Conidi Ridola: "Il caso Raso e il problema dei cellulari nelle carceri"

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  03 luglio 2026 10:46

di M. CLAUDIA CONIDI RIDOLA*

Ogni giorno, su TikTok e sulle altre piattaforme social, vengono pubblicati video che mostrano detenuti intenti a utilizzare telefoni cellulari all'interno delle carceri. Si tratta di immagini che documentano una realtà ormai nota: anche negli istituti penitenziari, compresi quelli ad alta sicurezza, i cellulari continuano a entrare e a essere utilizzati per comunicare con l'esterno. Un fenomeno che, proprio per la sua frequenza, sembra non fare quasi più notizia.

Eppure, quando a essere trovato in possesso di un cellulare è un collaboratore di giustizia, come nel caso di Vittorio Raso, l'attenzione mediatica si concentra immediatamente sull'episodio. La vicenda ha riacceso il dibattito sulle regole che disciplinano il percorso dei collaboratori di giustizia e sul rapporto di fiducia che deve necessariamente intercorrere con lo Stato.

Al di là del caso specifico, il disvalore di questo fenomeno dovrebbe essere valutato con lo stesso metro per tutti i detenuti. Anzi, sotto il profilo della sicurezza pubblica, la disponibilità di un telefono cellulare da parte di appartenenti alla criminalità organizzata che non hanno intrapreso alcun percorso di collaborazione può risultare persino più allarmante, poiché consente, potenzialmente, di mantenere rapporti con l'organizzazione criminale e di continuare a esercitare influenza o impartire direttive all'esterno.

Ciò non attenua la gravità della condotta contestata al collaboratore di giustizia. Chi sceglie di collaborare con lo Stato è tenuto al rigoroso rispetto delle regole che disciplinano tale percorso, fondato su un imprescindibile rapporto di fiducia. La violazione di tali prescrizioni giustifica le conseguenze previste dall'ordinamento.

Resta però una riflessione di fondo: la presenza di telefoni cellulari nelle carceri rappresenta un problema strutturale che non può diventare rilevante soltanto quando coinvolge un collaboratore di giustizia. È una criticità che interessa l'intero sistema penitenziario e che incide direttamente sulla sicurezza collettiva, richiedendo interventi efficaci e uniformi.

*Avvocato


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