
di MARIA CLAUDIA CONIDI RIDOLA*
Il Consiglio Superiore della Magistratura ha approvato i criteri per i test psico-attitudinali destinati ai futuri magistrati. Una scelta che impone, prima ancora di ogni valutazione politica, una riflessione strettamente giuridica sulle garanzie che dovranno accompagnare una verifica destinata a incidere sull'accesso alla funzione giudiziaria.
Tra i requisiti indicati figurano equilibrio emotivo, gestione dello stress, autocontrollo, capacità di ascolto, comprensione empatica, equità e autonomia di giudizio. Nessuno mette in discussione l'importanza di tali qualità nell'esercizio della giurisdizione. Il punto è stabilire con quali criteri esse possano essere accertate e quando una loro presunta carenza possa legittimamente tradursi in un giudizio di inidoneità.
La questione assume particolare rilievo perché non siamo di fronte alla verifica di una conoscenza tecnica. La preparazione giuridica può essere sottoposta a prove, valutata secondo criteri predeterminati e, almeno in linea di principio, verificabili. Più complesso è accertare, con la medesima oggettività, caratteristiche attinenti alla personalità e alla sfera emotiva dell'individuo.
È proprio qui che il diritto deve porre le sue garanzie. Se una valutazione psico-attitudinale può impedire l'accesso alla magistratura, occorrono criteri chiari, predeterminati e conoscibili, una metodologia scientificamente validata, una motivazione adeguata del giudizio e strumenti effettivi per contestarlo.
Non basta, dunque, sostituire espressioni come “narcisismo”, “protagonismo” o “rigidità cognitiva” con formule apparentemente più neutre. Anche una “grave carenza” di equilibrio emotivo, empatia o autonomia di giudizio deve essere concretamente dimostrata e non può risolversi in una valutazione discrezionale della personalità.
C'è poi il principio di indipendenza della magistratura, che impone particolare cautela. L'obiettivo della selezione deve essere quello di verificare l'idoneità all'esercizio della funzione, non quello di individuare un modello psicologico ideale al quale il futuro magistrato debba conformarsi.
Da avvocato, credo che sia questo il punto sul quale concentrare l'attenzione. La magistratura esercita un potere enorme sui diritti e sulle libertà dei cittadini e, proprio per questo, è legittimo pretendere requisiti elevati di professionalità e di equilibrio. Ma altrettanto elevato deve essere il livello delle garanzie quando si decide che una persona è inidonea a esercitare quella funzione.
La selezione deve riguardare l'attitudine a fare il magistrato, non la conformità a un determinato modello di personalità. È una distinzione sottile, ma sul piano delle garanzie costituzionali è tutt'altro che irrilevante.
*Avvocato
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