Comune di Vibo condannato per mancato "progetto di vita"

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Enzo Scalese
  16 febbraio 2024 14:47

“Le Amministrazioni pubbliche dovrebbero essere naturalmente consapevoli delle sfide che i cittadini con disabilità devono affrontare quotidianamente e impegnarsi a lavorare al loro fianco per garantire loro una vita dignitosa e pienamente inclusiva. Quando questo riconoscimento arriva per ‘condanna’ a seguito di una sentenza, la grave mancanza nel sistema amministrativo certificata dalla magistratura competente, comporta un serio danno per la vita di una persona con disabilità e per la sua famiglia. E il ‘mea culpa’ non serve”.

E’ quanto afferma il segretario generale della CGIL Area Vasta Catanzaro, Crotone e Vibo, Enzo Scalese, in merito alla sentenza del Consiglio di Stato in seguito alla quale il Comune di Vibo Valentia è stato condannato al risarcimento dei danni per la mancata predisposizione del Progetto di vita individuale a favore di un minore con autismo.

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“Il fatto che gli enti pubblici non siano in grado di occuparsi adeguatamente dei bisogni dei soggetti più fragili della nostra società deve necessariamente aprire un dibattito sulle possibili soluzioni a cui anche il sindacato è chiamato a partecipare – afferma ancora Scalese -. Il Progetto di vita, ad esempio, è uno strumento concreto per garantire la piena inclusione delle persone con disabilità e il loro diritto a una vita dignitosa e soddisfacente. Questa sentenza dovrebbe essere un campanello d'allarme per tutte le istituzioni pubbliche, affinché si impegnino seriamente nel garantire l'accesso ai servizi e ai sostegni necessari per le persone con disabilità e le loro famiglie. Oltre che a mettere in campo una progettualità adeguata in grado di non disperdere le risorse nazionali mirate, promuovendo politiche e azioni che favoriscano la piena inclusione e il rispetto della dignità di tutti”.

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