei partiti, o meglio del tavolo che vira sulla via del civismo.  

Banner

L'IPOTESI LONTANA DELLE PRIMARIE- Alle primarie invece ci credono in pochi. La struttura e l'organizzazione dei partiti di Meloni, Salvini e Berlusconi (per citare i più grandi) ne rendono difficile la declinazione. Già per il Pd, che invece avrebbe i due requisiti, non sono certo una passeggiata. Figurarsi per il centrodestra che non le ha mai fatte. Per molti sono un rischio per alcuni forse l'unica possibilità di superare i veti su un nome del tavolo dei partiti. Anche perché non sarebbero altro che una sorta di voto anticipato in cui tutto è possibile.

Banner

In tutte queste proiezioni, ovviamente, il punto principale resta: il centrodestra resterà unito o si spaccherà in più fronti? Ecco, in questo momento, non può saperlo nessuno.        

Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner