
In merito alle novità annunciate dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sul futuro delle concessioni balneari, emerge finalmente un quadro più definito: da un lato la proroga delle concessioni esistenti per l’intera stagione balneare 2026, dall’altro la predisposizione di un bando-tipo nazionale che dovrà guidare i Comuni nelle future procedure di gara.
Una doppia misura che, se correttamente attuata, può evitare incertezze operative e consentire a imprese e amministrazioni locali di programmare la prossima stagione senza il timore di blocchi o vuoti normativi.
«La proroga fino alla stagione 2026 — afferma il consigliere comunale di Catanzaro Antonello Talerico — era indispensabile per garantire continuità alle imprese e sicurezza ai lavoratori del comparto. Senza questo intervento si sarebbe rischiato di arrivare alla prossima estate con gare incomplete, contenziosi aperti e stabilimenti impossibilitati a programmare investimenti e assunzioni».
Parallelamente, il MIT sta predisponendo uno schema nazionale di bando, che servirà da modello per i Comuni chiamati a bandire le nuove concessioni. L’obiettivo dichiarato è uniformare criteri e procedure, evitando interpretazioni diverse da territorio a territorio.
Tuttavia, secondo Talerico, resta fondamentale accompagnare questa fase con indicazioni operative precise.
«Non basta predisporre un modello di gara — prosegue — se poi i Comuni vengono lasciati soli nella gestione tecnica e giuridica delle procedure. Servono tempi certi, regole applicabili e soprattutto una fase di transizione che tenga conto degli investimenti realizzati dagli operatori negli anni».
Il rischio, infatti, è che l’assenza di un calendario chiaro o di criteri condivisi possa generare nuovi contenziosi, rallentamenti amministrativi e tensioni tra enti locali e operatori economici.
Particolare attenzione va inoltre riservata ai territori del Sud e alle aree turistiche in crescita, dove il sistema balneare non rappresenta solo un servizio stagionale, ma un vero motore economico collegato a ristorazione, accoglienza, commercio e servizi.
«La vera sfida — conclude Talerico — è trasformare questa riforma in un’occasione di modernizzazione del settore, senza penalizzare chi lavora da anni sulle nostre coste e senza mettere in difficoltà i Comuni chiamati a gestire procedure complesse. Ora occorre chiarezza, responsabilità istituzionale e tempi certi, perché il turismo non può vivere di proroghe e incertezze continue».
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