Comunali, l'affondo del comitato di Fiorita: "Dopo l’abiura del Pd, ora l’inchino di Donato a Salvini"

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images Comunali, l'affondo del comitato di Fiorita: "Dopo l’abiura del Pd, ora l’inchino di Donato a Salvini"
Nicola Fiorita

"A Catanzaro non sventolerà mai la bandiera di Alberto da Giussano sul pennone del Comune"

  28 aprile 2022 15:05

"Non bastava la plateale abiura del PD e lo strappo della tessera. Ecco ora l’inchino deferente davanti a Matteo Salvini. Il professore Donato è stato umiliato dal leader della Lega che lo ha costretto a firmare un comunicato in cui si dice “orgoglioso” di averlo al fianco. Solo pochi giorni fa aveva detto che mai sarebbe salito sul palco assieme a Salvini, tentando di salvare quel poco che restava della sua storia di sinistra. Il suo laboratorio civico non esiste più, se mai è esistito. E non sarà certo il suo patetico riferimento ai “partiti che governano il Paese” e che lo appoggiano a salvargli la faccia politica. Il governo del Paese, in questa particolare congiuntura, è ben altra cosa".

E' quanto si legge in una nota di Nicola Fiorita, candidato a sindaco di Catanzaro. "Ma non è questo l’aspetto più grave di questa grottesca vicenda. Matteo Salvini, - prosegue - mettendo cappello sulla candidatura del professore Donato, tenta piantare la bandiera di Alberto da Giussano sul palazzo comunale, probabilmente dimentico del fatto che la cosiddetta “Rivolta dei balconi” in risposta alle sue politiche razziste e xenofobe è dilagata nel Paese partendo proprio dalla nostra città di Catanzaro".

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"È vero: stiamo parlando di una città oggi debole, ma che di sicuro non ha perso la sua dignità e il suo orgoglio. Catanzaro non sarà una città a trazione leghista e la nostra gente punirà nelle urne chi ha aperto le porte del Municipio a chi ha sempre predicato la diseguaglianza sociale ed economica tra Nord e Sud. Si informi, Salvini, - conclude - o si faccia informare dal suo “orgoglioso” candidato sindaco, su quanto accadde nel Cinquecento, quando la città respinse valorosamente l’assalto dell’esercito francese per difendere la propria autonomia, guadagnandosi il titolo di “Magnifica e Fedelissima”. Sarà così anche stavolta e la bandiera di Alberto da Giussano non sventolerà dal balcone di Palazzo De Nobili".

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