
di M. CLAUDIA CONIDI RIDOLA*
Da avvocato e da giurista, mi trovo spesso a riflettere su un grande paradosso del nostro mondo: l'idea che il diritto debba essere applicato con algida e distaccata neutralità. Spesso si immagina il magistrato come un freddo operatore del codice, un automa chiamato a incastrare fatti in caselle di articoli di legge. Ma la verità è un'altra. L’ecletticità della mente umana risiede proprio nella capacità di far convivere in sé dimensioni apparentemente opposte: il rigore razionale del giudice e l'empatia profonda dello scrittore. Queste due doti non sono facce contrapposte di una medaglia, ma rappresentano lo stesso identico metallo. Per essere un bravo magistrato, infatti, è indispensabile saper applicare la legge al caso umano concreto. Una cosa è accertare i fatti nella loro fredda realtà processuale, un'altra è avere la sensibilità di scendere nella realtà storica di quegli stessi eventi, interfacciandosi con la concretezza della vita delle persone e ponendo al centro dell'attenzione la personalità umana, prima ancora del reato.
Questo straordinario connubio tra giustizia e umanità trova la sua perfetta sintesi nel libro “Dietro lo schermo” (Polyedra Edizioni), scritto dal magistrato Maria Clausi. C’è un confine sottile, quasi invisibile, che separa la nostra vita reale dall’identità digitale che proiettiamo ogni giorno sul web. Un confine che, come la cronaca quotidiana ci insegna, si trasforma sempre più spesso in una trappola spietata. L'autrice compie un viaggio necessario, che va ben oltre la semplice analisi dei pericoli informatici, per scendere fin dentro l'anima dei protagonisti.
Maria Clausi vive quotidianamente la durezza delle aule di giustizia, ma in queste pagine la toga lascia spazio alla sensibilità della scrittrice. Chi si accosta a questo volume si trova davanti a un testo dalla prosa straordinariamente scorrevole, capace di farsi leggere molto velocemente e d’un fiato ma, al tempo stesso, capace di sedimentare nell’animo riflessioni intime e destinate a durare a lungo.
Il cuore dell'opera non risiede nell'aspetto tecnico o sanzionatorio del reato informatico, ma nella comprensione profonda di chi ne diventa vittima, succube o subisce raggiri e falsità all'interno della rete. Il web, se usato in modo distorto, amplifica le nostre solitudini e le nostre fragilità. L’autrice dimostra di essere una finissima conoscitrice dei sentimenti e dell’animo umano, capace di andare "dietro lo schermo" per raccogliere il dolore, l'ingenuità e lo smarrimento di chi cade in trappola, restituendo loro dignità e ascolto.
Proprio per questo, “Dietro lo schermo” si rivela un libro profondamente educativo e illuminante. Non si limita a denunciare una realtà ormai dilagante dei nostri giorni, ma induce chi legge a fare proprie quelle domande, a guardarsi dentro e a sviluppare una riflessione autonoma. È un invito a riscoprire l’umanità e l'autenticità dei rapporti in un'era dominata dagli algoritmi. Una lettura caldamente consigliata a chiunque voglia capire non solo come difendersi dalle insidie virtuali, ma come restare profondamente umani.
*Avvocato
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